Blue Origin scarta l'idea della nave dove far atterrare i suoi razzi spaziali New Glenn
Blue Origin non farà atterrare il primo stadio dei suoi razzi New Glenn sulla nave cargo modificata Jacklyn. La società di Jeff Bezos ha cambiato strategia e probabilmente si affiderà a droneship simili a quelle impiegate da SpaceX.
di Mattia Speroni pubblicata il 18 Agosto 2022, alle 07:01 nel canale Scienza e tecnologiaBlue Origin
Attualmente, quando si pensa a Blue Origin la si ricollega ai voli spaziali sub-orbitali realizzati con il razzo New Shepard. Recentemente è stata completata con successo la sesta missione operativa che ha consentito ad alcuni fortunati facoltosi di arrivare fino a oltre 100 km di quota. Ma il turismo spaziale è solo una parte dell'attività della società di Jeff Bezos che serve per finanziare (e per testare) la ben più profittevole operazione legata a New Glenn.

New Glenn è un razzo spaziale completamente riutilizzabile che sta vedendo la luce in questi anni e che sarà più grande di un Falcon 9 ma più piccolo di Starship (se si prendono come paragoni due soluzioni di SpaceX). La sua gestazione è stata ben più lunga del previsto e si sa ancora molto poco di come sarà e di quali saranno le sue potenzialità. Il primo volo è previsto per il 2023, ma c'è molto scetticismo su questa possibilità.
Blue Origin e la nave per far atterrare i razzi New Glenn
Come scritto sopra, New Glenn è un vettore completamente riutilizzabile e questo significa che sia primo stadio che secondo stadio potranno essere recuperati e riutilizzati più volte. Lo scopo è seguire l'idea di SpaceX con i Falcon 9, ma aggiungendo le capacità di Starship (anche se il design sarà comunque diverso da quest'ultima). Il risultato dovrebbe essere un razzo spaziale che sarà relativamente economico da far volare incrementando al contempo la cadenza di lancio.

Una delle soluzioni scelte era quella di realizzare una nave in grado di fornire una piattaforma di atterraggio per il primo stadio di Blue Origin New Glenn (sulla falsariga delle droneship di SpaceX). La società aveva già acquistato una grande nave da carico, chiamata Stena Freighter, poi ribattezzata Jacklyn, nome della madre di Bezos. Le sue dimensioni sono pari a 180 metri di lunghezza e 25 metri di larghezza permettendo operare agilmente anche con mare non troppo calmo.
Sembra però che Blue Origin abbia cambiato idea. Nonostante le modifiche alla nave fossero già in corso (l'acquisto risale al 2018), questo piano è stato accantonato in quanto non ritenuto più idoneo alle esigenze della società. Al suo posto potrebbero arrivare delle chiatte senza equipaggio di dimensioni probabilmente superiori.

Come riportato da Space News la nave ora dovrebbe essere smantellata in Texas in quanto le modifiche sono state troppo grandi per poterla far tornare a essere una nave cargo. Un portavoce della società ha aggiunto che "Blue Origin si impegna a garantire un accesso allo Spazio sicuro ed economico e, dopo un'attenta considerazione, ha deciso di abbandonare il Jacklyn come soluzione di atterraggio".
Bisogna ricordare che Blue Origin, per il razzo New Glenn, ha già un contratto con Amazon per la realizzazione della costellazione satellitare Project Kuiper, inoltre rifornirà la stazione spaziale Orbital Reef e potenzialmente anche la Axiom Station di Axiom Space. Inoltre, se il vettore sarà effettivamente economico, potrebbe ricevere altri contratti da agenzie spaziali (NASA) o società private.
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