Fast restart di Windows spiegato 30 anni dopo: i dettagli di una funzionalità dimenticata (e spesso buggata)
Un veterano di Microsoft ha recentemente analizzato il funzionamento del riavvio rapido su Windows 95 attivabile con il tasto Shift. La procedura permetteva di ricaricare il sistema operativo senza eseguire un reboot completo, sfruttando una specifica gestione della memoria e del kernel che tuttavia poteva generare instabilità
di Nino Grasso pubblicata il 20 Gennaio 2026, alle 10:31 nel canale Sistemi OperativiWindowsMicrosoft
Gli utenti di lunga data potrebbero ricordare una particolare funzionalità presente nei sistemi operativi Microsoft di metà anni '90. Premendo il tasto Shift durante la selezione del comando di riavvio, Windows 95 non eseguiva un ciclo completo di spegnimento e accensione dell'hardware, ma mostrava quasi istantaneamente la schermata "Attendere. Riavvio di Windows in corso". Raymond Chen, veterano dello sviluppo in Microsoft, ha fornito una spiegazione dettagliata di cosa accadeva durante questa operazione, tecnicamente nota come fast-restart.
Il processo si basava sull'invio di uno specifico flag, denominato EW_RESTARTWINDOWS, alla funzione ExitWindows a 16 bit. Al ricevimento del comando, il kernel di Windows si arrestava, seguito dal gestore della memoria virtuale a 32 bit. Successivamente, la CPU veniva riportata nella modalità tradizionale, trasferendo il controllo al file win.com, un componente essenziale che, in quella fase, riceveva un segnale speciale per tentare di ricaricare la modalità protetta senza passare per il riavvio fisico della macchina (cold reboot).
Il fast restart di Windows 95 spiegato: gestione della memoria e bug
Il successo dell'operazione dipendeva interamente dalla capacità di win.com di ripristinare lo stato iniziale del sistema. Il programma doveva resettare le variabili globali e liberare la memoria convenzionale situata oltre la propria immagine, con l'obiettivo di creare un unico blocco contiguo necessario al caricamento della modalità protetta. Se un altro programma aveva occupato o frammentato quello spazio di memoria, il tentativo falliva, con win.com che riconosceva l'impossibilità di procedere e ripiegava automaticamente su un riavvio completo.
Esistevano tuttavia dei rischi: sebbene Chen abbia dichiarato di aver eseguito con successo quattro riavvii rapidi consecutivi durante i suoi test, alcuni utenti dell'epoca segnalavano crash del sistema già al secondo tentativo. La causa probabile risiedeva in alcuni driver di periferica che non riuscivano a resettarsi correttamente. Al momento del riavvio rapido, la seconda istanza del driver si trovava a interagire con un hardware in uno stato imprevisto o "strano", portando a corruzioni di memoria che emergevano fatalmente solo durante la fase di arresto successiva.
Quella procedura, comunque, era capace di ingannare l'attesa di un riavvio completo, ma è ormai un ricordo confinato alle architetture del passato: eseguendo la stessa combinazione di tasti sui moderni Windows 10 e 11, l'utente non ottiene più un ritorno immediato al desktop, ma l'accesso all'ambiente di ripristino (WinRE). Si tratta di una funzionalità di manutenzione essenziale per la risoluzione dei problemi, molto distante dallo spirito di quel trucco che, trent'anni fa, regalava l'illusione di una macchina instancabile e super veloce.










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5 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoMadonna che ricordo mi avete sbloccato stamattina ragazzi !
Oggi il riavvio veloce lo fai attraverso un buon SSD, io impiego pochissimo da quando premo il pulsante di accensione a vedere il desktop, non serve altro.
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