Project Natick di Microsoft: il futuro del cloud non è sui cieli, ma sotto l'oceano

Project Natick di Microsoft: il futuro del cloud non è sui cieli, ma sotto l'oceano

Microsoft sta testando un prototipo di datacenter sottomarino che potrebbe consentire di abbattere notevolmente i costi di manutenzione delle infrastrutture necessarie per le tecnologie in cloud

di pubblicata il , alle 10:01 nel canale Sistemi
Microsoft
 

Con il cloud che diventa un business sempre più importante per Microsoft, la società è intenzionata a spingere ancora più in là la tecnologia alla sua base. Secondo alcuni portavoce della compagnia di Redmond intervistati dal New York Times, Microsoft è al lavoro su "Project Natick", ovvero un prototipo di datacenter che in severa opposizione al concetto di cloud storage, che possiamo tradurre con archiviazione sulla nuvola, è stato costruito e verrà gestito nei fondali dell'oceano.

I server all'interno dei data center generano un enorme quantitativo di calore, rendendo necessario l'uso di sistemi per la dissipazione del calore e per il raffreddamento delle componenti più affamate di risorse energetiche. Aumenta così notevolmente il costo necessario per il mantenimento delle macchine e per far sì che queste rimangano operative nel tempo. Microsoft attualmente ha circa 100 datacenter in tutto il mondo con una spesa complessiva di circa 15 miliardi di dollari per la loro produzione e gestione, secondo il WSJ.

Prototipo di datacenter sottomarino, Microsoft Project Natick
Microsoft Project Natick, prototipo di datacenter sottomarino - Fonte: WSJ

L'idea della società è quella di mitigare il fabbisogno energetico di una server farm tipica utilizzando container a tenuta stagna che sfruttano la temperatura dell'acqua oceanica per raffreddarsi senza richiedere l'uso di particolari accorgimenti. L'oceano però non serve solamente a raffreddare i server, ma le sue onde possono essere sfruttate per la produzione di energia elettrica in modo che il datacenter sia del tutto autonomo. Posizionando i datacenter sottomarini vicino i centri urbani (delle città posizionate sulle coste), ci potrebbero essere anche ulteriori benefici sul piano della latenza.

Sebbene i vantaggi di questo nuovo approccio siano evidenti, non mancano alcuni compromessi. Costruire un enorme container in acciaio in grado di resistere alle insidie dell'ambiente oceanico non è semplice, così come non lo è collegarlo con cavi in fibra ottica che devono essere altrettanto resistenti. Si tratta di una spesa iniziale che potrebbe essere ben superiore rispetto a quella di una server farm tradizionale così come la conosciamo oggi, ma che potrebbe essere ripagata nel corso del tempo per via delle spese di manutenzione ipoteticamente inferiori.

Stando a quanto riporta la fonte, Microsoft ha concluso un primo periodo di prova della durata di 105 giorni con i server stipati all'interno di una capsula d'acciaio di 2,4 metri di diametro. La compagnia è diventata talmente confidente nell'approccio che durante le prove ha iniziato a testare alcuni processi di Microsoft Azure utilizzati commercialmente, con il prossimo obiettivo che è quello di realizzare capsule più grandi (con diametro di poco meno di 10 metri) per inserire un numero di server superiore all'interno dello stesso container.

I datacenter sottomarini sono il risultato di una sfida che i grossi colossi tecnologici stanno affrontando da alcuni anni, che ha come fine ultimo quello di abbattere l'inquinamento prodotto dai propri stabilimenti. I datacenter utilizzati per il cloud storage hanno enormi richieste energetiche e l'approccio di Microsoft potrebbe ridurre considerevolmente queste richieste annullando la necessità di sistemi di raffreddamento appositi e utilizzando energia totalmente rinnovabile.

Non è questa la prima volta che Microsoft tenta l'approccio "eco-compatibile": in passato ha finanziato ricerche sulle celle di combustibile, e recentemente ha aperto negli USA un datacenter alimentato esclusivamente da biogas.

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16 Commenti
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D4N!3L301 Febbraio 2016, 10:20 #1
In italiano non è che suoni proprio bene il nome del progetto.

