Amazon multata per 2,25 milioni di dollari: negava aiuto alle vittime di furti d'identità

Amazon multata per 2,25 milioni di dollari: negava aiuto alle vittime di furti d'identità

La Federal Trade Commission ha sanzionato Amazon con 2,25 milioni di dollari dopo aver accertato che l'azienda ha violato il Fair Credit Reporting Act, negando sistematicamente alle vittime di frodi l'accesso ai documenti sulle transazioni fraudolente compiute a loro nome

di pubblicata il , alle 13:51 nel canale Web
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Amazon ha accettato di pagare una sanzione di 2,25 milioni di dollari per chiudere un'indagine della Federal Trade Commission sulla gestione dei casi di furto d'identità. L'autorità statunitense ha accertato che il colosso dell'e-commerce ha violato consapevolmente il Fair Credit Reporting Act (FCRA), negando alle vittime di frodi l'accesso ai documenti sulle transazioni fraudolente compiute a loro insaputa.

Al centro della contestazione c'è la Sezione 609(e) della normativa, che obbliga le aziende a fornire entro 30 giorni dalla richiesta i documenti relativi a transazioni fraudolente registrate a nome delle vittime. Secondo la FTC, Amazon ha ignorato questo obbligo in modo sistematico, rispondendo tardi quando rispondeva.

Il quadro descritto nel provvedimento è paradossale. Gli utenti che contattavano l'assistenza per ottenere i dati sull'account fraudolento venivano spesso rimbalzati a meno che non riuscissero a indicare il nome di chi lo aveva aperto, un'informazione che, ovviamente, non potevano conoscere. In un caso citato dalla FTC, una vittima ha tentato di indovinare quel nome oltre 30 volte, senza però ottenere la rimozione della propria carta di credito dall'account intestato al ladro.

Multa per Amazon negli USA: negava aiuto alle vittime di furti d'identità

Le difficoltà non si fermavano ai singoli consumatori. Secondo l'accusa, gli operatori di Amazon hanno respinto richieste di documenti giustificandole con generiche ragioni di "privacy" o "sicurezza", anche quando a chiedere le informazioni erano agenzie di polizia autorizzate ad agire per conto delle vittime. Alcuni utenti, esasperati, avevano persino inviato ad Amazon copie del testo della FCRA e delle linee guida della FTC nel tentativo di ottenere risposta, senza risultato.

La penale imposta rappresenta la sanzione più alta mai comminata per una violazione della Sezione 609(e). L'accordo obbliga inoltre Amazon a fornire da ora in poi i documenti richiesti legittimamente da vittime e forze dell'ordine entro il termine dei 30 giorni previsto dalla legge. L'azienda dovrà anche ricontattare i consumatori che avevano chiesto questi documenti a partire da aprile 2024 senza mai riceverli, informandoli che possono presentare una nuova richiesta.

Un portavoce di Amazon ha dichiarato che la società ha "risolto la questione con la FTC" e ha "implementato miglioramenti dei processi per i clienti che ritengono di essere vittime di furto d'identità". Una formula che lascia poco spazio a un'ammissione esplicita di responsabilità, in linea con la prassi tipica di questo genere di transazioni.

Per Amazon, però, si tratta dell'ennesimo capitolo di una serie di sanzioni più o meno onerose sul piano economico: nel luglio 2023 l'azienda aveva già versato 25 milioni di dollari per violazioni della privacy dei minori legate ad Alexa, mentre nel settembre 2025 aveva pagato 2,5 miliardi di dollari per chiudere una causa sulle iscrizioni forzate a Prime. Un elenco che, più che casi isolati, comincia a somigliare a un costo di gestione messo in conto.

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