Spotify perde i testi delle canzoni nel piano base, che diventa sempre più spoglio
Spotify ha disabilitato l'accesso ai testi delle canzoni per gli utenti del servizio gratuito nel tentativo di incentivare gli abbonamenti a pagamento
di Nino Grasso pubblicata il 06 Maggio 2024, alle 10:01 nel canale TelefoniaSpotify










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37 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoDirei la stessa cosa per qualsiasi azienda che applica strategie del genere, ma nel caso di Spotify il fenomeno è amplificato imo
Allora, come ha scritto The_ouroboros, meglio levarlo il free... D'altronde se non riesci a tenerlo in piedi senza sacrificare utili, la tecnica del grimaldello non serve ad una ceppa!!
Fatti due conti lui è sopravvissuto, insieme a Disney e Prime, gli altri sono a rotazione.
Ovviamente ognuno faccia le proprie scelte, quel che mi preme dire è proprio SCEGLIETE. Scegliete a cosa abbonarvi e fatelo consapevolmente e di volta in volta. Bisogna stargli dietro, ma mollare soldi a tutti e tutti i mesi è proprio farsi prendere in giro.
Per il tipo di musica che ascolto, la funzione "shuffle" è quella che odio di più, ma posso passarci sopra. Ascoltando la playlist ci inserisce dentro della roba che non c'entra niente con la suddetta. E se devo sorbirmi un mischione di canzoni a caso più le nuove ogni tanto... Per i mixati è veramente una mazzata.
Non è affatto un business model non sostenibile...è la norma...anche se qualcuno crede che esistano pasti gratis...in realtà è uno schema già visto e rivisto.
E' proprio questo il business model di tutti quelli che propongono servizi a sottoscrizione: c'è una prima fase che sfrutta prezzi bassi o la gratuità per diffondersi, fidelizzare il cliente e se hanno tasche abbastanza profonde mettere fuori mercato i concorrenti. Una volta raggiunto l'obiettivo secondo cui la minima parte di "paganti" rendono sostenibile il business è il momento di "tirare su la rete" e convertire anche i "freerider" i paganti: molti rinunceranno il servizio, ma tutti quelli che si "convertono" sono quelli su cui guadagnano sul serio.
quoto.
e' sempre stato cosi': per inserirti nel mercato fai prezzi ridicoli, fai regali, coccoli il cliente, ma e' per farsi un nome, poi mica puoi continuare cosi', o fallisci.
E' proprio questo il business model di tutti quelli che propongono servizi a sottoscrizione: c'è una prima fase che sfrutta prezzi bassi o la gratuità per diffondersi, fidelizzare il cliente e se hanno tasche abbastanza profonde mettere fuori mercato i concorrenti. Una volta raggiunto l'obiettivo secondo cui la minima parte di "paganti" rendono sostenibile il business è il momento di "tirare su la rete" e convertire anche i "freerider" i paganti: molti rinunceranno il servizio, ma tutti quelli che si "convertono" sono quelli su cui guadagnano sul serio.
Non è sostenibile perché il mondo della musica funziona diversamente. Se continuano ad alzare il prezzo per gli utenti e ridurre la fetta che prendono gli artisti non vanno lontano.
Attualmente è un business per le case discografiche, tutto qui.
Se vuoi la versione lunga: https://www.wired.com/story/spotify...reaming-future/
Attualmente è un business per le case discografiche, tutto qui.
Se vuoi la versione lunga: https://www.wired.com/story/spotify...reaming-future/
Infatti se leggi l'articolo il problema non è perdere gli utenti che usano gratis il servizio ma guadagnare di più senza alzare il prezzo di abbonamento agli utenti paganti.
La mossa di togliere features sul servizio gratuito serve proprio a spostare utenti verso il modello a pagamento per incassare di più senza dover aumentare il prezzo a chi è già sottoscrittore.
Tra l'altro ridurre gli utenti free quasi sicuramente riduce anche i costi variabili e aumenta la redditività.
E' tipico di tutti questi servizi a sottoscrizione.
Che poi le case discografiche tendano a spremere gli artisti non è certo una novità causata dallo streaming.
E' una vecchissima storia. Prince fece una battaglia per anni persino cambiando nome...
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