Cina pronta a investire 295 miliardi di dollari per dominare l'intelligenza artificiale: Pechino vuole fare a meno dell'Occidente
La Cina starebbe preparando un piano da 2.000 miliardi di yuan, 295 miliardi di dollari, per realizzare una rete nazionale di datacenter dedicati all'intelligenza artificiale. Il progetto privilegerebbe tecnologie domestiche, con almeno l'80% dell'infrastruttura affidata a fornitori locali come Huawei.
di Manolo De Agostini pubblicata il 09 Giugno 2026, alle 14:31 nel canale Server e WorkstationLa Cina starebbe valutando uno dei più ambiziosi programmi infrastrutturali mai concepiti nel settore dell'intelligenza artificiale. Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, Pechino starebbe definendo un piano quinquennale da circa 2.000 miliardi di yuan, pari a circa 295 miliardi di dollari, destinato alla costruzione di una rete nazionale di datacenter AI interconnessi.
A coordinare l'iniziativa dovrebbe essere la National Development and Reform Commission (NDRC), uno degli organismi più influenti della pianificazione economica cinese, e rappresenterebbe un tassello fondamentale della strategia con cui il Paese punta a rafforzare la propria autonomia tecnologica e a ridurre la dipendenza dalle tecnologie statunitensi.
L'obiettivo sarebbe quello di collegare entro il 2028 le numerose infrastrutture di calcolo oggi distribuite sul territorio in una piattaforma nazionale unificata. La gestione della maggior parte dei nuovi impianti verrebbe affidata ai colossi delle telecomunicazioni controllati dallo Stato, tra cui China Mobile e China Telecom, che avrebbero il compito di garantire l'interconnessione delle risorse computazionali.

Uno degli aspetti più significativi del progetto riguarda però la componente hardware. La bozza attualmente in discussione prevederebbe che almeno l'80% delle tecnologie utilizzate, inclusi i processori per l'intelligenza artificiale, provenga da fornitori nazionali. Una scelta che favorirebbe aziende come Huawei e altri produttori locali di acceleratori AI, limitando fortemente lo spazio per aziende statunitensi come NVIDIA e AMD.
La strategia richiama le politiche industriali che in passato hanno sostenuto la crescita di campioni nazionali come la stessa Huawei. In questo caso l'obiettivo è estendere l'autosufficienza all'intera filiera dell'intelligenza artificiale, dall'infrastruttura di calcolo fino ai chip specializzati.
Il finanziamento dell'operazione arriverebbe principalmente attraverso strumenti di debito sovrano, compresi titoli governativi speciali a lunghissima scadenza, affiancati da fondi statali dedicati ai settori strategici. A questi si aggiungerebbero prestiti bancari e investimenti privati. Secondo le fonti, il piano costituirebbe inoltre una delle componenti principali del programma nazionale denominato "Six Networks", che include infrastrutture essenziali nei settori dell'acqua, dell'energia e del calcolo.
L'integrazione tra rete elettrica e infrastrutture AI potrebbe ampliare ulteriormente la portata dell'iniziativa, portando gli investimenti complessivi ad almeno 5.000 miliardi di yuan (695 miliardi di dollari). In quest'ottica, il progetto non si limiterebbe alla costruzione di datacenter, ma mirerebbe a creare un ecosistema nazionale capace di coordinare approvvigionamento energetico, connettività e capacità di elaborazione.
Secondo Charlie Dai, Principal Analyst di Forrester Research, una rete di calcolo unificata consentirebbe di aggregare le risorse oggi frammentate tra le varie regioni del Paese, offrendo alle imprese un accesso più ampio alle infrastrutture HPC. Questo potrebbe accelerare lo sviluppo dei modelli AI e favorire l'adozione di servizi basati su agenti intelligenti e sistemi di AI fisica in numerosi settori industriali.
L'iniziativa si inserisce in un contesto caratterizzato da una crescente fiducia della Cina nelle proprie capacità produttive. Negli ultimi mesi diversi acceleratori AI sviluppati da aziende cinesi hanno ottenuto certificazioni e approvazioni per l'impiego in ambiti sensibili. A maggio nove diverse famiglie di chip progettate da società come Huawei, Alibaba, Shanghai Biren e Moore Threads hanno superato verifiche di sicurezza che ne consentono l'adozione in settori con requisiti più elevati.
Dal punto di vista economico, i 295 miliardi di dollari previsti dal piano risultano inferiori rispetto ai circa 725 miliardi di dollari che aziende statunitensi come Meta e Microsoft prevedono di destinare all'intelligenza artificiale nel solo 2025. Tuttavia, il confronto diretto è parziale: il dato cinese è distribuito su cinque anni, non include gli investimenti privati di gruppi come Alibaba e Tencent e beneficia di costi di costruzione generalmente inferiori rispetto agli Stati Uniti.
Più che l'entità assoluta delle risorse impiegate, ciò che distingue il progetto è il livello di coordinamento centralizzato. Lo Stato cinese punta, infatti, a mobilitare simultaneamente capitale, infrastrutture energetiche, telecomunicazioni e filiera dei semiconduttori per costruire una piattaforma nazionale dedicata all'intelligenza artificiale.










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4 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoBeh diciamo che se si sono svegliati è grazie a Noi occidentali ecc..
mi sa che ora non li si ferma più.. Beh almeno vendeteci roba almeno a metà prezzo, grazie.
Perché la loro bandiera è rossa e non verde
Stavo sarcasmando
Se non fosse così ogni tecnologia si dovrebbe fermare al limite dei 5-7 nm e quindi lo sforzo cinese dovrebbe andare nella direzione di superare questo limite tecnologico, se stanno penmsando al dopo ovvero a quello che si può costruire con i chip fatti con l'EUV, significa che hanno superato questo problema, come molti indizi facevano supporre.
Reuters parlava del 2030 per avere una macchina EUV funzionante ma sappiamo bvene che gli esperti occidentali e i giornali occidentali non conoscono la realtà cinese e già nell'articolo si diceva che la dirigenza cinese aveva posto come target il 2028 per la realizzazione della macchina.
Se la Cina sta partendo con un progetto così massiccio vuol dire che tutti i colli di bottiglia sono stati superati in qualsiasi settore.
Se non fosse così ogni tecnologia si dovrebbe fermare al limite dei 5-7 nm e quindi lo sforzo cinese dovrebbe andare nella direzione di superare questo limite tecnologico, se stanno penmsando al dopo ovvero a quello che si può costruire con i chip fatti con l'EUV, significa che hanno superato questo problema, come molti indizi facevano supporre.
Reuters parlava del 2030 per avere una macchina EUV funzionante ma sappiamo bvene che gli esperti occidentali e i giornali occidentali non conoscono la realtà cinese e già nell'articolo si diceva che la dirigenza cinese aveva posto come target il 2028 per la realizzazione della macchina.
Se la Cina sta partendo con un progetto così massiccio vuol dire che tutti i colli di bottiglia sono stati superati in qualsiasi settore.
No, non sono ancora stati superati, ma non é necessario usare tutte le ultime tecnologie per avere un infrastruttura AI "autarchica".
Anche usando macchinari DUV, se si lavora sul migliorare il packaging e si accetta un maggior consumo energetico (guardacaso una delle cose sovvenzionate con i nuovi fondi stanziati) si poossono metter su datacenter adeguati alle necessità strategiche della Cina.
Gli EUV arriveranno prima o poi, ma non sono così essenziali.
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