Eni rafforza la collaborazione con CFS sulla fusione nucleare: l'impianto-prototipo operativo nel 2025
Eni ha rafforzato la partnership con CFS sulla fusione nucleare: si punta a creare il primo impianto prototipale nel 2025, mentre per la prima centrale elettrica industriale capace di immettere elettricità in rete bisognerà attendere i primi anni del 2030.
di Manolo De Agostini pubblicata il 10 Marzo 2023, alle 09:11 nel canale Scienza e tecnologiaENI
Eni continua a credere nell'energia da fusione nucleare e per questo ha potenziato la sua collaborazione con Commonwealth Fusion Systems (CFS), spin-off del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston. Il "cane a sei zampe" ha siglato un "Collaboration Framework Agreement" con CFS al fine di accelerare l'industrializzazione dell'energia da fusione implementando nell'intesa le proprie competenze, utili a traghettare la tecnologia dalla ricerca al mercato.
Eni è stata tra le prime a credere nel progetto, investendovi nel 2018 e conservando una quota rilevante. Nel settembre 2021 CFS ha raggiunto un tappa fondamentale dello sviluppo tecnologico, dimostrando che la fusione a confinamento magnetico ha un futuro: per la prima volta, un grande elettromagnete superconduttore ad alta temperatura fu portato a un'intensità di campo di 20 tesla, il più potente campo magnetico del suo genere mai creato sulla Terra.

Il campo magnetico serve ad assicurare il confinamento del plasma nel processo di fusione e contribuirà al raggiungimento dell'energia netta da fusione in un futuro impianto dimostrativo. Caratteristica della partnership tra CFS e la multinazionale controllata dallo stato italiano è "l'approccio pragmatico e progressivo finalizzato ad ottenere l'applicazione industriale della tecnologia della fusione a confinamento magnetico nel prossimo decennio".
SPARC, che punta ad essere il primo impianto pilota a confinamento magnetico al mondo a produzione netta di energia da fusione, è in costruzione e sarà operativo entro il 2025. Si prevede che SPARC, a sua volta, farà da banco di prova per lo sviluppo di ARC: la prima centrale elettrica industriale da fusione in grado di immettere elettricità in rete, che dovrebbe essere operativa nei primi anni del 2030.
"Vedremo realizzata la prima centrale elettrica di CFS basata sulla fusione a confinamento magnetico all'inizio del prossimo decennio, avendo poi davanti a noi quasi vent'anni per diffondere la tecnologia e raggiungere gli obiettivi di transizione energetica al 2050. Questo vorrà dire disporre a livello industriale di una tecnologia in grado di fornire grandi quantità di energia senza alcuna emissione di gas serra prodotta in modo sicuro, pulito e virtualmente inesauribile fornendo un contributo sostanziale alla transizione energetica. Per questo siamo di fronte a una potenziale svolta tecnologica epocale", ha dichiarato l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi.
"Da diversi anni Eni sta ponendo la leadership tecnologica, con un approccio di neutralità e diversificazione, alla base del proprio percorso di decarbonizzazione. Consapevoli del grande valore strategico di questa tecnologia e della solidità di CFS, fin dal 2018 Eni ha investito nella società ed è stata la prima azienda energetica ad impegnarsi concretamente in questo settore. Oggi rafforziamo ulteriormente questa collaborazione con le nostre competenze ed esperienza con l’obiettivo di accelerare il più possibile il percorso di industrializzazione della fusione".
Nel dettaglio, l'accordo di cooperazione prevede un lavoro congiunto per accelerare lo sviluppo industriale di ARC, una serie di progetti attualmente in fase di sviluppo che includono supporto operativo e tecnologico, esecuzione progettuale attraverso la condivisione di metodologie mutuate dall'industria energetica, nonché rapporti con gli stakeholder.
L'energia da fusione nucleare, riproducendo i meccanismi che si verificano nelle stelle, garantisce una grande quantità di energia virtualmente inesauribile, pulita e priva di carbonio per generare elettricità e contribuire in modo determinante alla transizione dai combustibili fossili.










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11 Commenti
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E' da quando sono bambino che "la fusione sarà una realtà entro 40 anni". Mi auguro che gli investimenti portino a risultati al più presto, ma per ora nessuno ha dimostrato di poter risolvere tutti i problemi di un reattore commerciale
Certo le date appaiono un po' ottimistiche, ma anche fosse 2035 sarebbe una gran cosa.
Adesso che il mondo è affamato più che mai di energia,vedo che investimenti sullo sviluppo della fusione e sulle rinnovabili si sono moltiplicati.
Sono ottimista,ci sono risultati in giro per il mondo sempre più incoraggianti,e, la potenza di calcolo degli elaboratori che serve per progettare ste cose sono sempre in aumento,quindi penso che siamo già a un buon punto.
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