OpenAI conferma: primo dispositivo hardware in arrivo nella seconda metà dell'anno
OpenAI ha confermato il debutto del suo primo dispositivo hardware entro fine anno. Le indiscrezioni parlano di auricolari AI senza schermo, con chip a 2 nanometri ed elaborazione locale. Un progetto ambizioso per controllare esperienza e distribuzione, in un mercato ancora privo di soluzioni hardware di successo.
di Manolo De Agostini pubblicata il 22 Gennaio 2026, alle 07:31 nel canale WearablesOpenAI
OpenAI continua ad alimentare le aspettative attorno al proprio ingresso nel mercato hardware, dopo l'acquisizione della startup io fondata dall'ex responsabile del design Apple, Jony Ive. Pur mantenendo il massimo riserbo sul prodotto in sviluppo, l'azienda ha confermato ufficialmente che il debutto è previsto nella seconda metà dell'anno.
A fornire l'indicazione temporale è stato Chris Lehane, Chief Global Affairs Officer di OpenAI, intervenuto a un panel organizzato da Axios durante il World Economic Forum di Davos. Nessun dettaglio tecnico è stato condiviso, ma la conferma rafforza l'idea che il progetto sia ormai in fase avanzata.

Già lo scorso novembre, il CEO Sam Altman aveva delineato una visione piuttosto chiara sul posizionamento del dispositivo, descrivendolo "semplice, bello e giocoso" e anche di una "semplicità quasi infantile". Secondo le indiscrezioni emerse nei mesi successivi, OpenAI starebbe lavorando a un prodotto privo di schermo e facilmente trasportabile, pensato per un'interazione continua ma meno invasiva.
Le informazioni più recenti, provenienti da fonti asiatiche e da diversi leaker, suggeriscono che il primo dispositivo OpenAI potrebbe concretizzarsi in un paio di auricolari wireless. Il progetto, internamente noto con il nome in codice "Sweet Pea", si distinguerebbe per un design non convenzionale rispetto agli attuali standard del mercato. Dal punto di vista tecnologico, si parla dell'impiego di un processore custom a 2 nanometri, con la capacità di eseguire localmente una parte significativa delle elaborazioni AI, riducendo la dipendenza dal cloud.
Sul fronte produttivo, un quotidiano taiwanese di primo piano riporta che OpenAI starebbe valutando una partnership con Luxshare, azienda cinese già attiva nella produzione di dispositivi consumer, ma che la scelta finale potrebbe ricadere su Foxconn, colosso taiwanese della manifattura elettronica. Le ambizioni commerciali non sarebbero contenute: per il primo anno di vendita si ipotizza una produzione compresa tra 40 e 50 milioni di unità.
Dal punto di vista strategico, l'operazione appare coerente con la volontà di OpenAI di ridurre la dipendenza da piattaforme e dispositivi di terze parti. ChatGPT può già contare su quasi un miliardo di utenti settimanali, ma la distribuzione del servizio resta legata a sistemi operativi e hardware sviluppati da altri attori. Un dispositivo proprietario consentirebbe maggiore controllo sull'esperienza utente e l'introduzione di funzionalità esclusive, progettate specificamente attorno all'assistente AI.
Resta però aperta la questione dell'adozione. Sostituire dispositivi ormai radicati come AirPods o auricolari equivalenti non sarà semplice, soprattutto in assenza di un'integrazione profonda con i principali sistemi operativi. La storia recente suggerisce cautela: il mercato non ha ancora espresso un vero caso di successo per i dispositivi AI standalone. Humane AI Pin è stato ceduto a HP, Rabbit non ha mantenuto le promesse iniziali, mentre il dispositivo "Friend" ha incontrato forti critiche già in fase di lancio.
Parallelamente, le grandi aziende tecnologiche continuano a esplorare il segmento dei wearable intelligenti. Meta sta ottenendo riscontri positivi con gli occhiali Ray-Ban dotati di funzionalità AI, al punto da faticare a soddisfare la domanda. Amazon, invece, ha recentemente acquisito Bee, startup specializzata nella registrazione intelligente di riunioni, con potenziali sviluppi anche come assistente personale.
Insomma, il debutto hardware di OpenAI rappresenta uno dei tentativi più ambiziosi di ridefinire l'interazione quotidiana con l'intelligenza artificiale, ma il successo dipenderà dalla capacità di offrire un valore concreto oltre l'hype.










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3 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoOpen IA è piena di debiti che nessun economista sa come farà a pagarli,nemmeno il più drogato degli economisti sotto effetto di droga pesante riuscirebbe ad immaginare la soluzione,questo è un tentativo di nascondere il problema.
Complimenti Fermouomo!
Mi immagino quanti duri la batteria.
Almeno è un hardware che veramente è per tanti versi innovativo e mai visto.
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