IA UPGRADE

Foto di Luciano Ballerano Chi sono e cosa ci faccio qui? Mi chiamo Luciano Ballerano, ho passato 18 anni in NVIDIA, prima nel Marketing, poi nelle Pubbliche Relazioni e infine a occuparmi di contenuti e formazione per i partner in tutta Europa. Ho visto la rivoluzione dell’IA nascere dall’interno. Oggi provo a scrivere libri sull’impatto dell’IA su tutti noi, costruisco prodotti AI senza saper programmare (si chiama “vibe coding”, ed è una storia che vi racconterò), e con questa rubrica settimanale voglio fare una cosa sola: aiutarvi a capire cosa sta succedendo davvero con l’IA generativa, senza l’hype di chi vende e senza il cinismo di chi nega.

Paolo Zaccardi: "Smettere di assumere i giovani è una follia"

Paolo Zaccardi: "Smettere di assumere i giovani è una follia"

CEO e co-fondatore di Fabrick, la piattaforma di open finance del gruppo Sella, unico relatore italiano sul palco di "AI & Business Transformation" a Milano. Terzo incontro durante "WOBI ON - AI & Business Transformation", tenutosi a Milano il 9 giugno.

di pubblicata il , alle 10:01 nel canale Scienza e tecnologia
IA Upgrade
 

La slide che ha fatto rumoreggiare la platea si intitolava "When AI builds itself": l'80% di Claude Code è ormai scritto da Claude Code, e la capacità produttiva dei sistemi di Anthropic è cresciuta di otto volte da marzo a marzo. Nell'intervista successiva con Paolo Zaccardi, CEO e co-fondatore di Fabrick, aggiunge il dettaglio che a me inquieta più dei numeri: leggendo i documenti che Anthropic pubblica, la velocità del self-improvement trimestre su trimestre ha sorpreso per primi quelli che lo stanno costruendo. "La cosa sorprendente è che sia una sorpresa per chi la sta facendo", mi dice, ammettendo di essere rimasto colpito dalla trasparenza con cui l'azienda apre i propri dati, candore incluso.

Zaccardi guida Fabrick, la società del gruppo Sella che fa da piattaforma di open finance e che ha tra i suoi investitori Mastercard. Il suo intervento si intitolava "The Invisible Advantage" e teneva insieme tre forze che stanno convergendo: embedded finance, intelligenza artificiale e agenti autonomi. Il mercato dell'embedded finance, dati Mordor Intelligence citati sul palco, vale oggi 156 miliardi di euro e supererà i 450 entro il 2031.

L'automazione è un fatto compiuto

Il punto di partenza del talk è che discutere di automazione non ha più molto senso, perché è già qui. Waymo, numeri proiettati in sala: 500.000 corse pagate a settimana, 14 milioni di viaggi nel solo 2025, una crescita di dieci volte in meno di due anni, e un sistema che prende migliaia di micro-decisioni al secondo. Sul palco è passata anche la citazione di Jensen Huang dal Computex di giugno: "ogni dispositivo edge diventerà autonomo". Per Zaccardi l'IA va trattata come il nuovo sistema operativo delle persone e delle aziende, e ormai la domanda interessante, dice, è cosa automatizzare: i processi attuali così come sono, oppure processi nuovi, riprogettati tenendo l'uomo al centro.

La trappola di Turing

Quando gli chiedo dei licenziamenti legati all'IA, Zaccardi sposta il discorso su come le aziende misurano l'adozione: quasi tutte la misurano in riduzione di personale. "Il primo metro che metti è: ho successo se l'anno prossimo, invece di 3.000 persone per fare la stessa cosa, ne ho 2.500". E il modo più indolore per ridurre è noto: "non c'è miglior modo di sostituire le persone che non assumerle, perché non hai nessuna frizione". Il riferimento che mi gira è il saggio di un economista di Stanford, Erik Brynjolfsson: la trappola di Turing, l'ossessione per sistemi che replicano gli umani invece di estenderli, con incentivi distorti che premiano la sostituzione anche quando l'aumento delle capacità creerebbe più valore.

