ASMI e Equo Compenso, nulla di fatto

ASMI e Equo Compenso, nulla di fatto

Nulla di fatto per le modifiche all'attuale legge che regola il cosiddetto Equo Compenso che grava sui supporti CD e DVD, anche se non è ancora detta l'ultima parola

di Alessandro Bordin pubblicata il , alle 10:07 nel canale Storage
 

L'ASMI, Associazione dei Produttori di Supporti e Sistemi Multimediali Italiana, annuncia un nulla di fatto per quanto riguarda le modifiche alla normativa in tema di Equo Compenso, come invece l'apporvazione in commissione bilancio avrebbe fatto supporre. Tale normativa non è stata inclusa nella recente legge finanziaria. Trovate un focus di approfondimento a questo indirizzo.

Le nuove norme avrebbero introdotto una quota percentuale, quantificabile nel 10%, su supporti CD e DVD da destinarsi al cosiddetto Equo Compenso, in sostituzione della quota fissa attualmente i vigore. I prezzi dei supporti CD e DVD hanno ormai raggiunto prezzi di produzione molto bassi, tanto che il balzello dell'Equo Compenso può essere causa del raddoppio del prezzo all'utente finale.

Il prezzo finale risulta così elevato da indurre molte persone a rivolgersi ai mercati esteri, comprando grandi quantità di supporti. A perderci, dunque, non sarebbe solo la SIAE ma anche lo Stato Italiano, che di fatto non incassa l'IVA, avvenendo questi acquisti soprattutto in "nero". Secondo le stime dell'ASMI nel 2005 gli introiti SIAE derivanti dal compenso per copia privata saranno superati da quelli di IVA inevasa.

La nuova proposta prevedeva di condizionare in maniera minore il prezzo finale, introducendo un valore percentuale, al fine di minimizzare il vantaggio dell'acquisto di CD o DVD all'estero o per canali poco limpidi, o entrambi.

L'ostinazione dei legislatori dunque non viene incrinata nemmeno da questi dati, che evidentemente ritiengono l'ASMI troppo di parte, o per qualche motivo a noi ignoto ma di chiaro stampo masochistico.

Bocciatura sonora delle nuove proposte, dunque, anche se non tutto è perduto. ASMI si dichiara in ogni caso favorevole a collaborare con le autorità appropriate affinché venga individuata una soluzione condivisa entro il 31 Dicembre 2005. Questo è infatti il termine indicato nel decreto del 2003 entro il quale riformulare la struttura attuale di prelievo per Equo Compenso per copia privata.

Fonte: ASMI

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49 Commenti
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Genesio14 Novembre 2005, 10:21 #1
"L'ostinazione dei legislatori dunque non viene incrinata nemmeno da questi dati, che evidentemente ritiengono l'AMSI troppo di parte, o per qualche motivo a noi ignoto ma di chiaro stampo masochistico. "

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axias4114 Novembre 2005, 10:23 #2
La parte della news che mi piace di piu' e' quella sul masochismo dei politici: ha proprio ragione!
Dumah Brazorf14 Novembre 2005, 10:23 #3
Amen, continuerò ad acquistare supporti in germania brindando a quelle brave persone che pretendono di avere ragione senza conoscere minimamente le materie che legiferano.
Ciao.
Haran Banjo14 Novembre 2005, 10:27 #4

SIAE = Società Italiana Autorizzata ad Estorcere

Lo stato italiano ci perde l'IVA... e i 945 mafiosi che abbiamo in parlamento (630 deputati e 315 senatori) non fanno nulla per fermare i loro loschi complici che "distraggono" i proventi SIAE convogliandoli nelle loro tasche.
Come è scritto sull'articolo, "...nel 2005 gli introiti SIAE derivanti dal compenso per copia privata saranno superati da quelli di IVA inevasa".
E va benissimo così, in quanto l'IVA riscossa si sa dove va a finire, essendo destinata a precisi capitoli di spesa. La gestione dei proventi SIAE è assai meno trasparente, e quindi è più facile rubarci sopra.
robydad14 Novembre 2005, 10:32 #5
sono di parte, ma (purtroppo) ormai non mi meraviglia più nessuna decisione presa da questa legislatura

mi sarei invece meravigliato se avessero raggiunto un accordo, che alla fine sarebbe stato favorevole per tutti: stato, siae, produttori, commercianti e soprattutto NOI, visto che i politici dovrebbero essere nostri rappresentanti, ma pare che se ne ricordino solo alla vigilia delle elezioni
marck7714 Novembre 2005, 10:49 #6
Non è necessario comprare "in nero" per non pagare IVA e balzello. Compro i miei supporti in Germania, non pago il balzello (assurdo che equivalga al prezzo dei supporti e talvolta lo superi!!) e pago l'IVA tedesca (16% e non 20% come da noi). Non c'è frontiera e quindi i supporti arrivano a casa mia in modo totalmente legale. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.
pg08x14 Novembre 2005, 10:50 #7

All'aumentare della capacità dei supporti...

Il cosidetto "equo" compenso così come è concepito attualmente è destinato a fallire.
Negli anni i supporti hanno sempre aumentato esponenzialmente di capacità (se pensiamo ai vecchi floppy disk da 5pollici e 1/4).
Un balzello per cui si paga un tanto per ogni byte e non in percentuale rispetto al costo di produzione è destinato con il tempo a superare il costo stesso di produzione.
Ed attualmente siamo già oltre il 50% di imposizione (considerando anche l'IVA) per cui al posto di equo compenso dovremmo parlare di un vero e proprio FURTO a nostro danno.
Bisont14 Novembre 2005, 10:50 #8
ehhhh però che si rendano conto che così facendo sarà sempre più conveniente acquistare molti prodotti all'estero con tutte le ripercussioni che ci possiamo immaginare.....comprate il Made in Italy....si con una bell'equo compenso sopra...questa mossa è totalmente contraria alla politica di protezione del nostro fatturato...non capisco...
Genesio14 Novembre 2005, 11:09 #9
Originariamente inviato da: marck77
Non è necessario comprare "in nero" per non pagare IVA e balzello. Compro i miei supporti in Germania, non pago il balzello (assurdo che equivalga al prezzo dei supporti e talvolta lo superi!!) e pago l'IVA tedesca (16% e non 20% come da noi). Non c'è frontiera e quindi i supporti arrivano a casa mia in modo totalmente legale. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.


Mi spiace contraddirti, perchè ti comprendo perfettamente, ma comprare in germania NON è totalmente legale.
La libera circolazione delle merci non significa poter comprare la merce nel paese più vantaggioso portandola in quello di residenza. In teoria qualunque bene comprato all'estero sopra una certa quantità andrebbe dichiarato all'entrata in Italia. Che poi di fatto non sia così è un altro discorso, ma non è legale.
GianL14 Novembre 2005, 11:14 #10
ahimè di Made in Italy nei supporti ci vedo ben poco: mi sa che la produzione vera e propria avviene ben lontana dal territorio italiano (ma felice di essere smentito);
l'unico aumento del PIL da questo business potrebbe derivare dall'attività di rimarchiatura, impacchettamento, etichettatura in Italiano (ma anche queste non credo siano svolta sul territorio italiano) e nell'attività di distribuzione.

Di sicuro questo peggiora la bilancia dei pagamaneti con l'estero, invece non vedo un grosso impatto sul PIL.

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