Cassazione e smartphone: la conformità CE non basta, serve informare sui rischi da radiofrequenze
Con l'ordinanza n. 24015/2026, la Corte di Cassazione ha stabilito che la conformità agli standard CE e SAR non esime i produttori di smartphone dall'obbligo di informare chiaramente gli utenti sui rischi potenziali da radiofrequenze e sulle precauzioni d'uso, applicando il principio ALARA a tutela del diritto all'autodeterminazione del consumatore.
di Manolo De Agostini pubblicata il 30 Luglio 2026, alle 12:51 nel canale TelefoniaAppleiPhone
Come riportato dal sito Key4Biz, la Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione ha stabilito che i produttori di dispositivi cellulari sono tenuti a fornire un'informazione dettagliata ed esaustiva circa le precauzioni d'uso atte a minimizzare l'esposizione alle emissioni elettromagnetiche a radiofrequenza. Tale obbligo sussiste anche qualora la comunità scientifica non abbia ancora raggiunto un consenso definitivo o un accertamento causale certo sull'esistenza di danni diretti per la salute.
La vicenda giudiziaria trae origine dalla causa promossa dall'avvocato Fabio Cardanobile per conto di una consumatrice emiliana contro Apple Distribution International Ltd, rappresentante europea della società di Cupertino. L'utente, che aveva acquistato un iPhone (definito erroneamente SE 5S, visto l'anno è probabilmente l'SE di 1a generazione) nel 2016, dichiarava un utilizzo particolarmente intensivo del dispositivo: oltre un'ora al giorno di conversazioni vocali e tra le cinque e sei ore quotidiane di connessione dati, sovente in condizioni di scarsa ricezione di rete e in prossimità delle figlie minorenni.

Nel 2018, a seguito della riclassificazione delle radiofrequenze da parte dell'IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) tra i fattori potenzialmente associati a un incremento del rischio di alcune patologie tumorali, la donna ha citato in giudizio Apple, lamentando l'assenza nella confezione di avvertenze chiare ed evidenti sulle cautele da adottare (come l'uso di auricolari o vivavoce, la riduzione della durata delle chiamate e il divieto di tenere l'apparato a contatto con il corpo o vicino al capo durante la notte).
Dopo che sia il Tribunale sia la Corte d'Appello di Bologna avevano respinto le istanze della consumatrice in primo e secondo grado, la Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza impugnata e disponendo il rinvio ad un'altra sezione della Corte d'Appello felsinea per un nuovo esame della controversia.
Il cuore della pronuncia riguarda il rapporto tra standard tecnici di costruzione e completezza dell'informazione. La Suprema Corte ha evidenziato come la nozione di "prodotto sicuro" non coincida unicamente con la rispondenza alle norme tecniche di settore o con la presenza della marcatura CE (compreso il rispetto dei limiti del tasso di assorbimento specifico, SAR). Tali requisiti costituiscono una soglia minima di ammissibilità sul mercato, ma non escludono che il prodotto possa risultare giuridicamente "difettoso" qualora manchi di istruzioni e avvertenze idonee a prevenire rischi non immediatamente percepibili dall'utente.
I giudici hanno chiarito che l'incertezza scientifica non equivale all'irrilevanza giuridica del rischio. Di fronte a un fattore di potenziale esposizione, la normativa richiede una condotta attiva di governo del rischio. A questo scopo, la Cassazione ha richiamato il principio preventivo ALARA (As Low As Reasonably Achievable), che impone di mantenere l'esposizione ad agenti potenzialmente nocivi al livello più basso ragionevolmente ottenibile con misure proporzionate, prescindendo dalla prova scientifica già consolidata del danno. Nel settore smartphone, ciò si traduce nella necessità di raccomandare all'utente modalità d'impiego volte a ridurre il campo elettromagnetico assorbito (distanza dal corpo, uso di accessori dedicati).
L'ordinanza specifica che l'eventuale pregiudizio per il consumatore non consiste necessariamente in un danno biologico o fisico già concretizzato, ma può risiedere nella lesione del diritto all'autodeterminazione: l'assenza di un'adeguata informativa priva l'utente della possibilità di scegliere consapevolmente se e come utilizzare il dispositivo. La Cassazione sottolinea tuttavia che il risarcimento non è automatico: la ricorrente dovrà dimostrare in sede di rinvio che, qualora fosse stata edotta delle opportune precauzioni, avrebbe concretamente modificato i propri comportamenti d'acquisto e d'uso del telefono.
La decisione non condanna Apple al pagamento di somme a titolo risarcitorio né stabilisce un nesso causale tra radiofrequenze e patologie. Tuttavia, i principi enunciati non riguardano esclusivamente il sistema operativo iOS o lo specifico modello citato, ma pongono un precedente applicabile all'intero settore tecnologico, inclusi i produttori di smartphone Android. Il giudice di rinvio dovrà valutare non solo gli aspetti economici della vicenda, ma anche l'eventuale adozione di rimedi specifici da parte del produttore, come l'integrazione della manualistica d'istruzione o l'eventuale dotazione di accessori idonei ad abbattere l'esposizione alle emissioni elettromagnetiche.










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