Comunque spero che i costi di manutenzione dovuti alla corrosione non siano superiori a quelli dovuti al raffreddamento.
Raghnar-The coWolf-01 Febbraio 2016, 10:28 #2
I laghi non sono piu' adatti?
Ad esempio i bacini artificiali possono essere belli grossi, hanno un intake di acqua dolce controllato e generalmente relativamente puro con poca fauna e flora e sono piu' frequenti e relativamente vicini alle citta' (ci sono molti piu' bacini e laghi vicino a Milano che mari o oceani).
IL_mante01 Febbraio 2016, 10:28 #3
google aveva già pensato a qualcosa di simile 3 anni fa usando una chiatta, segno che evidentemente l'idea non è male e potrebbe essere davvero economicamente più sostenibile nel lungo periodo, nonostante i costi iniziali

EDIT per raghnar: si ma nel mare puoi sfruttare le correnti per ottenere un po di energia, i laghi sono tendenzialmente molto più calmi (con le dovute eccezioni, ovvio)
Rubberick01 Febbraio 2016, 10:35 #4
Molto meglio l'idea di google, ha gli stessi vantaggi grossomodo ma se devi andare a fare delle manutenzioni sull'hardware che fai?

Se salta una mobo o un disco?

Il grosso dei dc gestiti dalle grandi compagnie utilizza hardware di qualità media non proprio pessima ma comunque hardware non mission critical a parte alcuni punti critici come switch e affini.

Cambi di dischi e schede sono all'ordine del giorno, li ci mandi il palombaro? Oltre ad un rinnovo macchine continuo e costante dato dall'evoluzione dei processi produttivi.
KappaEA01 Febbraio 2016, 11:11 #5
sono l'unico a pensare che questo porterà ad un innalzamento delle temperature medie dei mari con conseguente morte di alcune specie e la velocizzazione dello scioglimento dei ghiacci?
sono assolutamente Pro all'evoluzione tecnologica ma spero prendano le dovute precauzioni
alexdal01 Febbraio 2016, 11:13 #6
Migliore l'idea dei Laghi.

Sono stato a Seattle ed l'oceano è veramente terribile (sono stato a maggio e sembrava peggio dei nostri gennai)

Mentre in cittò tipo chicago con i grandi laghi che non sono salati e piu' calmi e anche piu' freddi potrebbe essere meglio.

Intanto si potrebbe pensare al riciclo del calore. la grossa produzione di calore potrebbe essere presa per produrre energia, ci sarebbero sempre alti consumi ma una parte potrebbere essere ripresa.

certo che se si parla di 15miliardi di costi i margini di risparmio diventano ampi.

Si capisce anche perché da questo mese si riduce lo spazio di onedrive dato come omaggio.

Pino9001 Febbraio 2016, 12:05 #7
Originariamente inviato da: Rubberick
Se salta una mobo o un disco?
cut

Cambi di dischi e schede sono all'ordine del giorno, li ci mandi il palombaro? Oltre ad un rinnovo macchine continuo e costante dato dall'evoluzione dei processi produttivi.


Pensavo proprio a questo. Venerdì ho seguito un seminario tenuto da un Enterprise Architect di MS Italia e ci ha detto che uno dei loro sforzi di ricerca è indirizzato verso il machine learning per la previsione della prossima rottura.

Evidentemente hanno già una soluzione pronta!
Rubberick01 Febbraio 2016, 12:05 #8
Originariamente inviato da: KappaEA
sono l'unico a pensare che questo porterà ad un innalzamento delle temperature medie dei mari con conseguente morte di alcune specie e la velocizzazione dello scioglimento dei ghiacci?
sono assolutamente Pro all'evoluzione tecnologica ma spero prendano le dovute precauzioni


No vabbè questa è parzialmente una vaccata, al massimo può creare problemi al microclima locale della zona in questione. Ma al livello globale la vedo un pò dura..
!fazz01 Febbraio 2016, 12:09 #9
Originariamente inviato da: Rubberick
Molto meglio l'idea di google, ha gli stessi vantaggi grossomodo ma se devi andare a fare delle manutenzioni sull'hardware che fai?

Se salta una mobo o un disco?

Il grosso dei dc gestiti dalle grandi compagnie utilizza hardware di qualità media non proprio pessima ma comunque hardware non mission critical a parte alcuni punti critici come switch e affini.

Cambi di dischi e schede sono all'ordine del giorno, li ci mandi il palombaro? Oltre ad un rinnovo macchine continuo e costante dato dall'evoluzione dei processi produttivi.


visto il design costituito da moduli di piccolo diametro semplicemente li sollevano dal fondale li riparano e li riaffondano
GTKM01 Febbraio 2016, 12:59 #10
Originariamente inviato da: Rubberick
No vabbè questa è parzialmente una vaccata, al massimo può creare problemi al microclima locale della zona in questione. Ma al livello globale la vedo un pò dura..


Considerando i danni che già stiamo combinando a livello globale, il tutto in nome del "progresso", non mi stupirei più di nulla...

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