IA UPGRADE

Foto di Luciano Ballerano Chi sono e cosa ci faccio qui? Mi chiamo Luciano Ballerano, ho passato 18 anni in NVIDIA, prima nel Marketing, poi nelle Pubbliche Relazioni e infine a occuparmi di contenuti e formazione per i partner in tutta Europa. Ho visto la rivoluzione dell’IA nascere dall’interno. Oggi provo a scrivere libri sull’impatto dell’IA su tutti noi, costruisco prodotti AI senza saper programmare (si chiama “vibe coding”, ed è una storia che vi racconterò), e con questa rubrica settimanale voglio fare una cosa sola: aiutarvi a capire cosa sta succedendo davvero con l’IA generativa, senza l’hype di chi vende e senza il cinismo di chi nega.

Tre mesi a scrivere di IA e lavoro: alla fine ne è uscito un libro

Tre mesi a scrivere di IA e lavoro: alla fine ne è uscito un libro

Umani per Ora -- Perché questa volta il lavoro non torna è disponibile su Amazon in paperback, copertina rigida e Kindle (ISBN 9798251736472). Materiali, note, estratti e aggiornamenti su ballerano.com/umani-per-ora

di pubblicata il , alle 09:01 nel canale Scienza e tecnologia
IA Upgrade
 

Questo articolo è diverso dal solito. Da febbraio IA Upgrade è un appuntamento settimanale, di solito su una notizia o un dato del momento, raccontati con un occhio scettico verso la grancassa di settore e con un fastidio piuttosto evidente per i comunicati che si presentano come analisi. Oggi invece scrivo di una cosa che ho fatto in parallelo alla rubrica, e che mi sembra giusto raccontare in modo trasparente.

Una premessa di metodo. Quando si scrive ogni settimana di un tema in evoluzione veloce, l'unica strategia sostenibile è leggere parecchio. Si finisce per accumulare paper accademici, briefing istituzionali, report di ricerca, dichiarazioni di amministratori delegati, tracce legislative, dati di settore. Una parte di questo materiale entra nella rubrica. A un certo punto mi sono accorto che il materiale rimasto fuori dai pezzi era ormai più articolato del materiale usato, e ho accumulato tutti questi spunti in un archivio che con il passare dei giorni è diventato enorme, scoprendo che molti dei temi affrontati in articoli separati erano in realtà capitoli dello stesso ragionamento.

Insomma, alla fine ho scritto un libro. Si chiama Umani per Ora -- Perché questa volta il lavoro non torna, è disponibile su Amazon, in versione cartacea e Kindle. Come scrivevo è venuto fuori in buona parte dal lavoro di documentazione che faccio per queste pagine. Il vantaggio del formato-libro è che gli argomenti dialogano fra loro, prendendo un respiro e una consistenza diversa.

Il libro parte da una constatazione: il copione consolidato delle rivoluzioni tecnologiche degli ultimi due secoli racconta una storia abbastanza semplice. La macchina sostituisce un mestiere, il sistema produttivo ne crea altri, di solito più qualificati e meglio pagati. I tessitori sono diventati operai di fabbrica, gli operai colletti bianchi, i colletti bianchi lavoratori della conoscenza. La narrazione ottimista mainstream usa esattamente questa traiettoria storica per sostenere che andrà così anche stavolta, basta saper aspettare e basta riqualificarsi. Il punto è che le rivoluzioni tecnologiche precedenti hanno automatizzato fatica fisica, gesti ripetitivi, calcolo, archiviazione, mentre la generazione attuale di sistemi di IA sta automatizzando proprio le competenze cognitive che tutta la traiettoria di sostituzione precedente aveva costruito come zona di rifugio. Ragionare, scrivere, analizzare, sintetizzare, sintetizzare di nuovo. Questo cambia il significato della frase "il lavoro torna sempre", perché toglie alla traiettoria storica una delle sue condizioni di possibilità. Il libro chiama questa configurazione paradosso finale e ne tira le conseguenze in forma argomentativa, sviluppando per intero quello che dentro un singolo pezzo di rubrica si può solo accennare.

Da quel paradosso discende il concetto centrale del libro, Ghost GDP. Descrive lo scollamento temporale fra i guadagni di produttività che l'intelligenza artificiale porta nei bilanci aziendali e i costi sociali che ne derivano. I profitti compaiono nel giro di trimestri, sotto forma di margini più alti, costi operativi compressi, mancate assunzioni al posto dei licenziamenti. I costi sociali seguono una dinamica completamente diversa, fatta di ruoli intermedi che si svuotano per anni, percorsi entry-level che si accorciano, transizioni professionali che si fanno più lunghe e più costose, intere coorti di lavoratori che escono dal mercato senza una controparte di reskilling all'altezza. Per un periodo che potrebbe durare a lungo, il PIL e i bilanci raccontano una storia positiva, mentre sotto la superficie si forma un debito sociale che non viene contabilizzato in modo esplicito. Quando la latenza si esaurisce, il conto arriva tutto insieme, e a quel punto le politiche di transizione che si sarebbero dovute costruire prima non ci sono.

