Zuckerberg vuole eliminare tutte le malattie: ecco come l'IA di Biohub può riuscirci
La Chan Zuckerberg Initiative mette le proprie risorse su Biohub, una rete di laboratori che integra intelligenza artificiale e biologia molecolare per creare modelli digitali della vita umana. L'obiettivo: anticipare, prevenire e curare le malattie grazie all'apporto di 10.000 GPU.
di Manolo De Agostini pubblicata il 10 Novembre 2025, alle 14:01 nel canale Scienza e tecnologiaBiohub è la nuova grande scommessa di Mark Zuckerberg e Priscilla Chan per unire frontiera biologica e intelligenza artificiale. La Chan Zuckerberg Initiative (CZI), fondata nel 2016 con l'ambizione di "curare, prevenire o gestire tutte le malattie entro il secolo", ha annunciato di voler concentrare la maggior parte delle proprie risorse su questa rete di laboratori interdisciplinari. L'obiettivo è accelerare in modo radicale la ricerca scientifica per comprendere e sconfiggere le malattie umane, passando da una medicina basata sulla cura a una centrata sulla prevenzione.
Biohub si configura come una piattaforma scientifica unificata, che riunisce scienziati, biologi, ingegneri e specialisti di intelligenza artificiale. La nuova struttura incorpora i team di ricerca della CZI e della società EvolutionaryScale, laboratorio specializzato in IA applicata alle scienze della vita. Il cofondatore di EvolutionaryScale, Alex Rives, assumerà il ruolo di Chief Scientist, guidando un programma integrato che unisce biologia sperimentale, analisi dei dati e modellazione computazionale.
Il piano è ambizioso: costruire un modello predittivo dell'intera biologia umana, partendo dal livello cellulare. Biohub intende creare un "gemello digitale" della cellula, capace di simulare il comportamento cellulare in risposta a virus, farmaci o mutazioni genetiche. Per supportare questa visione, la rete prevede di disporre entro il 2028 di oltre 10.000 GPU dedicate alla modellazione cellulare e alla ricerca su larga scala.
Le linee di ricerca principali di Biohub ruotano attorno a quattro grandi sfide scientifiche:
- sviluppare un modello unificato e basato su IA per prevedere il comportamento delle cellule umane;
- avanzare nelle tecnologie di imaging per osservare processi biologici complessi con una risoluzione senza precedenti;
- creare nuovi strumenti per monitorare e modulare in tempo reale l'infiammazione;
- sfruttare l'IA per riprogrammare il sistema immunitario, anticipando e prevenendo le malattie.
Tra i progetti più ambiziosi spicca il Virtual Immune System, un'iniziativa per modellare digitalmente la complessità del sistema immunitario umano. L'obiettivo è simulare il funzionamento delle difese biologiche, sperimentare terapie immunitarie e prevenire patologie prima che si manifestino.
Biohub ha inoltre annunciato il rilascio di nuovi modelli open source per la ricerca biologica:
- VariantFormer, che traduce variazioni genetche in modelli di attività genica specifici per tessuto;
- CryoLens, sistema di analisi automatizzata di immagini criogeniche ad alta risoluzione;
- scLDM, modello in grado di generare dati cellulari sintetici con realismo senza precedenti.
Questi strumenti si aggiungono a modelli già esistenti come GREmLN, focalizzato sulle reti geniche regolatorie, e rBio, un linguaggio naturale specializzato nel ragionamento biologico. Tutte le risorse saranno rese disponibili alla comunità scientifica in ottica di open science.
Secondo Biohub, l'integrazione tra IA e biologia porterà alla biologia virtuale: un ambiente in cui sarà possibile condurre esperimenti digitali, testare ipotesi e simulare processi biologici con velocità e precisione irraggiungibili nei laboratori tradizionali. L'obiettivo è quindi quello di ridurre drasticamente tempi di scoperta, rendendo possibili "decenni di progresso in pochi mesi".
L'iniziativa, idealmente lodevole, ha subito sollevato qualche polemica. C'è chi parla di "privatizzazione della scienza" e di una possibile manipolazione della ricerca, indirizzandola verso progetti ad alto impatto mediatico ma lontani dai bisogni immediati della sanità globale.










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14 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoL'iniziativa si muove entro un contesto di ricerca e, soprattutto, sistema sanitario completamente privato quale è quello statunitense.
Dunque, quella sollevata non è una polemica, ma una constatazione.
mai visto Johnny Mnemonic? Basta curare le persone, senza davvero guarirle
Non mi sentirei di smentirti, ma credo maggiormente che si sia data una classificazione per malattie che prima venivano liquidate dalla merdosa saggezza popolare con "è un demente" o "è un coglione" (autismo, Tourette, depressione).
Poi, dato che le industrie farmaceutiche ci vivono sui mali degli altri, hai voglia che cambi qualcosa.
Se per quello fanno miliardi anche con gli integratori alimentari che nel 99% dei casi non servono a nulla, quindi campano anche con la creazione di fabbisogni inutili.
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