Pubblicazioni scientifiche false in aumento vertiginoso: il fenomeno dei paper mill minaccia la credibilità accademica
Una vasta analisi statistica condotta da ricercatori di Northwestern University documenta una crescita esponenziale della pubblicazione di studi scientifici falsi, prodotti da organizzazioni note come paper mills. L’integrità della ricerca accademica è oggi più che mai a rischio e l'intelligenza artificiale aggrava il problema
di Andrea Bai pubblicata il 06 Agosto 2025, alle 16:04 nel canale Scienza e tecnologiaSulla prestigiosa rivista Proceedings of the National Academy of Sciences è stato pubblicato uno studio che getta luce su un problema piuttosto grave: la diffusione incontrollata di studi scientifici falsi o di scarsa qualità, appositamente realizzati e in grado di mettere in pericolo l'integrità di interi settori della ricerca. Quello che preoccupa maggiormente è la velocità del fenomeno: il numero di articoli sospetti, creati dai cosiddetti "paper mill", sta raddoppiando ogni anno e mezzo, un ritmo dieci volte superiore rispetto alla crescita delle pubblicazioni scientifiche genuine.
Il meccanismo si alimenta anche a causa di una competizione estremizzata nel mondo accademico: con sempre più dottorandi e ricercatori in cerca di posizioni e finanziamenti ridotti, la pubblicazione di articoli ha assunto un valore determinante non solo per la carriera, ma anche per la sopravvivenza stessa nel settore. Questa situazione ha generato, come diretta conseguenza, anche il numero di riviste che accolgono pubblicazioni scientifiche, spesso però senza adeguati controlli di qualità.

In questo scenario i paper mill hanno quindi trasformato la frode scientifica in un vero e proprio business, vendendo la co-paternità di articoli e perfino citazioni, a chiunque voglia impreziosire rapidamente il proprio curriculum. I prezzi variano da poche centinaia a migliaia di dollari in base al ruolo o al posizionamento tra gli autori.
I documenti prodotti dai paper mill spesso presentano numerosi segni di manipolazione o fabbricazione: immagini identiche riciclate tra diversi articoli, testi plagiati (e modificati tramite intelligenze artificiali per eludere i controlli automatici), dati artefatti e conclusioni prive di senso o addirittura fisicamente impossibili. Per aumentare le probabilità di pubblicazione, i gestori dei paper mills non esitano a corrompere editori o ad aggirare il sistema di peer review con recensioni fittizie o pilotate. Le riviste maggiormente colpite sono spesso quelle ad accesso aperto e di recente creazione, dove i controlli editoriali possono risultare meno rigorosi. I paper mill tendono inoltre a concentrarsi su settori della scienza più vulnerabili, come lo studio di alcuni tipi di RNA e la ricerca oncologica, ma la minaccia rischia di estendersi a ogni campo disciplinare.
L’avvento delle tecnologie di intelligenza artificiale generativa non fa altro che acuire il problema, soprattutto con la disponibilità di strumento che permettono di generare da zero dati e immagini pseudo-scientifiche impossibili da smascherare con gli strumenti tradizionali. Inoltre alcuni paper mill già impiegano soluzioni AI per evitare i software anti-plagio o produrre immagini scientifiche “inedite”, rendendo sempre più difficili le verifiche.
Secondo gli autori dello studio il fenomeno è tale da risultare ormai difficile da arginare in maniera efficace: il semplice ritiro degli articoli fraudolenti non riesce a fermare una produzione industriale così massiccia. La soluzione sarebbe quella di investire maggiori risorse nelle verifiche editoriali e di rendere gli autori maggiormente responsabili dei lavori che firmano, anche con l'istituzione di un sistema di divieti temporanei alla pubblicazione pubblicare in caso di condotta scorretta, e rivedere i criteri di valutazione tra pari.









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19 Commenti
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Da un pezzo siamo regrediti.
Villaggio aveva previsto tutto.
Ormai in pochi supererebbero il "test di Franchino".
E parlo del più semplice dei tre.
Quello della cultura spicciola.
Il fatto che venga ripetuta N volte e rilanciata in N siti non significa sia la verità... Dopo il 2020 si dovrebbe averlo capito....
Ma a quanto pare non è così, basti pensare a cosa stanno facendo con il "gretindeal"..E la gente ci crede!
Per fortuna ci sono molti ricercatori/giornalisti/editori che lottano con forza contro questo andazzo.
Consiglio, su X/Twitter, alcuni account da seguire se interessati all'argomento: retractionwatch, predatoryjournals, paper1000fraud, spottingthespot, ecc
Una delle tecniche più "carine" che ho visto finora è quella di usare font bianchi. In pratica, all'occhio umano, sembrano righe vuote, in realtà l'IA le legge e ne viene influenzata.
Il fatto che venga ripetuta N volte e rilanciata in N siti non significa sia la verità... Dopo il 2020 si dovrebbe averlo capito....
Ma a quanto pare non è così, basti pensare a cosa stanno facendo con il "gretindeal"..E la gente ci crede!
Ce ne siamo accorti anche qui, con tutte le bufale e studi fuffa che abbiamo smascherato solo nell'ultimo anno.
Il settore pseudo-scientifico che va per la maggiore in questo momento è quello eco-green-wash-gretin-clim-ecc. e i risultati si sono visti. Aggiungiamo pioggia di finanziamenti a finte onlus che lavorano "per il bene del mondo" (certo, sisi) ma con stipendi da sogno, qualche studio bisogna pur pubblicarlo per giustificare i finanaziamenti, ma non importa come sono fatti tanto non li legge nessuno, al massimo si fermano ai titoli e sottotitoli, spesso non li legge nemmeno chi li pubblica (grafici palesemente errati già a prima vista, che abbiamo beccato).
Purtroppo anche nella ricerca universitaria e scientifica quella vera sta succedendo lo stesso, ma come dice l'articolo se ci fosero pene più severe magari si ridurrebbe un po la fuffa: Se ti beccano la tua carriere è compromessa per sempre, come fosse la fedina penale sporca, per gli spammer radiazione a vita da qualunque settore scientifico o pubblicistico. Vedi che almeno un po si riduce il fenomeno.
Sampre che non si possa introdurre un reato penale apposito...
Stiamo regredendo ad una velocità impressionante.
E purtroppo non era solo una sensazione, ma questo studio lo conferma.
Un mio collega editor di una rivista piuttosto prestigiosa da 2-3 anni riceve molti più articoli di prima, e la maggior parte sono studi condotti e scritti palesemente
con l’IA, senza che gli autori abbiamo reale coscienza delle conclusioni. Semplicemente “ci provano” a farsi pubblicare presunti studi.
E purtroppo, come sottolinea questo articolo, è anche vero che, in generale (non parlo solo di italia) i finanziamenti “di base” sono sempre più scarsi, e ci si deve basare su finanziamenti su base competitiva (grants). Il che da una parte è una cosa buona perché stimola la “competizione” e le nuove idee, dall’altra induce meccanismi e atteggiamenti “publish or perish”, per cui si è portati a pubblicare quanto più possibile, senza badare alla qualità. Questo anche prima dell’avvento dell’IA.
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