Scoperto un terzo esopianeta nel sistema Beta Pictoris, è tra gli esopianeti più deboli mai individuati

Scoperto un terzo esopianeta nel sistema Beta Pictoris, è tra gli esopianeti più deboli mai individuati

Si chiama Beta Pictoris d, ed è il terzo esopianeta nel sistema di Beta Pictoris. La sua particolarità è che è tra gli esopianeti più deboli mai individuati. Un lavoro congiunto tra più team di ricerca e grazie al JWST e a VLT.

di pubblicata il , alle 14:01 nel canale Scienza e tecnologia
ESOESANASA
 

La ricerca di esopianeti è solo all'inizio e, nonostante tutto, ne sono già stati individuati poco più di 6300 (tra quelli confermati). Lo scopo della ricerca non è quello di trovare un'alternativa alla Terra ma piuttosto capire quali siano le tipologie di esopianeti più diffuse nel Cosmo, quali sono le loro caratteristiche e quali potrebbero essere potenzialmente abitabili, anche se su quest'ultimo punto la sfida si fa più ardua.

Una delle ultime novità in merito, riguarda la scoperta dell'esopianeta Beta Pictoris d che orbita intorno alla stella Beta Pictoris (che dà il nome al sistema planetario) insieme ad altri due pianeti già conosciuti in precedenza. La parte interessante è che Beta Pictoris d è cento volte più debole di Beta Pictoris b, il primo scoperto nello stesso sistema, e si colloca tra gli esopianeti più leggeri mai osservati dalla Terra.

Il nuovo esopianeta del sistema Beta Pictoris

La scoperta è avvenuta grazie al Very Large Telescope (VLT) dell'ESO, ma l'esopianeta si è rivelato tutt'altro che facile da individuare. Questo oggetto era infatti nascosto in numerose osservazioni d'archivio risalenti a oltre un decennio fa. Come racconta Ben Sutlieff (Università di Edimburgo) "inizialmente volevamo osservare meglio un pianeta già noto nel sistema, Beta Pictoris b, per vedere come si evolveva nel tempo". Analizzando le immagini, però, il team ha notato qualcosa di inatteso. Markus Bonse (astronomo dell'ESO) ha aggiunto "c'è qualcos'altro lì, l'avete visto?".

esopianeta

I dettagli della scoperta sono stati inseriti all'interno dello studio dal titolo Direct Imaging Discovery of Giant Exoplanet β Pictoris d: A Decade-Long Game of Hide-and-Seek. Per verificare la natura di questo nuovo oggetto, gli studiosi hanno consultato l'archivio dell'ESO, trovando tracce dell'esopianeta Beta Pictoris d in diverse immagini scattate fino a undici anni prima, compresa una in cui risultava appena distinguibile dalla luce del più grande Beta Pictoris b.

esopianeta

Per quanto sia un esopianeta particolarmente debole, non è effettivamente così "piccolo". Beta Pictoris d è infatti un gigante gassoso simile a Giove o Saturno, ma con un'orbita molto più ampia. Mentre gli altri due esopianeti di questo sistema planetario hanno una massa circa dieci volte quella di Giove, l'ultimo scoperto è solo 2,4 volte (± 0,6) più massiccio, il che lo rende uno dei pianeti più leggeri mai fotografati direttamente dalla Terra (la dimensione è di 1,26 raggi gioviani). Ottenere un'immagine diretta di un oggetto così debole rispetto alla sua stella madre rappresenta un risultato di grande rilievo scientifico. La temperatura di Beta Pictoris d sarebbe poi di circa 326°C, quindi relativamente freddo rispetto ad altri giganti gassosi.

La prima osservazione chiara dell'esopianeta, che si trova a 63 anni luce dalla Terra, è stata realizzata con lo strumento ERIS (Enhanced Resolution Imager and Spectrograph) del Very Large Telescope. In parallelo, un gruppo indipendente guidato da Aidan Gibbs, dell'Università della California, ha identificato lo stesso pianeta utilizzando il telescopio spaziale James Webb, pubblicando anch'esso i risultati lo stesso giorno. Le conferme sono arrivate anche da osservazioni precedenti raccolte con lo strumento SPHERE del VLT e con NIRCam del JWST, dati che, una volta noto dove guardare, hanno rivelato la presenza del pianeta fin dall'inizio.

esopianeta

Beta Pictoris diventa così il secondo sistema planetario, dopo HR 8799, in cui vengono fotografati direttamente più di due esopianeti. Sutlieff paragona questi sistemi multipli a un "Santo Graal" per la ricerca, poiché permettono di comprendere quanto possano differire gli esopianeti nati nello stesso ambiente di formazione. Il nuovo pianeta, inoltre, aiuta a spiegare la forma particolare del disco di detriti che circonda la stella. La sua orbita è infatti di circa 26 UA e inclinata di 89° (complanare agli altri due) mentre il disco di polveri si trova a circa 40 UA. Beth Biller (coautrice dello studio) guarda già al futuro: grazie al prossimo Extremely Large Telescope (ELT) dell'ESO, molti altri pianeti di massa ridotta, che oggi rimangono ancora nascosti, potrebbero presto essere scoperti.

0 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - info

Devi effettuare il login per poter commentare
Se non sei ancora registrato, puoi farlo attraverso questo form.
Se sei già registrato e loggato nel sito, puoi inserire il tuo commento.
Si tenga presente quanto letto nel regolamento, nel rispetto del "quieto vivere".

La discussione è consultabile anche qui, sul forum.
 
^