Josef Aschbacher (direttore generale dell'ESA) ribadisce la necessità dell'Europa di avere maggiore autonomia nello Spazio
Josef Aschbacher (direttore generale dell'ESA) ha ribadito in un lungo articolo pubblicato in queste ore la necessità per l'Europa di avere una maggiore autonomia nelle attività di esplorazione spaziale senza affidarsi sempre a partner esteri.
di Mattia Speroni pubblicata il 18 Maggio 2026, alle 20:45 nel canale Scienza e tecnologiaESANASARoscosmos
Lo Spazio sta assumendo sempre maggiore importanza, sia dal punto di vista strategico-militare, economico oltre che scientifico. Non solo agenzia spaziali ma anche diverse società private stanno guardano a ciò che c'è fuori dall'atmosfera terrestre per realizzare profitti creando un'economia spaziale che, si spera, sarà sostenibile sul lungo periodo. L'Europa ha un ruolo di rilievo a livello internazionale ma soffre da anni della mancata autonomia (e minori investimenti) che sarebbe auspicabile in un settore di questo tipo. USA e Cina sono molto più avanti mentre la Russia affronta le difficoltà dell'economia di guerra e l'India sta crescendo a un ritmo interessante. Josef Aschbacher (direttore generale dell'ESA) ha richiamato l'attenzione sul futuro dell'esplorazione spaziale europea, in vista di un futuro sempre più competitivo e non necessariamente più unito.

L'articolo di Josef Aschbacher, pubblicato su LinkedIn, inizia ricordando le modifiche che la NASA ha proposto al programma Artemis e che "segnalano un rapido cambiamento nel panorama dell'esplorazione spaziale umana", come dichiarato dall'alto dirigente. Due sono gli esempi emblematici. La decisione di sospendere a tempo indefinito il Lunar Gateway (sostanzialmente cancellandolo) e cancellando la missione Mars Sample Return, entrambi progetti in partnership con l'ESA, hanno sconvolto i piani europei di esplorazione lunare. Come scritto da Aschbacher "l'Europa è diventata troppo esposta a decisioni che sfuggono al suo controllo".
In tempi meno recenti, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, è stato evidente che anche la Russia costituiva un problema dal punto di vista della collaborazione in ambito spaziale ritardando alcune missioni, con il lancio del rover marziano Rosalind Franklin (che ora ha il supporto della NASA).
Josef Aschbacher e il ruolo dell'Europa nello Spazio
Come sappiamo l'Europa non ha mai avuto una navicella spaziale che supportasse missioni umane nello Spazio, ma si è sempre affidata ai partner internazionali, come NASA e Roscosmos (rispettivamente con Space Shuttle, Crew Dragon e Soyuz). Josef Aschbacher ha aggiunto che "l'Europa deve decidere se preferisce dipendere da altri per inviare i suoi esploratori nello Spazio o assumere il suo ruolo di potenza spaziale a pieno titolo. Come direttore dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA), sono convinto che il volo spaziale umano autonomo non sia un lusso. È un punto fermo necessario affinché l'Europa possa garantire la propria libertà di sfruttare i vantaggi scientifici, economici, strategici e geopolitici dello spazio e di ispirare una nuova generazione a plasmare il futuro dell'Europa".

Secondo il direttore generale dell'agenzia, nonostante l'impegno dei vari stati che partecipano alle decisioni dell'ESA, non si è mai giunti a una piena autonomia nell'esplorazione umana. Attualmente non ci sono ancora piani concreti per risolvere la situazione e ci vorranno anni anche nel caso qualcosa cambiasse, ma prima di tutto occorre che ci sia una volontà politica forte (che potrebbe veicolare i fondi necessari).
Aschbacher ricorda i successi di programmi come quello di osservazione terrestre (Copernicus) o di posizionamento globale (Galileo) mentre sono molte le missioni scientifiche alle quali l'ESA ha contribuito a livello internazionale. "Le partnership e la cooperazione internazionale sono i pilastri dell'approccio europeo allo spazio e questo non cambierà. La reputazione di affidabilità dell'ESA si è costruita rispettando gli impegni presi nei tempi previsti e con le massime prestazioni. [...] Tuttavia, dobbiamo fare attenzione a non lasciare che la cooperazione si trasformi in dipendenza", ha dichiarato.

La possibilità di collaborare con agenzie internazionali ma anche tra i vari stati europei viene vista come una nota positiva pur esponendo l'Europa a un rischio "questa forza esiste solo se agiamo insieme. La frammentazione ci indebolisce; l'unità ci rafforza".
L'articolo di Josef Aschbacher si chiude con una serie di domande "se non ora, quando? Se non l'ESA, chi? La storia non aspetterà che l'Europa si senta a suo agio e pronta; andrà avanti con o senza di noi. La scelta che si presenta all'Europa è chiara: siamo noi a guidare la rotta o siamo semplici passeggeri? Abbiamo tutto ciò che ci serve. Ciò che manca sono la fiducia e la volontà politica di agire".

L'Europa dovrebbe sfruttare la sua conoscenza nel campo aerospaziale per attrarre molti più finanziamenti interni (ed esteri) ottimizzando i flussi di lavoro per essere più efficienti e riducendo i tempi di sviluppo. Un esempio potrebbe essere quello di SpaceX ma anche di Blue Origin o Rocket Lab se si guarda agli USA, ma anche alle crescenti società private cinesi che stanno sviluppando vettori e capsule. Incrementare i fondi disponibili e utilizzarli al meglio sarà una priorità, sfruttare le collaborazioni e non doversi appoggiare ad altri stati per capsule human-rated sarà fondamentale. È stato perso molto tempo e il ritardo accumulato è grande ma l'Europa deve tornare ad avere un ruolo di primo piano non lasciandosi superare da altre nazioni nella nuova corsa allo Spazio. Uno dei limiti più grandi sarà quello di agire come un'unica entità mentre nel recente passato gli stati europei si sono ostacolati a vicenda disperdendo energie.









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