La domanda giusta, per Zaccardi, sarebbe un'altra: "io, con le mie persone educate in maniera diversa, riesco a fare l'otto per uno che fa Anthropic?". Ammette che un prezzo si paga comunque, la classica curva a J in cui i risultati peggiorano prima di migliorare. E sull'Italia delle micro-imprese, che per dimensioni e regole si muoverà più lentamente, vede un paradosso: se le grandi aziende americane scelgono la strada brutale dei layoff e noi non scegliamo nessuna strada, quella curva non la imbocchiamo mai.

Entry-level, pensiero critico e il framework EPOCH

Sul palco è passata la domanda di Peter Norvig (Stanford HAI): se l'IA fa il lavoro che addestrava i junior, da dove arriverà la prossima generazione di senior? Accanto, un dato attribuito al World Economic Forum: negli Stati Uniti i lavori entry-level sono calati del 35% in diciotto mesi, in gran parte per effetto dell'IA. Quando gli chiedo se concorda con i dirigenti americani che definiscono folle bloccare le assunzioni dei giovani, la risposta arriva senza giri: "è una follia". Il suo ragionamento: se un junior entra per programmare e il sistema programma già meglio di lui, non ha senso che entri; se entra con una capacità critica, con la comprensione delle complessità, può fare leva dal primo giorno su un sistema automatizzato.

La parola che torna è formazione, dentro e fuori le aziende. Cita il framework EPOCH del MIT (lo firmano Isabella Loaiza e Roberto Rigobón), che mappa le capacità dove gli umani restano avanti: empatia, presenza, giudizio, creatività e speranza, intesa come visione. E racconta di un professore del New Jersey conosciuto a un retreat con Stanford HAI: la sua università sta riprogettando i corsi in modo che non esista programma senza pensiero critico, dialogo socratico e comunicazione dinamica dentro. Per Zaccardi il pensiero critico ha una funzione precisa nell'era della delega all'IA: comprendere i contesti, migliorare il giudizio e ridurre i bias, "il vero grande rischio della delega", con il vecchio caso del recruiting di Amazon a fare da monito. Ne uscirà cambiato anche l'HR, dice, che dovrà coltivare quella che chiama intelligenza contestuale.

Se l'agente paga la cosa sbagliata, chi ci mette i soldi?

Il pezzo più fintech del talk riguarda i pagamenti agentici, software che pagano da soli su obiettivi dati. L'esempio in slide: il volo è in ritardo di tre ore, l'agente attiva la copertura assicurativa, presenta il reclamo e accredita il rimborso, tutto prima che tu abbia aperto l'app. Le stime proiettate parlano di un 90% del commercio B2B intermediato da agenti entro il 2028 (Gartner) e un 30% del B2C entro il 2030 (Deloitte), e già nel Black Friday americano del 2025 circa metà delle intenzioni di acquisto nasceva da ricerche su LLM.

A quel punto gli ho fatto la domanda che farebbe qualunque cliente italiano: se l'agente paga la cosa sbagliata, chi ci mette i soldi e chi si prende la colpa? La risposta è da persona che il problema lo maneggia: i profili di responsabilità non sono ancora normati, ma i meccanismi tecnici per definirli esistono già. Si chiama Verifiable Intent, protocollo open source lanciato da Mastercard con Google: l'utente definisce un intent, cioè obiettivi, confini, budget e condizioni, l'intent viene tokenizzato sui binari già esistenti dei circuiti delle carte, l'agente esegue il pagamento dentro quei confini e il merchant verifica l'intent prima di vendere, con tutto tracciato. Dentro i confini la responsabilità è di chi acquista; cambia se l'agente esce dal perimetro o se il merchant salta la verifica. Da qui la slide del faro che riassume la sua tesi sulla fiducia: "più l'IA diventa invisibile, più la fiducia deve diventare visibile". E quella, ancora più asciutta, sul vantaggio competitivo: "la transazione è il punto di arrivo, il vantaggio si costruisce prima".

A fine intervista, visto che era l'unico italiano della giornata, gli ho regalato una copia del mio libro, che ragiona proprio su questo: cosa resta agli umani mentre l'IA si prende i compiti. Ci siamo lasciati con la domanda con cui ha chiuso il palco, che è poi il motivo per cui valeva la pena esserci: "non cosa possiamo fare con l'IA, ma cosa vogliamo realmente diventare grazie all'IA".

E lì, almeno per ora, non c'è agente a cui delegare.

1 Commenti
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mozzarello13 Giugno 2026, 10:21 #1
Brace yourselves winter is coming

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