I numeri sono già parlanti adesso. Il Fondo Monetario Internazionale stima che nelle economie avanzate il 60%  dei posti di lavoro sia esposto all'impatto dell'IA. Il World Economic Forum, nel Future of Jobs Report 2025, prevede che entro il 2030 ne verranno eliminati 92 milioni nel mondo, mentre ne nasceranno 170 milioni di nuovi. L'aritmetica del netto, presa così, fa pensare che vada tutto bene, ma quei posti eliminati e quei posti creati non sono la stessa cosa, perché richiedono competenze diverse, pagano stipendi diversi e stanno in posti diversi. Il Global AI Jobs Barometer 2025 di PwC, che analizza quasi un miliardo di annunci di lavoro su sei continenti, ha calcolato che fra il 2018 e il 2024 la crescita della produttività nei settori più esposti all'IA è quasi quadruplicata, dal 7 al 27%. Nei settori meno esposti la produttività è rimasta sostanzialmente ferma. È esattamente l'asimmetria che il Ghost GDP descrive.

Sul versante italiano i dati raccontano una storia un po' diversa, e non meno seria. Secondo ISTAT, l'adozione dell'IA nelle imprese con almeno dieci addetti è raddoppiata in un solo anno, passando dall'8,2% del 2024 al 16,4% del 2025. Significa che l'onda d'urto principale, in un sistema produttivo dominato da PMI, deve ancora arrivare per la stragrande maggioranza delle imprese, mentre per la minoranza che la sta vivendo ora la curva di adozione è ripida. Banca d'Italia segnala che il 17,4% delle imprese che adottano l'IA prevede una riduzione del personale, contro il 2% che ne prevede un aumento. Il restante 70% dichiara che non cambierà nulla. Lascio a chi legge la libertà di decidere quanto di quel 70% sia realismo, quanto sia inerzia, e quanto sia una forma di rimozione cortese.

La seconda parte del libro si chiama Il Significato e fa un lavoro che la rubrica non può fare proprio per natura del formato. Sposta l'analisi dal piano economico a quello esistenziale, e indaga cosa succede quando il lavoro, che per un paio di secoli è stato il principale fornitore di identità degli adulti occidentali, smette di svolgere quella funzione. Dentro questa parte trovate il cognitive offloading, ovvero l'esternalizzazione del pensiero verso le macchine, che sembra comoda finché non realizzi che sta atrofizzando proprio le competenze cognitive su cui si reggeva il tuo valore di mercato. C'è la categoria dei "nuovi inutili", le persone tagliate fuori dal mercato del lavoro qualificato a un'età in cui riqualificarsi seriamente è materialmente difficile, e dove la differenza fra teoria del "lifelong learning" e vicende concrete diventa molto visibile. C'è anche, soprattutto, un tentativo di mappa per costruire significato in luoghi che l'occupazione non rifornisce più. Le letture di sfondo sono Weber, Sennett, Gorz, Frankl, Turkle, autori che dentro un libro danno spessore e autorevolezza.

La terza parte del libro si chiama La Risposta e prova a dare orientamenti su tre livelli, individuale, organizzativo, istituzionale. Un capitolo è dedicato alla Legge 132/2025, il primo quadro normativo italiano organico sull'intelligenza artificiale, entrato in vigore il dieci ottobre 2025, che recepisce l'AI Act europeo. Il libro analizza in dettaglio gli articoli che riguardano direttamente il rapporto fra IA e lavoro. Riconosco alla legge meriti reali, dalla trasparenza alla centralità della persona all'obbligo di informazione per i lavoratori sui sistemi di IA usati al loro posto di lavoro. Ne segnalo però quello che a mio avviso è un limite strutturale. La legge si concentra su come l'IA viene usata dentro le aziende, e non affronta le conseguenze macroeconomiche dell'adozione diffusa, né prevede strumenti di intervento rapido sulla riqualificazione professionale di scala adeguata.

Una cosa che nel libro non troverete è un capitolo finale di soluzioni rassicuranti. Non sono convinto di averne, e non mi sembrava onesto fingere il contrario. Quello che troverete, invece, è la voce di chi sta attraversando questa transizione mentre la racconta.

È un'esperienza che riguarda parecchie persone della mia generazione, e che molti non si sentono di condividere ad alta voce, per ragioni comprensibili che hanno a che fare con i mercati del lavoro, con le carriere, con la rete di relazioni intorno.

