USA fanno dietrofront: dopo aver criticato l'Europa ora 'copiano' il Digital Markets Act
l Congresso americano rilancia l'Open App Markets Act, legislazione bipartisan che potrebbe rivoluzionare il mercato mobile USA introducendo sideloading, store alternativi e maggiori libertà per sviluppatori, seguendo l'esempio del Digital Markets Act europeo.
di Bruno Mucciarelli pubblicata il 27 Giugno 2025, alle 09:31 nel canale TelefoniaFortniteGoogleAppleEpic Games
Il panorama tecnologico statunitense si prepara a una potenziale svolta epocale con la reintroduzione dell'Open App Markets Act, un disegno di legge bipartisan che potrebbe ridefinire completamente le regole del gioco nel settore delle applicazioni mobile. È sostanzialmente la risposta americana al Digital Markets Act europeo, segnando un cambio di rotta significativo nella regolamentazione dei giganti tecnologici.
Il ritorno di una battaglia legislativa cruciale
Dopo il fallimento del primo tentativo nel 2021, i senatori Marsha Blackburn, Richard Blumenthal, Mike Lee, Amy Klobuchar e Dick Durbin hanno presentato una versione rinnovata della proposta normativa. Questa seconda incarnazione del progetto di legge arriva in un momento particolarmente significativo, considerando le crescenti tensioni tra le autorità di regolamentazione e i colossi della Silicon Valley.
La legislazione proposta mira a smantellare quello che i sostenitori definiscono un duopolio dannoso nel mercato delle applicazioni mobile, dove Apple e Google controllano rispettivamente l'App Store e il Google Play Store, imponendo commissioni del 30% su tutte le transazioni e limitando severamente le alternative disponibili per sviluppatori e consumatori.

Caratteristiche innovative della nuova proposta
L'Open App Markets Act nella sua forma attuale introduce diversi elementi rivoluzionari che potrebbero trasformare radicalmente l'ecosistema mobile americano:
- Libertà di installazione e distribuzione: la normativa garantirebbe il diritto al sideloading, permettendo agli utenti di installare applicazioni da fonti alternative agli store ufficiali, eliminando il monopolio distributivo attuale.
- Marketplace concorrenti: gli sviluppatori otterrebbero la possibilità di creare e gestire store di terze parti, introducendo una competizione diretta con le piattaforme esistenti e potenzialmente riducendo i costi per i consumatori.
- Sistemi di pagamento alternativi: una delle modifiche più significative riguarda l'obbligo per Apple e Google di consentire metodi di pagamento esterni, eliminando la loro esclusiva sui sistemi di transazione in-app.
- Protezione degli sviluppatori: la legge includerebbe specifiche tutele contro le ritorsioni punitive, impedendo ai gestori degli store di penalizzare gli sviluppatori che scelgono di utilizzare servizi concorrenti o di informare gli utenti su alternative più economiche.
Il precedente europeo e le sue implicazioni
Il Digital Markets Act europeo, entrato in vigore nel 2022, ha già dimostrato l'efficacia di questo approccio regolamentativo. La normativa europea ha costretto i cosiddetti "gatekeeper" - tra cui Apple, Google, Meta, Amazon, Microsoft e ByteDance - ad aprire i loro ecosistemi alla concorrenza, eliminando pratiche considerate anticoncorrenziali. Particolarmente significativo è il fatto che questa iniziativa americana emerga proprio mentre gli Stati Uniti hanno storicamente criticato l'approccio europeo alla regolamentazione tecnologica, considerandolo eccessivamente punitivo nei confronti delle aziende americane.
La battaglia legale tra Epic Games e i due giganti tecnologici rappresenta il catalizzatore principale di questa iniziativa legislativa. Quando Epic introdusse un sistema di pagamento diretto in Fortnite nel 2020, bypassando le commissioni di Apple e Google, entrambe le piattaforme rimossero immediatamente il popolare videogioco dai loro store. Le conseguenze legali di questa disputa hanno prodotto risultati contrastanti: mentre Epic ha ottenuto una vittoria significativa contro Google nel 2023, con una giuria che ha stabilito la presenza di pratiche monopolistiche, la battaglia contro Apple si è rivelata più complessa, con successi solo parziali. Tim Sweeney, CEO di Epic Games, ha accolto con entusiasmo la reintroduzione della legislazione, definendola un passo fondamentale verso la "libertà dalla tassa Apple" e una competizione equa nel mercato americano.
Implicazioni per consumatori e sviluppatori
L'approvazione dell'Open App Markets Act potrebbe generare benefici sostanziali per diverse categorie di utenti. I consumatori otterrebbero maggiore controllo sui propri dispositivi, la possibilità di rimuovere applicazioni preinstallate e accesso a una gamma più ampia di opzioni di acquisto. Gli sviluppatori, dal canto loro, potrebbero finalmente accedere a condizioni più favorevoli, con la possibilità di offrire prezzi competitivi e di sfruttare appieno le funzionalità hardware dei dispositivi senza le restrizioni imposte dai gestori degli store.
Nonostante il supporto bipartisan, la strada verso l'approvazione rimane complessa. Apple e Google hanno già dimostrato la loro capacità di influenzare il processo legislativo attraverso intense attività di lobbying, come accaduto con la prima versione del disegno di legge nel 2021. Tuttavia, il contesto attuale appare più favorevole rispetto al passato. La crescente consapevolezza pubblica sui rischi del monopolio tecnologico, combinata con i precedenti europei di successo, potrebbe fornire il momentum necessario per superare le resistenze dell'industria.
La legislazione, se approvata, si applicherebbe agli store con almeno 50 milioni di utenti mensili, garantendo che le nuove regole abbiano un impatto significativo sul mercato. Questo rappresenterebbe una svolta storica per il settore tecnologico americano, introducendo finalmente elementi di concorrenza reale in un mercato dominato da due soli attori principali. L'Open App Markets Act simboleggia quindi non solo un cambiamento normativo, ma una vera e propria rivoluzione culturale nell'approccio americano alla regolamentazione tecnologica, avvicinando gli Stati Uniti al modello europeo di controllo sui giganti digitali.










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