Le chat di Claude finiscono su Google, e si trovano referti medici e telefoni di bambini

Le chat di Claude finiscono su Google, e si trovano referti medici e telefoni di bambini

Il pulsante di condivisione crea un indirizzo pubblico, e l'avviso all'utente non nomina i motori di ricerca. Nell'indice sono finiti anche documenti aziendali riservati e referti clinici. Per Anthropic il sistema funziona come previsto

di pubblicata il , alle 07:29 nel canale Sicurezza
AnthropicGoogleClaude
 

Nel fine settimana alcuni utenti di Reddit hanno segnalato che conversazioni e progetti condivisi tramite Claude comparivano nei risultati di ricerca di Google. All'origine c'è una funzione ordinaria del prodotto: i contenuti sono stati resi pubblici dagli utenti stessi, premendo il pulsante di condivisione, senza immaginare che il collegamento sarebbe finito nell'indice di un motore di ricerca. A giorni di distanza dalle prime segnalazioni le pagine risultano ancora raggiungibili con una normale query.

La funzione serve a passare una conversazione o un documento a colleghi e conoscenti. Premendo share in alto a destra, Claude genera un collegamento pubblico e avvisa che chiunque abbia il link potrà vederlo. L'avviso si ferma lì: non compare alcuna indicazione sul fatto che quella pagina, essendo raggiungibile senza autenticazione, possa essere raccolta e catalogata dai motori di ricerca. La differenza è la stessa che passa tra mandare un documento a tre persone e pubblicarlo sul web.

Il materiale finito nell'indice contiene di tutto, da ciò che appare come il referto clinico dettagliato di un paziente reale, i risultati di una sperimentazione clinica completi dei nomi dei pazienti, documenti con nomi e numeri di telefono di bambini in età da scuola primaria, documenti aziendali contrassegnati per il solo uso interno e valutazioni del personale con informazioni private sui dipendenti. Una parte dei contenuti indicizzati era effettivamente destinata al pubblico, come siti personali e piccole applicazioni scritte in vibe coding; il resto invece è materiale che verosimilmente è stato condiviso per circolare in maniera riservata all'interno di un'azienda o fra poche persone.

La posizione di Anthropic

Interpellata sulla vicenda, l'azienda ha risposto che il sistema si comporta come previsto. "Diamo alle persone il controllo sulla condivisione pubblica delle loro conversazioni con Claude e, in linea con i nostri principi di riservatezza, non forniamo directory di chat o sitemap a motori di ricerca come Google", si legge nella dichiarazione. "Questi collegamenti condivisibili non sono indovinabili né individuabili a meno che siano le persone stesse a condividerli. Quando qualcuno condivide una conversazione sta rendendo quel contenuto pubblicamente accessibile e, come qualsiasi altro contenuto pubblico sul web, può essere archiviato da servizi di terze parti."

La ricostruzione dell'azienda regge finché la catena parte davvero da un gesto dell'utente. Lo scorso anno Forbes, in un'inchiesta sullo stesso fenomeno, aveva rintracciato un utente i cui materiali Claude comparivano nei risultati di Google e che negava di averli condivisi in rete. Un caso isolato non smentisce il meccanismo descritto da Anthropic, ma è segnale del fatto che almeno una volta il percorso fra il pulsante e il risultato di ricerca non è stato quello che l'utente credeva di aver compiuto.

I precedenti di Claude, ChatGPT e Grok

Sempre Forbes aveva riferito lo scorso anno che centinaia di conversazioni con Claude erano state raccolte dai motori di ricerca, e in quell'occasione Anthropic le aveva fatte rimuovere dal web. Lo stesso era accaduto a OpenAI e xAI, con i registri delle conversazioni di ChatGPT e Grok comparsi nei risultati di ricerca. La ricorrenza fa pensare a una proprietà comune del meccanismo di condivisione: in tutti i casi la pagina pubblica è una pagina web come le altre, e un motore che la incontra la tratta di conseguenza.

Per chi deve far circolare documenti prodotti con Claude che contengono informazioni sensibili, l'indicazione pratica è lasciar perdere il pulsante di condivisione e copiare il testo in un documento su un canale controllato.

2 Commenti
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Fantapollo28 Luglio 2026, 08:41 #1
Pazzesco

Tutti noi abbiamo delle domande che solo alle IA abbiamo avuto coraggio di fare,
guai se venissero fuori
Ataru22428 Luglio 2026, 10:17 #2
Dovrebbero essere presi seri provvedimenti disciplinari verso gli irreponsabili che hanno caricato lì referti medici e documenti aziendali riservati.

Visto quanto è frequente che la gente si metta a fare idiozie d'avanti al computer, mettendo a repentaglio la sicurezza e la privacy degli altri, è fondamentale sul posto di lavoro limitare l'accesso alla rete alla intranet locale e, se è proprio necessario, impostare una lista di pochi siti esterni approvati.

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