Bitcoin al capolinea, secondo Mike Hearn

Bitcoin al capolinea, secondo Mike Hearn

Il sistema Bitcoin sembra essere irrimediabilmente compromesso. La blockchain ha raggiunto il suo limite, e la potenza computazionale sarebbe in mano per la maggior parte a pochi miner cinesi: la criptovaluta non ha più futuro?

di pubblicata il , alle 14:26 nel canale Web
 

Mike Hearn, esponente di rilievo della Bitcoin Community e del quale abbiamo già avuto modo di considerare le posizioni la scorsa estate in questo approfondimento, ha deciso di abbandonare completamente tutto quanto legato alla criptovaluta, spiegando come le profonde divisioni all'interno della piattaforma e importanti problemi tecnici abbiano sancito il fallimento dell'"esperimento Bitcoin".

Varie sono le ragioni che hanno spinto Hearn a chiamarsi fuori e a vendere tutti i bitcoin in suo possesso. La più significativa è la continua volontà di ignorare, da parte delle altre figure "senior" della community, un problema chiave nell'attuale sistema di funzionamento della criptovaluta. Hearn afferma infatti che la blockchain (il pubblico registro di tutte le transazioni Bitcoin) è ormai giunta al suo limite fisiologico di poter processare non più di 3 transazioni al secondo (precedentemente si era parlato di 7 transazioni al secondo, ma l'incremento della complessità delle operazioni di verifica ha compresso il limite), aspetto che rende il sistema Bitcoin non competitivo se paragonato ad altri sistemi di pagamento come PayPal o VISA.

Il limite è stato raggiunto poiché al momento della definizione delle regole del sistema fu introdotto un limite di 1MB, inizialmente temporaneo, alle dimensioni dei blocchi della catena perché le operazioni di calcolo potessero essere il più agili possibile. Il limite non è mai stato rimosso perché, Hearn sostiene, l'implementazione delle adeguate misure correttive andrebbe a ledere gli interessi di un piccolo gruppo di persone che ha opposto una aspra resistenza al cambiamento.

Uno dei principali punti di forza di Bitcoin era l'idea che la sua sicurezza si basasse intrinsecamente sull'alta partecipazione al sistema, poiché sarebbe improbabile che milioni di persone commettano una frode nello stesso momento. La piattaforma è stata pensata in modo tale che per prendere il controllo della rete Bitcoin bisognasse essere in possesso della maggioranza della potenza elaborativa complessiva della rete. Per quanto ciò sembrasse impossibile qualche anno fa, Hearn afferma che pochi miner cinesi controllano ora più del 50% della capacità computazionale della rete Bitcoin.

Questi miner, disponendo della maggior parte della capacità di computazione della rete, sarebbero sempre tra i primi a validare le transazioni. Ciò è compensato dal "Great Firewall of China" che controllando, e rallentando, il traffico in ingresso e in uscita dal Paese, permette agli altri miner di poter competere ad armi quasi pari. Se il limite di 1MB fosse rimosso, i gruppi cinesi sarebbero in una condizione di significativo svantaggio e i miner concorrenti avrebbero una miglior posizione competitiva per validare le transazioni. Ed ogni blocco che viene individuato comporta una ricompensa di 50 bitcoin per il miner che lo ha trovato, corrispondenti a circa 10 mila dollari. Ecco spiegata la resistenza al cambiamento.

I tentativi di rimuovere il limite di dimensione dei blocchi ha innescato qualcosa di simile ad una guerra civile nella comunità Bitcoin, che si è separata in due fazioni: chi vuol mantenere lo status quo e chi crede che le misure correttive permetteranno al sistema di prosperare in futuro. Questa fazione, del quale Hearn ha fatto parte, ha ideato un fork del software, chiamato Bitcoin XT, che ha permesso ai singoli miner di esprimere una preferenza sul problema. Si è trattato di fatto di una vera e propria votazione democratica su come risolvere la situazione di stallo.

La mossa ha spinto la fazione avversa, che gestisce Bitcoin.org, a vietare tutte i riferimenti a Bitcoin XT sostenendo che la piattaforma avrebbe rappresentato una criptovaluta completamente nuova e differente. Hearn sostiene inoltre che un hacker russo sia stato ingaggiato per affossare il progetto. Hearn critica anche gli sviluppatori di Bitcoin Core, i quali sarebbero stati fermi sulle posizioni che la crescita "infinita" del sistema non possa essere sostenuta in futuro e che andrebbe a minacciare l'impostazione decentralizzata della criptovaluta.

Secondo Hearn la situazione di Bitcoin è ormai compromessa. Qualcuno ha già iniziato a raccogliere il lavoro che Hearn ha condotto fino qui, ma lo stesso programmatore mostra un certo scetticismo sul futuro della criptovaluta. La posizione integrale di Hearn è disponibile in questo intervento.