Raccontare questo momento professionale mentre lo si attraversa è un esercizio scomodo, e io l'ho fatto perché esternare dubbi e incertezze è secondo me un momento catartico, liberatorio, che aiuta a prendere decisioni anche difficili, ma che a lungo andare si posso rivelare positive.

Questa posizione un po' anomala, di insider del settore tech, di senior in transizione, di cittadino italiano che guarda al proprio paese con una certa apprensione, è il punto di vista che mi pareva mancasse nel dibattito nostrano, di solito polarizzato fra accademici che spiegano dalla cattedra e founder di startup che vendono soluzioni.

IA Upgrade è stata in questi mesi anche uno spazio di scambio. Le domande che mi sono arrivate dai lettori, i commenti agli articoli, le testimonianze di chi mi raccontava la propria esperienza, hanno alimentato i temi del libro più di quanto inizialmente sospettassi. Diversi capitoli sono nati da una conversazione cominciata qui dentro, e sono andati avanti grazie alle storie concrete di persone che fanno lavori molto diversi e si pongono le stesse domande.

Devo quindi molto a voi lettori, e ringraziandovi, vi dedico questo libro.

Nota a piè d'articolo: Umani per Ora -- Perché questa volta il lavoro non torna è disponibile su Amazon in versione paperback, copertina rigida e Kindle (ISBN 9798251736472). Materiali, note, estratti e aggiornamenti su ballerano.com/umani-per-ora

7 Commenti
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pengfei09 Maggio 2026, 10:57 #1
Manca solo il codice sconto per i fedeli utenti di hwupgrade
euscar09 Maggio 2026, 11:20 #2
Originariamente inviato da: pengfei
Manca solo il codice sconto per i fedeli utenti di hwupgrade


Divertente questa
windowistaxcaso09 Maggio 2026, 11:42 #3
Originariamente inviato da: pengfei
Manca solo il codice sconto per i fedeli utenti di hwupgrade


Lo avrei fatto, se avessi trovato il modo su Amazon

Comunque vi dò una dritta: se avete un Kindle (ma si può leggere anche da tablet o PC con l'apposita app l'ereader )
c'è la versione KindleUnlimited che è gratuita, e c'è una promo gratuita di due mesi, che si può disdire prima del rinnovo...
fraussantin09 Maggio 2026, 18:05 #4
Originariamente inviato da: windowistaxcaso
Lo avrei fatto, se avessi trovato il modo su Amazon

Comunque vi dò una dritta: se avete un Kindle (ma si può leggere anche da tablet o PC con l'apposita app l'ereader )
c'è la versione KindleUnlimited che è gratuita, e c'è una promo gratuita di due mesi, che si può disdire prima del rinnovo...


Un idea per reinventarsi sfruttando l'ai é anche scrivere un libro sulla AI.


Battute a parte ho il kindle attivo , una lettura un po diversa dal solito ci sta e si prospetta anche interessante.
giovanni6909 Maggio 2026, 18:57 #5
Originariamente inviato da: windowistaxcaso
Lo avrei fatto, se avessi trovato il modo su Amazon

Comunque vi dò una dritta: se avete un Kindle (ma si può leggere anche da tablet o PC con l'apposita app l'ereader )
c'è la versione KindleUnlimited che è gratuita, e c'è una promo gratuita di due mesi, che si può disdire prima del rinnovo...


Non ha importanza; sono troppo analogico... ordinato su carta così risparmio gli occhi e magari apprezzo il profumo della carta e mi rimarrà qualcosa vicino al comodino.

Grazie per l'opera.
windowistaxcaso09 Maggio 2026, 19:09 #6
Originariamente inviato da: giovanni69
Non ha importanza; sono troppo analogico... ordinato su carta così risparmio gli occhi e magari apprezzo il profumo della carta e mi rimarrà qualcosa vicino al comodino.

Grazie per l'opera.

Grazie a te Giovanni!
sbaffo09 Maggio 2026, 19:44 #7
Sempre interessanti i tuoi articoli, anche se qui è un po autopromozionale comunque non guasta essendo in topic.

(la volta scorsa ti avevo scritto in pvt ma l'ho cancellato per fare spazio e non ricordo più cosa dicevo, perciò perdona se mi ripeto. Anzi se ce l'hai ancora me lo rimandi?)

