Il telescopio spaziale James Webb ha analizzato l'esopianeta TRAPPIST-1 e

Il telescopio spaziale James Webb ha analizzato l'esopianeta TRAPPIST-1 e

Utilizzando lo strumento NIRSpec del telescopio spaziale James Webb, gli scienziati hanno cercato di capire se l'esopianeta TRAPPIST-1 e possieda o meno un'atmosfera secondaria in grado di permettere l'esistenza di acqua liquida sulla superficie.

di pubblicata il , alle 15:36 nel canale Scienza e tecnologia
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L'immagine del giovane ammasso stellare Pismis 24 catturata dal telescopio spaziale James Webb lascia sicuramente senza fiato per la sua bellezza, anche chi non è appassionato di astronomia. Gli scienziati stanno utilizzando il JWST anche per raccogliere moltissime informazioni sugli esopianeti così da avere un quadro migliore delle loro caratteristiche. Una delle ultime novità riguarda l'esopianeta TRAPPIST-1 e.

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Il sistema planetario TRAPPIST-1 è tra i più studiati e comprende sette esopianeti rocciosi che orbitano attorno a una nana rossa rappresentando quindi una scelta ideale per cercare di trovare mondi simili alla Terra, dove potenzialmente si potrebbe sviluppare la vita. TRAPPIST-1 e ha suscitato particolare interesse perché la sua distanza dalla stella sarebbe idonea per trovare acqua liquida sulla superficie non essendo troppo caldo o troppo freddo. Questo però rimane vincolato alla presenza di un'atmosfera per consentire le corrette condizioni e stabilità.

Grazie al telescopio spaziale James Webb è stato possibile raccogliere dati che sono stati inseriti in due studi scientifici, il primo con titolo JWST-TST DREAMS: NIRSpec/PRISM Transmission Spectroscopy of the Habitable Zone Planet TRAPPIST-1 e mentre il secondo ha titolo JWST-TST DREAMS: Secondary Atmosphere Constraints for the Habitable Zone Planet TRAPPIST-1 e.

Il telescopio spaziale James Webb e le analisi dell'esopianeta TRAPPIST-1 e

Sfruttando lo strumento NIRSpec (Near-Infrared Spectrograph) del JWST e utilizzando il metodo del transito è stato possibile raccogliere nuove informazioni su questo oggetto celeste. Attualmente è stato possibile analizzare solo quattro transiti, potendo così avere solo quantità limitate di dati.

Nonostante tutto i ricercatori pensano che TRAPPIST-1 e non abbia la sua atmosfera primaria o originale. La motivazione potrebbe essere legata all'attività della stella TRAPPIST-1 che, a causa delle sue emissioni, potrebbe aver spazzato via un'atmosfera formata da idrogeno ed elio. Questo però non esclude la possibilità che ci sia un'atmosfera secondaria, più pesante e quindi più resistente agli eventi avversi. Non è però chiaro se questo esopianeta la possegga o l'abbia mai posseduta.

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I dati del telescopio spaziale James Webb tenderebbero non possono confermare la presenza di un'atmosfera simile a quella di Marte o Venere (ricca di anidride carbonica) ma non la escludono completamente. Bisogna però considera che una nana rossa si comporta in maniera molto diversa da una nana gialla (come il Sole) e che quindi gli scienziati devono basarsi su ipotesi e modelli differenti rispetto a quelli applicabili nel Sistema Solare. Nikole Lewis (professore associato di astronomia alla Cornell University) ha dichiarato in merito "TRAPPIST-1 è una stella molto diversa dal nostro Sole, e quindi il sistema planetario intorno a essa è anche molto diverso, il che sfida sia le nostre ipotesi osservative che teoriche".

Tra le ipotesi c'è quella che TRAPPIST-1 e abbia un'atmosfera con anidride carbonica che creerebbe un effetto serra così che l'acqua sulla superficie possa rimanere liquida. Potrebbe esserci un oceano globale ma anche coprire un’area più piccola dell'esopianeta per via del blocco mareale così che ci sia sempre la stessa faccia rivolta verso la stella.

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Gli scienziati stanno anche impiegando nuovi metodi di studio che comprendono l'analisi in sequenza di TRAPPIST-1 b (il più vicino alla stella e presumibilmente senza atmosfera) e a breve distanza di tempo di TRAPPIST-1 e. Analizzando i dati raccolti per entrambi gli esopianeti è possibile capire quali appartengano all'atmosfera del secondo e non legati così alla stella. Ana Glidden (ricercatrice post-dottorato del Massachusetts Institute of Technology) ha sottolineato che questi sono solo le prime prove di queste tecniche di analisi sfruttando il JWST e c'è ancora molto da fare e da capire.

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