Stampare il vetro in 3D a 'bassa temperatura'? Ora si può. La nuova tecnica del MIT di Boston
Un team del MIT ha sviluppato una tecnica innovativa per stampare strutture in vetro a basse temperature utilizzando un composto inorganico. Il processo, realizzato tramite stampa 3D e consolidato a soli 250°C, supera le limitazioni dei metodi tradizionali e apre nuove strade nella produzione di dispositivi ottici, microfluidici ed elettronici avanzati.
di Manolo De Agostini pubblicata il 23 Giugno 2025, alle 10:01 nel canale Scienza e tecnologiaI ricercatori del Lincoln Laboratory del Massachusetts Institute of Technology (MIT) hanno compiuto un importante passo avanti nella stampa 3D sviluppando un metodo per realizzare strutture in vetro a basse temperature. Tradizionalmente, la lavorazione del vetro richiede temperature superiori ai 1000°C, rendendo difficile la sua integrazione nei processi di stampa additiva, specialmente in contesti che prevedono materiali sensibili al calore o geometrie complesse.
Il nuovo approccio, definito "low-temperature additive manufacturing", utilizza un composto inorganico - una miscela di silicato di sodio e nanoparticelle di altri materiali - che consente di stampare oggetti simili al vetro a temperature molto più gestibili, pari a circa 250 °C. Questo rende il processo più accessibile, riducendo i costi e ampliando le possibili applicazioni.

La tecnica si basa sulla stampa diretta tramite inchiostri (direct ink writing), dove il materiale viene estruso strato per strato a temperatura ambiente. Successivamente, l'oggetto viene trattato in un bagno d'olio minerale riscaldato, per poi essere pulito con un solvente organico che lascia come risultato una struttura in silice completamente inorganica.
Oltre alla riduzione della temperatura, questa metodologia permette di realizzare forme complesse, difficili o impossibili da ottenere con i metodi convenzionali. Le strutture ottenute mostrano buona stabilità termica, risoluzione elevata e un ridotto grado di restringimento. Sono inoltre in corso ricerche per migliorare la trasparenza ottica del materiale e sviluppare inchiostri capaci di rispondere a stimoli chimici ed elettrici, con applicazioni potenziali in ambito optoelettronico, biomedicale e nei sistemi microfluidici.
Sebbene non sia ancora disponibile sul mercato un "filamento di vetro" per stampanti domestiche, questa innovazione rappresenta un significativo passo verso una stampa 3D sempre più versatile e avanzata, in grado di superare i limiti dei materiali tradizionali come plastica e metallo.










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