Su questo articolo, e di riflesso sul libro suppongo, qualche osservazione, che non vogliono essere critiche sia chiaro, solo i miei punti di vista.

già dal titolo "...Perché questa volta il lavoro non torna" vedo del pessimismo, o perlomeno dai per certo lo scenario peggiore.
Ma aprendo il tuo link allo studio PWC leggo:
“In contrast to worries that AI could cause sharp reductions in the number of jobs available – this year's findings show jobs are growing in virtually every type of AI-exposed occupation, including highly automatable ones. AI is amplifying and democratizing expertise, enabling employees to multiply their impact and focus on higher-level responsibilities. With the right foundations, both companies and workers can re-define their roles and industries and emerge leaders in their field, particularly as the full gambit of applications becomes clearer.”
sempre da lì:
Job numbers are rising in virtually every type of AI-exposed occupation, even those highly automatable
Contrary to some expectations, the data from the report does not show job or wage destruction from AI.
While occupations with lower exposure to AI saw strong job growth (65%) in recent years (2019-2024), growth remained robust even in more exposed occupations (38%). Within more exposed occupations, jobs can be further divided into ‘automated’ (i.e., the job contains some tasks that AI can carry out) and ‘augmented’ (i.e., where AI helps a human do their job better). Across both classifications between 2019-24, job numbers are growing in every industry analysed, although augmented jobs are generally growing faster.
Wages are growing twice as fast in AI-exposed industries
Wages are growing twice as fast in industries more exposed to AI versus less exposed, with wages rising in both automatable and augmentable jobs.
Jobs which require AI skills also offer a wage premium (over similar roles that don’t require AI skills) in every industry analysed, with the average premium hitting 56%, up from 25% last year. Jobs that require such AI skills also continue to grow faster than all jobs – rising 7.5% from last year, even as total job postings fell 11.3%.

forse questo è solo l'inizio, poi si verificheranno le altre previsioni catastrofiche, ma per ora quelle sono previsioni, questa è la realtà osservata dei fatti.

dopo il pessimismo dato per certo, la tua analisi passa ad un taglio "personale/sociale/esistenziale/psicologico" non macroeconomica. In effetti gli autori che citi sono soprattutto sociologi, con interessi anche nell'economia ma sempre con taglio "sociologico". Il mitico Max Weber de "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo" me lo ricordo dall'università ma soprattutto dal liceo quando mi fu dato da leggere e riassumere per le vacanze (insieme ad altri mattoni), un mattone esagerato, che incubo.
Avrei preferito un taglio più macroeconomico che "micro", per capire se veramente la catastrofe lavorativa arriverà e come.

Tu lo spieghi così: "Quando la latenza si esaurisce, il conto arriva tutto insieme." Ma a parte che non mi è chiarissimo cosa significa latenza in questo caso, direi che è il contrario, il tempo ha sì un ruolo importante ma nel senso che più si diluisce la trasformazione del lavoro più hanno tempo di riqualificarsi i "nuovi inutili", oppure su scala più ampia c'è più tempo per il ricambio generazionale. Non avverrà tutto insieme come sembra di capire dalla tua frase, o almeno si spera.

La rivoluzione industriale con i telai meccanici rese inutilii i tessitori (i principali fautori del luddismo) e molti altri lavori manuali, ma di certo non si misero a studiare per riqualificarsi nel terziario. Non so come andò allora, ma oggi la ricchezza è immensamente superiore e più diffusa di allora. Probabilmente nel mezzo ci furono crisi lavorative simili a quella che si prospetta oggi, sarebbe questo da indagare in ottica macroeconomica prima di fasciarsi la testa, imho. La produttività è sempre stato un bene per l'economia, un obbiettivo da raggiungere per le politiche economiche, ora diventa un nemico? ok forse con l'AI è troppo veloce, ma ne siamo sicuri?

Mi sembra che tu hai una visione dall'interno di uno dei settori più colpiti dall'IA, quello dei softwaristi, perciò sei molto pessimista. Lo capisco bene, da ex analista finanziario che ha vissuto la crisi del 2008, ma il mondo (del lavoro) non è tutto uguale. Forse i softwaristi faranno la fine delle dattilografe, o forse no, ma il mondo è comunque progredito anche senza dattilografe.
Mi torna in mente la domanda che facevi in un precedente articolo, se i junior diminuiscono chi sostituirà i senior? Ma quasi sempre il mondo del lavoro è piramidale, una gran base di junior, meno senior, pochi capi, ecc., che fine facevano prima tutti i junior che non salivano nella scala a piramide? "up or out" era il motto non scritto in certe società.... forse erano troppi ed è meglio che ce ne siano meno fin dall'inizio?

Infine due domande:
- cosa vuol dire questa frase del tuo articolo ? "C'è anche, soprattutto, un tentativo di mappa per costruire significato in luoghi che l'occupazione non rifornisce più."
- sul tuo sito, a proposito di AI act : "Divieti assoluti su scoring sociale e manipolazione subliminale" , mi incuriosice molto e non mi pare se ne sia parlato qui su hwup, un prossimo articolo sull'argomento sarebbe gradito...

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