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84 Commenti
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HostFat18 Gennaio 2016, 14:32 #1
Confermo, Bitcoin è morto, un'altra volta:
https://99bitcoins.com/bitcoinobituaries
baruk18 Gennaio 2016, 14:38 #2
Fine di fuffolandia vicina?
Bestio18 Gennaio 2016, 15:00 #3
Quasi quasi vorrei che fallissero veramente, dato che fino ad ora sono riusciti più che altro ad arricchire quei fetentoni dei cryptlockers!
maxnaldo18 Gennaio 2016, 15:08 #4
già, diciamo che tutto il darkweb ringrazia bitcoin per avergli permesso di esistere.

il ramsonware è nato guarda caso solo dopo la diffusione delle cryptovalute.
HostFat18 Gennaio 2016, 15:10 #5
Originariamente inviato da: maxnaldo
il ramsonware è nato guarda caso solo dopo la diffusione delle cryptovalute.
E prima quando si faceva pagare con ricariche di carte prepagate, ukash, paysafecard, e altri metodi? Aveva un altro nome?

Meglio aprire bocca per ciò che si conosce
Bestio18 Gennaio 2016, 15:13 #6
Originariamente inviato da: HostFat
Meglio aprire bocca per ciò che si conosce


Se davvero così accadesse, il mondo calerebbe nel silenzio più totale.
*aLe18 Gennaio 2016, 15:16 #7
Originariamente inviato da: maxnaldo
il ramsonware è nato guarda caso solo dopo la diffusione delle cryptovalute.
No dai, il temibilisssssimo (:sofico virus della finanza non chiedeva pagamento in bitcoin. Chiedeva pagamenti tipo Epipoli, Ukash o simili.
Se morisse tutto il sistema dei bitcoin, il ransomware tornerebbe a richiedere pagamenti di quel tipo lì.

Edit: HostFat mi ha ninjato.
maxnaldo18 Gennaio 2016, 15:24 #8
Originariamente inviato da: HostFat
E prima quando si faceva pagare con ricariche di carte prepagate, ukash, paysafecard, e altri metodi? Aveva un altro nome?

Meglio aprire bocca per ciò che si conosce


prima era certamente possibile, ma molto più difficile riuscire a rimanere veramente anonimi, con grandi differenze da paese a paese.
Dicevo che con bitcoin il problema si è risolto definitivamente, a livello mondiale, e il boom del ramsonware è solo di questi ultimi anni.

magari è nato prima, grazie per la precisazione, comunque io fossi in te penserei anche di chiuderla prima di sparare le solite risposte da signor sottuttoio, o solo alcuni qui sono i detentori del sapere ? Si parla per parlare, e volendo anche per sbagliare, oppure magari non hai semplicemente capito il senso, o il senso era più generale, o magari nei tuoi post ometti dei dettagli per essere più sintetico, perchè quei dettagli non cambierebbero comunque il senso del discorso. Ma no, arriva lui e punta il dito con arroganza e saccenza. Che divertimento eh ? Niente altro di meglio da fare ? Non so... un videogame... un film...una tromb...
avvelenato18 Gennaio 2016, 16:31 #9
Ma "nello spirito" ha ragione maxnaldo, le criptovalute servono a cosa? Principalmente a comprare beni e servizi anonimamente.

Quindi "illegalmente" (che è/potrebbe essere diverso da dire "immoralmente".

Il punto è: possiamo accettare un'economia dell'illegale o no?


Che sia per ramsomware, o per comprare "condimento per sigarette" (o cose analoghe ma più chimiche), o per finanziare wikileaks, sempre di business illegale si tratta.

E' giusto, è sbagliato, è "giustoma" "sbagliatoperò", "per me è la cipolla"?
alexdal18 Gennaio 2016, 16:43 #10
Hostfast: i bitcoin hanno preso valore solo perché sono usati per traffici illeciti, senza controlli.

come puo' un stringa di numeri passare da pochi centesimi a 1000 dollari per poi crollare e risalire.
E come puo' un possessore di bitcoin perdere tutti i suoi soldi perché qualcuno si impossessa dei codici?

I bitcoin avrebbero senso (per me) se 1) fossero governati da un ente serio, 2) che fossero tracciati e sicuri. (se compro un bit coin, questo deve essere legato a me finche non li cedo, e se perdo il computer, li devo ritrovare, e se li deposito in un conto devo rimanere legati a me)
3) il percorso deve essere tracciato e rintracciabile, per avere assicurazione e se uno compra droga o cose rubate si puo' bloccare il pagamento o rintracciare chi compra e chi vende.

Senza queste cose e' solo una illusione.
per te un bitcoin vale 400 euro o 200 o 500, per me vale zero o anche meno.

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