Il telescopio spaziale James Webb e Chandra osservano un buco nero molto distante
Grazie ai dati rilevati dal telescopio spaziale James Webb e e dal telescopio spaziale Chandra è stato possibile osservare il buco nero con emissione di raggi X più distante mai rilevato (dopo soli 470 milioni di anni dal Big Bang).
di Mattia Speroni pubblicata il 06 Novembre 2023, alle 21:05 nel canale Scienza e tecnologiaNASA
Quando scriviamo del telescopio spaziale James Webb solitamente ci riferiamo ad analisi condotte "in solitaria" senza l'ausilio di altri telescopi. In realtà la collaborazione tra diversi telescopi non è così strana o inusuale e questa volta il JWST ha aiutato Chandra, un telescopio spaziale che osserva i raggi X a individuare un buco nero molto distante.

Secondo quanto riportato, grazie a Chandra è stato possibile rilevare il buco nero più distante mai osservato sfruttando l'emissione a raggi X. Essendo così lontano dalla Terra è stato possibile vedere una delle fasi iniziali di questo oggetto celeste quando la sua massa era similare a quella della galassia che lo ospita (chiamata UHZ1) posizionata dietro l'ammasso di galassie Abell 2744.

Per capire quanto questo buco nero sia lontano nello spazio e nel tempo, bisogna considerare che era in una fase di crescita circa 470 milioni di anni dopo il Big Bang. In particolare l'ammasso di galassie Abell 2744 si troverebbe a circa 3,5 miliardi di anni luce dalla Terra mentre la galassia UHZ1 sarebbe lontana 13,2 miliardi di anni luce (quando l'Universo aveva il 3% dell'attuale età).
Chandra ha osservato l'emissione nei raggi X dove sono stati trovati gas particolarmente caldi che hanno fatto pensare a un buco nero in accrescimento all'interno di UHZ1. Come in altri casi è stata sfruttata una lente gravitazionale fornita dall'ammasso Abell 2744 che ha ingrandito di quattro volte la zona d'interesse.

L'interesse dei ricercatori riguarda l'Universo primordiale e la sua evoluzione. In particolare come i buchi neri supermassicci possano arrivare ad avere le masse rilevate. Le ipotesi riguardano il collasso di grandissime nubi di gas con massa da oltre 10 mila masse solari oppure dalla fusione di buchi neri stellari da almeno 10 masse solari.
Il buco nero trovato nella galassia UHZ1 dovrebbe aver avuto una grande massa già in origine (tra i 10 e i 100 milioni di masse solari). Come scritto sopra, i buchi neri supermassicci che conosciamo e che sono più recenti hanno solitamente un decimo della massa complessiva della galassia ospite, mentre quello di UHZ1 ha una massa che è circa la metà. Questo farebbe pensare che la sua formazione sia legata al collasso di grandi nubi di gas. Serviranno ulteriori dati prima di trarre delle conclusioni ancora più dettagliate sull'origine di questo buco nero, ma l'Universo primordiale potrebbe essere un po' meno oscuro, ora.










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1 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoQuesto da un'ulteriore risposta alla teoria che i buchi neri supermassicci, attorno a cui si sono poi aggregati i sistemi stellari e i gas, si siano formati non dal collasso di supergiganti primeve ma direttamente da grandi nubi di gas già all'inizio della fase di reionizzazione.
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