AryStinger, il botnet che infetta i router D-Link sfruttando falle vecchie di 13 anni

AryStinger, il botnet che infetta i router D-Link sfruttando falle vecchie di 13 anni

Qianxin XLab documenta un botnet inedito che trasforma vecchi router D-Link con chip RTL819X e dispositivi NAS in nodi di scansione e attacco, sfruttando vulnerabilità divulgate oltre tredici anni fa. Già compromessi almeno 4.300 apparati

di pubblicata il , alle 11:01 nel canale Sicurezza
D-Link
 

Lo scorso marzo i ricercatori di Qianxin XLab hanno individuato un botnet mai documentato prima, battezzato AryStinger, che ha già compromesso almeno 4.300 router D-Link in tutto il mondo trasformandoli in nodi al servizio di campagne di ricognizione, proxying e attacco. Il conteggio, rilevato dalla piattaforma di mappatura QiAnXin Eagle Map, è ancora in crescita e non comprende i dispositivi NAS, per i quali manca al momento un metodo di misurazione equivalente.

L'aspetto più notevole è l'arsenale di partenza. AryStinger fa leva su CVE-2013-3307 e CVE-2016-5681, vulnerabilità divulgate oltre tredici anni fa, per colpire i router D-Link con chip RTL819X, in particolare i modelli DIR-850L e DIR-818LW. Una terza falla, CVE-2025-11837, apre invece la strada ai dispositivi NAS. Il primo campione è emerso il 12 marzo, quando un IP che diffondeva binari ELF è risultato avere zero rilevamenti su VirusTotal, e ancora oggi i campioni e i server di comando associati hanno un tasso di individuazione bassissimo nei principali motori antivirus.

Due varianti, due livelli di pericolosità

AryStinger circola in due forme. La versione per router, scritta in C per l'architettura RTL819X, ha funzionalità limitate alla risoluzione DNS di massa via massdns e al tunneling, e installa dropbear, un server SSH leggero, sulla porta 2332 per garantirsi un accesso remoto persistente. La versione Standard, scritta in Go e destinata ai NAS, è molto più ricca: integra strumenti di penetration testing open source come fscan, ksubdomain, httpx e Tlsx per la ricognizione della rete interna, usa gs-netcat come backdoor e supporta il task ScriptWork, che esegue comandi shell e payload in Go, Java e Python a livello di codice sorgente, senza dover compilare binari per ogni architettura.

Ogni dispositivo infetto diventa un Executor. Il server di comando e controllo frammenta un'operazione di scansione su larga scala in sottotask che assegna a Executor diversi, eseguiti in parallelo. La comunicazione passa via HTTP/HTTPS, con dati serializzati in Protobuf e cifrati in XOR tramite una chiave hardcoded, sh_#@!_2024_secret: quel "2024" lascia pensare che l'attività possa essere iniziata già l'anno prima della scoperta.

Sul router compromesso il malware può alterare le impostazioni DNS per dirottare la navigazione e monitorare in silenzio tutto il traffico in entrata e in uscita. La stessa infrastruttura di scansione DNS distribuita, osservano i ricercatori, potrebbe essere riconvertita per generare volumi massicci di query contro i resolver, configurando un potenziale attacco DDoS; finora nulla del genere è stato osservato.

La distribuzione geografica è insolita: in testa c'è la Corea del Sud con il 48,45% delle infezioni, seguita dalla Cina (31,82%), poi Svezia, Malaysia e Singapore con quote minori. Sul fronte dei modelli, il DIR-850L da solo concentra il 75% dei contagi, davanti al DIR-818LW al 13%. AryStinger non è stato attribuito ad alcun gruppo noto, e dalla scoperta sono stati raccolti oltre cinquanta campioni delle due varianti, con numeri di versione in rapida progressione: segno di uno sviluppo tutt'altro che fermo.

Nell'analisi tecnica completa, corredata di indicatori di compromissione e dettagli architetturali, XLab raccomanda di sostituire i router a fine vita con modelli ancora supportati, aggiornare il firmware, cambiare la password dell'amministratore e disabilitare il pannello di gestione remota. Restano le contromisure di base contro una minaccia che, per ora, vive quasi interamente sull'hardware dimenticato.

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