Un rapporto collega i data center di Amazon in Oregon ad aborti spontanei e tumori rari

Un rapporto collega i data center di Amazon in Oregon ad aborti spontanei e tumori rari

Un rapporto citato da Rolling Stone solleva dubbi sull'impatto ambientale dei data center di Amazon in Oregon. Secondo un gruppo di tecnici, il sistema di raffreddamento, che sfrutta le falde acquifere della zona, aumenterebbe la concentrazione di nitrati nell'acqua

di pubblicata il , alle 18:48 nel canale Server e Workstation
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Stando a quanto riportato da Rolling Stone, alcuni data center di Amazon in Oregon avrebbero contribuito all'inquinamento delle falde acquifere della zona causando danni gravi alla salute della comunità tra cui: tumori, aborti spontanei e malattie della crescita nei bambini.

Nel dettaglio stiamo parlando della falda del Lower Umatilla Basin, nella contea di Morrow. Questa rappresenta l'unica fonte d'acqua per circa 45.000 persone. Un recente studio nella zona ha analizzato l'acqua proveniente dai pozzi che raccolgono dalla falda in questione, rilevando livelli di tossine fino a 10 volte superiori al limite dell'Oregon e fino a 7 volte il limite federale degli Stati Uniti.

Va detto che l'area soffriva già di un inquinamento elevato: le acque reflue di industrie agricole e alimentari, che fanno ampio uso di pesticidi e fertilizzanti, pompano milioni di litri d'acqua carichi di nitrati. Il terreno è in grado di filtrare e assorbire un certo quantitativo di nitrati, ma nella zona risulta piuttosto poroso e quindi con una capacità di filtraggio ancor più limitata.

Una situazione già critica sarebbe peggiorata con l'arrivo di un data center Amazon da 940 metri quadri nel 2011. I data center prelevano decine di milioni di litri d'acqua ogni anno per raffreddare l'infrastruttura server. Secondo gli studiosi, quell'acqua, di base già inquinata, in parte evapora. I nitrati, invece, rimangono in circolo e, ridotta la quantità d'acqua a causa dell'evaporazione, la concentrazione di tossine per litro aumenta di conseguenza. In sintesi, il data center scaricherebbe acqua molto più inquinata rispetto a quella che raccoglie.
I tecnici hanno rilevato che dei 70 pozzi disponibili nell'area ben 68 superano i limiti di sicurezza, con una concentrazione media di nitrati pari a 56 ppm (parts per million) nell'acqua potabile – il limite imposto dagli Stati Uniti è di 10 ppm, ma nello Stato dell'Oregon scende a 7 ppm.

Si tratta di numeri che, secondo gli scienziati, comportano rischi significativi per la salute: tumori specifici, disturbi allo sviluppo nei neonati, problemi neurologici e in alcuni casi complicazioni letali.

Sulla questione si è espresso anche Jim Doherty, allevatore di bovini ed ex commissario della contea di Morrow. L'uomo ha raccontato di aver notato un aumento inspiegabile dell'incidenza di condizioni mediche gravi. Così ha indagato sulla questione e, nelle prime 30 case in cui ha fatto visita, ben 25 persone avevano avuto aborti spontanei, mentre 6 avevano perso un rene. Un uomo di sessanta anni avrebbe perfino subito l'asportazione totale della laringe a causa di un tumore non correlato al fumo, nonostante non avesse mai fumato.

L'organizzazione Oregon Rural Action (ORA) ha denunciato una gestione lenta e insufficiente delle autorità, evocando paragoni con la crisi idrica di Flint, una crisi ambientale e sanitaria scaturita da un cambio di fornitura dell'acqua potabile per ragioni di bilancio dell'omonima città. In quel caso, il fornitore non applicò i sistemi di inibizione di corrosione, così l'acqua fu inquinata da elevati livelli di piombo, che può causare malattie degenerative come l'Alzheimer e una riduzione delle capacità intellettive nei bambini.

Per tale ragione, l'organizzazione ha richiesto un intervento federale che revisioni le attività industriali di zona e imponga filtraggi più frequenti. Una crisi che si inserisce in un contesto sociale già in grave difficoltà: circa il 40% della popolazione a Morrow vive sotto la soglia di povertà.

Non si è fatta attendere la risposta di Amazon che, tramite la portavoce Lisa Levandowski, ha dichiarato: "I nostri data center attingono acqua dalla stessa fonte di approvvigionamento degli altri membri della comunità; i nitrati sono un additivo che non utilizziamo in nessuno dei nostri processi e il volume di acqua che le nostre strutture utilizzano e restituiscono rappresenta solo una frazione molto piccola dell'intero sistema idrico, non sufficiente per avere un impatto significativo sulla qualità dell'acqua".

Intanto i dati raccolti mostrano una tendenza chiara: la falda è sempre più compromessa. Gli esperti temono che senza un intervento strutturale e una revisione di tutte le attività locali, la situazione non può far altro che peggiorare.

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