Chrome: ritorna il 'www' negli URL, ma non durerà per molto tempo

Chrome: ritorna il 'www' negli URL, ma non durerà per molto tempo

Con Chrome 69 Google aveva rimosso i prefissi "www" e "m" dagli URL visionati nella barra degli indirizzi, ma è dovuta tornare sui propri passi in seguito alle lamentele degli utenti

di pubblicata il , alle 14:41 nel canale Programmi
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Google è tornata sui suoi passi per quanto riguarda la decisione di eliminare il "www" dalla barra degli indirizzi di Chrome, soprattutto dopo che la scelta aveva causato un certo vociare ed è stata protagonista di diverse discussioni pubbliche. La compagnia aveva sorpreso tutti eliminando il "www." (o il "m." per i siti mobile) dagli URL dei siti su Chrome 69 perché venivano considerati semplicemente dei "futili sottodomini". Chiaro è che la novità ha destato diverse perplessità.

Con il nuovo formato per i siti web il nome stesso delle varie pagine appare più chiaro e intuitivo, tuttavia l'omissione del "www" può esporre gli utenti a minacce di phishing, con due nomi diversi di siti altrettanto diversi che potrebbero apparire praticamente identici. Un esempio potrebbero essere i siti www.pool.ntp.org e pool.ntp.org, URL differenti che su Chrome 69 apparivano nella medesima forma privata di www. Allo stesso modo m.tumblr.com, che non ha nulla a che fare con Tumblr, nella barra degli indirizzi appariva indistinguibile da quest'ultimo.

È chiaro che questa "feature" potrebbe essere sfruttata da utenti malintenzionati, facendo credere ai visitatori di trovarsi in un sito diverso da quello su cui effettivamente stanno navigando. C'è da dire che anche Safari di Apple nasconde "www" e "m" nella barra degli indirizzi, feature che sui Mac non ha mai creato dubbi o insicurezze. Chrome ha tuttavia un'influenza ben maggiore sul web, ed è probabilmente proprio il suo dominio sul mercato dei browser che ha fatto crescere le preoccupazioni sulla novità. Ci sono inoltre alcuni utenti che credono che la novità sia legata al tentativo di spingere il sottodominio AMP di Google, ed aumentarne la visibilità.

Google ha risposto a tutte le preoccupazioni ripristinando il "www" su Chrome 69, tuttavia non sarà per molto tempo: "In Chrome M69 abbiamo rilasciato un cambiamento per nascondere dei sottodomini www ed m specifici nella omnibox. Dopo aver ricevuto alcuni feedback dalla community sui cambiamenti, abbiamo deciso di ripristinare la situazione iniziale sulla M69 di Chrome per desktop e Android", ha dichiarato Emily Schechter in questi giorni sul bug tracker di Chromium. Già a partire da Chrome 70, tuttavia, il browser ritornerà a nascondere il sottodominio "www", mentre quelli con "m." verranno ancora riprodotti.

Google non vuole standardizzare il modo in cui i browser trattano i sottodomini www ed m, tuttavia vuole iniziare una discussione pubblica con gli enti che si occupano degli standard del web e con gli utenti della community in modo da capire come affrontare la situazione.

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10 Commenti
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lcfr19 Settembre 2018, 14:52 #1
Saranno pure "futili sottodomini" ma, finché il loro mascheramento può essere fonte di pericoli per l'utente, mi sembra sciocco e presuntuoso pensare di nasconderli.
ripe19 Settembre 2018, 15:12 #2
Mi spiegate come mai m.tumblr.com non ha niente a che fare con Tumblr?
Tedturb019 Settembre 2018, 15:21 #3
Originariamente inviato da: ripe
Mi spiegate come mai m.tumblr.com non ha niente a che fare con Tumblr?


a me sembra tumblr.
19ouch8319 Settembre 2018, 16:05 #4
Originariamente inviato da: ripe
Mi spiegate come mai m.tumblr.com non ha niente a che fare con Tumblr?


m.tumblr.com NON è, come farebbe pensare la URL (e come Chrome la interpretava), la versione "mobile" di Tumblr (come ad esempio capita per m.facebook.com), bensì la pagina dell'utente "m" di Tumblr.
giuliop19 Settembre 2018, 16:11 #5
Originariamente inviato da: ripe
Mi spiegate come mai m.tumblr.com non ha niente a che fare con Tumblr?


Ovviamente tutto quel pezzo di “articolo” non ha il minimo senso: chi possiede il dominio tumblr.com è l’unico che può creare dei sottodomini, e quindi l’unico modo per cui m.tumblr.com potrebbe non avere niente a che fare con tumblr.com sarebbe perché Tumblr stessa (ovvero chi possiede il dominio) ha deciso di ‘imbrogliarti’.
giuliop19 Settembre 2018, 16:15 #6
Originariamente inviato da: 19ouch83
m.tumblr.com NON è, come farebbe pensare la URL (e come Chrome la interpretava), la versione "mobile" di Tumblr (come ad esempio capita per m.facebook.com), bensì la pagina dell'utente "m" di Tumblr.


Questa però è una cosa diversa, non è che m.tumblr.com non abbia niente a che fare con tumblr.com, è che Chrome lo interpretava erroneamente.
maxy0419 Settembre 2018, 20:29 #7
evidentemente il concetto di "futile" per google non e' lo stesso che ho io.
h4xor 170120 Settembre 2018, 08:53 #8
google dovrebbe iniziare a darsi una calmata, invece che forzare la mano con 'novità' che sono solamente ca***te
maxy0420 Settembre 2018, 19:09 #9
Sembra un po'quando ma in Windows ha eliminato di default la visualizzazione delle estensioni file.

Una cagata pazzesca, che ha causato una marea di danni
lemuel20 Settembre 2018, 19:34 #10

È sempre una questione di soldi

Nell'articolo ad un certo punto è riportata la seguente frase:
"Ci sono inoltre alcuni utenti che credono che la novità sia legata al tentativo di spingere il sottodominio AMP di Google, ed aumentarne la visibilità."

Ebbene, secondo me tutta la faccenda ruota su questo obiettivo.
Quando qualcuno che possiede miliardi di miliardi di dollari prende una qualche iniziativa, la domanda nasce spontanea: "Cui prodest?" Cioè: " A vantaggio di chi?", e intendo vantaggio economico.

Sarebbe perfettamente in linea con gli interessi di Google mettere concorrenza ai domini www e dettare nuove regole per il web, a proprio vantaggio.
Va anche da sè che questo fa parte della logica del mercato, in questo caso "oligarghicopolistico", nelle mani di pochi, che fanno cartello, mentre invece le regole del web dovrebbe dettarle unicamente l'utenza.

Siamo noi i fessi che permettiamo tutto ciò, appecoronandoci alle scelte altrui, senza avere la capacità di creare movimenti politici con l'obiettivo della tutela assoluta degli interessi degli utenti.

Idem per Microsoft, Apple, Amazon e compagnia cantando....

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