Intelligenza artificiale, nuovo chip NVIDIA per il mercato cinese: debutto previsto a settembre
NVIDIA si prepara a lanciare un nuovo chip AI per la Cina conforme alle restrizioni USA. Il CEO Jensen Huang a rapporto da Donald Trump prima di partire per Pechino, dove cercherà di consolidare i legami istituzionali. La mossa punta a salvaguardare la posizione di NVIDIA in un mercato da 50 miliardi di dollari.
di Manolo De Agostini pubblicata il 11 Luglio 2025, alle 09:51 nel canale Schede VideoNVIDIA
NVIDIA starebbe finalizzando un nuovo chip per l'intelligenza artificiale progettato espressamente per il mercato cinese, con l'obiettivo di mantenere una presenza commerciale nonostante le rigide restrizioni imposte dagli Stati Uniti sull'export di tecnologie avanzate. Il prodotto, una versione modificata della RTX PRO 6000 Blackwell Edition, potrebbe arrivare sul mercato già a settembre, secondo fonti del Financial Times.
Il chip, privato di tecnologie avanzate come la memoria HBM e l'interfaccia NVLink, è stato sviluppato per rispettare i limiti imposti dalle normative USA, e al momento è in fase di test presso clienti cinesi.
La RTX PRO 6000 Blackwell Edition si basa su una GPU GB202 con 24064 CUDA core, 188 RT core e 572 Tensor core. La GPU è connessa a 96 GB di memoria GDDR7 con ECC tramite un bus a 512 bit, offrendo quindi tre volte la VRAM della GeForce RTX 5090. Tutto questo è possibile grazie a chip di memoria GDDR7 da 3 GB installati su ciascun lato del PCB.

Alcuni tra i principali operatori del settore AI in Cina, come Alibaba, ByteDance e Tencent, avrebbero espresso interesse all'acquisto, nonostante il livello prestazionale inferiore rispetto a soluzioni di produzione interna. Questo perché un eventuale passaggio a piattaforme software alternative a CUDA comporterebbe costi operativi molto più elevati.
La delicata operazione commerciale si inserisce in un quadro geopolitico complesso. Il CEO di Nvidia, Jensen Huang si è recato da Donald Trump alla Casa Bianca nelle scorse ore, prima di volare in Cina per colloqui con rappresentanti di primo piano del governo cinese, tra cui il premier Li Qiang, il vicepremier He Lifeng e il ministro del Commercio. L'occasione sarà l'International Supply Chain Expo, in programma nella capitale cinese.
L'obiettivo di Huang è duplice: ottenere rassicurazioni dal governo USA per evitare che il nuovo chip venga bloccato dopo l'introduzione sul mercato e, contemporaneamente, rafforzare i rapporti con le autorità cinesi per garantirsi uno spazio stabile in un ecosistema che resta tra i più promettenti al mondo. NVIDIA stima che il mercato cinese dell'AI potrebbe valere 50 miliardi di dollari nei prossimi anni, ma la quota dell'azienda è scesa dal 95% di quattro anni fa all'attuale 50%, complice l'avanzata dei produttori locali come Huawei.
Durante il Computex di Taipei, Huang ha definito le restrizioni statunitensi un "fallimento", sostenendo che abbiano spinto la Cina ad accelerare lo sviluppo di tecnologie AI autonome. Le tensioni commerciali hanno già avuto un impatto diretto sui conti di NVIDIA: l'esclusione dal mercato cinese ha comportato una previsione di mancati ricavi per 8 miliardi di dollari nel solo trimestre in corso, mentre il blocco del chip H20 ha generato un ammortamento da 5,5 miliardi.
Nonostante ciò, NVIDIA gode di piena fiducia da parte degli investitori: nei giorni scorsi è diventata la prima azienda a raggiungere i 4.000 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, trainata dall'entusiasmo per l'AI e dalle prospettive legate agli investimenti dei Big Tech americani, come Microsoft, Amazon, Meta e Alphabet, pronti a spendere complessivamente circa 350 miliardi di dollari in infrastrutture.
Il CEO californiano si trova così a svolgere un ruolo sempre più da mediatore tra due superpotenze in tensione, nel tentativo di preservare l'accesso a uno dei mercati strategici più rilevanti per la crescita del settore AI.










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1 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoQuindi il "Campione di Stato" cinese al massimo produce chip a 7nm con rese non competitive e quantitativi troppi bassi rispetto alla capacità produttiva che servirebbe.
Ovvio che ci sia un mercato enorme anche per chip "con prestazioni limitate" e che NVidia cerchi di monetizzare il più possibile a riguardo.
Questo non toglie che o spunta una nuova bolla speculativa su cui dirottare i soldi degli investitori oppure va a finire che l'attuale bolla speculativa "delle AI" si sgonfia di brutto o peggio implode.
Gli attuali algoritmi basati su LLM hanno dimostrato di essere utili in molti settori, ma la quantità di venditori di miracoloso olio di serpente è terrificante, come pure i dark pattern che usano per monetizzare a scapito della sicurezza aziendale e dei processi produttivi e di gestione dei loro "bersagli".
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