Promettono un parco e costruiscono un data center: la battaglia dei Griffin

Promettono un parco e costruiscono un data center: la battaglia dei Griffin

Un'area donata come parco pubblico nel 1999 è stata rivenduta dalla municipalità di Taylor in Texas, a un produttore di data center per 10 milioni di dollari. Nonostante la condizione di "parco" fosse nel rogito originale, una famiglia locale ha perso la causa in primo grado, e le autorità cittadine non possono fermare il progetto

di pubblicata il , alle 15:41 nel canale Server e Workstation
 

La città di Taylor, in Texas, ha rivenduto per 10 milioni di dollari un terreno di circa 35 ettari che era stato donato nel 1999 da un agricoltore con la chiara condizione di essere utilizzato come parco pubblico. La destinazione d'uso, però, sarà un massiccio data center di circa 12.500 metri quadrati, che ha già scatenato le proteste della comunità locale che si trova a pochi metri dall'insediamento.

La vicenda ha avuto inizio nel 1999, quando l'agricoltore Mr. Bland e la sua famiglia hanno ceduto il terreno alla Texas Parks and Recreation Foundation, una fondazione senza scopo di lucro, per un prezzo simbolico di 10 dollari. La condizione esplicita era che l'area fosse utilizzata in futuro come parco da Williamson County, in Texas. Questa clausola è stata inserita direttamente nel rogito.

Nel corso degli anni, il terreno ha cambiato proprietà più volte: nel 2003, la Texas Parks and Recreation Foundation lo ha ceduto alla Williamson County Park Foundation, un'altra non-profit. Un mese dopo, quest'ultima lo ha trasferito alla città di Taylor. Cinque anni più tardi, nel 2008, la città di Taylor ha venduto il terreno alla Taylor Economic Development Corporation (TEDC) per 15.000 dollari. Infine, nel 2025, la TEDC ha ceduto l'area a Blueprint, uno sviluppatore di data center, per 10 milioni di dollari.

Pamela Griffin, residente di lunga data a Taylor e membro di una famiglia che ha abitato nella zona per generazioni, ha raccontato di come lei e i suoi parenti abbiano sempre utilizzato quel terreno per giocare e trascorrere il tempo libero. Ha sottolineato che la sua famiglia, composta da persone afroamericane, aveva acquistato terreni ai margini della città in un'epoca in cui non era consentito acquistare all'interno dei confini cittadini. Griffin ha appreso del progetto del data center solo l'anno scorso, quando gli attivisti locali hanno bussato alla sua porta. Ignara della natura di un data center, ha condotto delle ricerche e ha rapidamente capito che l'insediamento, a soli 150 metri dalla sua casa, non avrebbe giovato al quartiere.

La terra ceduta a 1 dollaro diventa una possibilità di investimento milionario, ma la comunità non ci sta

Le preoccupazioni della comunità, espresse in un incontro con il consiglio comunale, riguardano l'impatto ambientale e sociale: rumore, consumo di acqua ed elettricità, e la svalutazione delle proprietà immobiliari. La città di Taylor ha tentato di rassicurare i residenti, dichiarando sul proprio sito web che il rumore sarebbe stato contenuto all'interno dell'edificio e mitigato da barriere acustiche e terrapieni. Ha inoltre affermato che il data center avrebbe utilizzato un sistema a ciclo chiuso per ridurre il consumo idrico e che gli sviluppatori avrebbero finanziato una nuova sottostazione elettrica per non gravare sulla rete locale.

Tuttavia, la città ha anche dichiarato di non poter fermare il progetto. Daniel Seguin, direttore esecutivo dei servizi comunitari di Taylor, ha spiegato a 404 Media che Blueprint non necessitava di un'approvazione esplicita perché la zonizzazione esistente del terreno, designata come "Employment Center", permetteva già tale utilizzo. Il codice di sviluppo territoriale della città regola principalmente la forma degli edifici, non la loro funzione, richiedendo approvazioni solo per l'assetto generale, il paesaggio e la copertura impermeabile. Seguin ha specificato che lo sviluppatore non ha ancora ottenuto i permessi definitivi di lottizzazione ed edilizi.

Di fronte a questa situazione, Griffin ha ricordato agli attivisti l'esistenza della clausola nel rogito originale. Dopo alcune ricerche, la copia del documento ha confermato la sua versione. Griffin e quattro membri della sua famiglia hanno deciso di intraprendere un'azione legale, ingaggiando l'avvocato Chris Osborne. Inizialmente scettico, Osborne ha esaminato tutti i trasferimenti di proprietà: nonostante la clausola, la richiesta di Pamela Griffin per un'ingiunzione contro la costruzione è stata respinta, e la causa in primo grado è stata archiviata. L'avvocato ha spiegato a Griffin che combattere contro la produzione di un data center è particolarmente difficile.

A fine 2025, gli attivisti locali hanno espresso il loro disappunto tramite una dichiarazione su Facebook, definendo la questione una "disputa sui diritti di proprietà" che colpisce una comunità prevalentemente operaia. Nonostante il fallimento in primo grado, i querelanti hanno presentato ricorso alla Third Court of Appeals ad Austin, Texas. Griffin ha ribadito che la sua lotta non è per denaro, ma per il principio del mantenimento delle promesse e della tutela dei rogiti, a suo dire pilastri della legislazione texana.

La città di Taylor, intanto, prosegue con i piani, citando benefici economici significativi. Seguin ha dichiarato che si aspettano 30 milioni di dollari in entrate fiscali dal data center nel prossimo decennio, di cui 20 milioni destinati al distretto scolastico. Ha sostenuto che i data center apportano grandi benefici finanziari alle città senza aumentare la domanda di servizi pubblici o infrastrutture, dato che impiegano poche persone e non attirano molti visitatori, non incrementando quindi traffico, chiamate ai servizi di emergenza o necessità di nuove abitazioni e aule scolastiche.

Tuttavia, Carrie D'Anna, un'organizzatrice comunitaria a Taylor, ha criticato aspramente questa prospettiva, affermando che le scelte attuali potrebbero portare molte persone alla povertà, impedendo loro di vendere le proprie case o di trasferirsi. Ha sottolineato come il valore immobiliare nella zona del data center sia notevolmente inferiore rispetto agli esempi citati dalla città, rendendo potenzialmente difficile per i residenti vendere le proprie proprietà e affrontare le conseguenze dell'installazione.

La famiglia Griffin ha confermato di non cercare un risarcimento economico, ma la restituzione del terreno alla sua destinazione originaria: un parco per la comunità. La città ha dichiarato di non essere parte in causa nella controversia legale, dato che il convenuto è la casa madre di Blueprint, che non ha risposto alle richieste di commento da parte di 404 Media, il sito web che ha riportato agli onori della cronaca questo caso.

4 Commenti
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Alfhw09 Giugno 2026, 17:12 #1
La vicenda ha avuto inizio nel 1999, quando l'agricoltore Mr. Bland e la sua famiglia hanno ceduto il terreno alla Texas Parks and Recreation Foundation, una fondazione senza scopo di lucro, per un prezzo simbolico di 10 dollari. La condizione esplicita era che l'area fosse utilizzata in futuro come parco da Williamson County, in Texas. Questa clausola è stata inserita direttamente nel rogito.

Infine, nel 2025, la TEDC ha ceduto l'area a Blueprint, uno sviluppatore di data center, per 10 milioni di dollari.

Non conoscono le leggi texane però voglio vedere chi farà ancora il filantropo in futuro in Texas sapendo di rischiare di prenderlo in quel posto...
vaio-man09 Giugno 2026, 18:48 #2
Che schifo. Un terreno che è stato donato con il chiaro scopo di arricchire la comunità alla fine arricchirà solamente una multinazionale senza scrupoli. I vari passaggi di proprietà fino al comune li posso pure capire, il comune però avrebbe dovuto usare quel terreno per fare un parco, non per incassare 15mila dollari e farci costruire sopra un datacenter. Per fortuna sappiamo che i politici pessimi e corrotti non esistono solo qua.
ZeroSievert09 Giugno 2026, 19:01 #3
Da park a server farm é un attimo.
Unrue10 Giugno 2026, 09:07 #4
In pratica se ne sono fregati della clausola e hanno costruito, contando sul fatto che ormai c'è, pazienza.

Per ripicca una volta finito ci farei andare a giocare i bimbi dentro

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