Canon crede nelle batterie Fuel Cell

Canon crede nelle batterie Fuel Cell

Canon annuncia la produzione di tre prototipi funzionanti di batterie Fuel Cell destinate al mondo della fotografia digitale e delle stampanti, ma che potrebbero equipaggiare anche i PC portatili

di Roberto Colombo pubblicata il , alle 10:31 nel canale Portatili
Canon
 

Canon, una delle aziende leader nei settori della fotografia digitale e delle stampanti, ha dichiarato nella giornata di ieri di essere a buon punto nello studio di accumulatori alternativi a quelli a polimeri di litio, che equipaggiano attualmente la quasi totalità degli apparecchi portatili.

Lo studio delle nuove batterie coinvolge anche altre aziende del calibro di Toshiba, NEC e Hitachi, che di fatto vanno a formare una cordata di produttori molto interessati ad investire enormi somme su prodotti di importanza strategica per il futuro.

Canon fornisce inoltre indicazioni di massima sulla tipologia della cella a combustibile, che sfrutterà le forze di attrazione fra idrogeno e ossigeno per creare energia elettrica. Fin qui nessuna novità, se non che Canon sottolinea che per ricavare l'idrogeno non si userà il metanolo come in alcune soluzioni già allo studio, ma si ricorrerà direttamente alla molecola di idrogeno H2, per evitare che nel processo di scissione del metanolo si produca come prodotto di scarto anidride carbonica.

Fuel Cell

E' proprio in quest'ottica, che prevede l'eliminazione del carbonio nei processi di trasformazione, che Canon aggiunge qualcosa al già noto, almeno in questo ambito. Emissioni di CO2 ridotte a zero, con un occhio quindi alle drastiche limitazioni sull'inquinamento che si intensificheranno nel futuro. Tali batterie saranno utilizzate inizialmente su macchine fotografiche digitali e stampanti, anche se non si esclude il passaggio a tale tecnologia anche per il mondo notebook.

Ovviamente nascono di conseguenza molti altri interrogativi: dove finisce l'acqua, risultato a tutti gli effetti della reazione? Che parametri di temperatura e pressione necessita una simile tecnologia, avendo a che fare con la molecola di idrogeno? Domande attualmente senza risposta, ma che in ogni caso sembrano non impensierire Canon, vista la presentazione di 3 prototipi funzionanti.

Tali prototipi presentano ancora due problemi, in ogni caso. Il primo riguarda le dimensioni, superiori a parità di autonomia rispetto alla tecnologia attuale. La seconda riguarda il problema del rifornimento di idrogeno, che necessiterebbe di fatto di una vera e propria rete di distribuzione.

Se al primo sicuramente la tecnologia e la ricerca potranno porre rimedio, il secondo sembra invece di più complessa risoluzione. Canon ha pensato per ora ad un centro rifornimento nei propri negozi specializzati, ma appare chiaro che per far divenire di massa una tecnologia simile ciò potrebbe non bastare.

La notizia in ogni caso è estremamente positiva: la ricerca sta facendo passi da gigante e ciò che ci sembra attualmente irrealizzabile potrebbe essere realtà fra non molto tempo, senza più problemi che oggi sembrano insormontabili.

Fonte: CDRInfo

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113 Commenti
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ronthalas26 Ottobre 2005, 10:45 #1

Idrogeno H2

Le emissioni di CO2 da qualche parte le dovranno pur fare, non mi risulta che ci siano "falde" di idrogeno gassoso o liquido sul nostro pianeta, a meno di non "distillarlo" dall'atmosfera, sbilanciano, su scala decennale, il delicato equilibrio atmosferico.
Di fatto in un modo o nell'altro da qualcosa bisognerà tirarlo fuori... per cui il discorso emissioni zero è solamente spostato da un posto all'altro...
A meno che in futuro non ci siano le compagnie petrolifere che invece delle raffinerie e delle autobotti, adottino dei TIR spaziali da mandare su Giove e distillare l'idrogeno allo stato liquido e gassoso ivi presente... ma forse su questo mi sa che ho giocato per troppo tempo a Frontier Elite 2 su Amiga... (che bello andare col Boa Freighter sui Gas Giant a fare benzina...)
Mi lascia molto perplesso l'idea futura di avere una batteria col "tappo" per il rifornimento... una sorta di accendino ricaricabile?
AlexGatti26 Ottobre 2005, 10:50 #2
Senza contare che l'idrogeno è impossibile da stoccare a temperatura ambiente allo stato liquido, dunque o andremo ingiro con le bombole, oppure mi sembra molto più conveniente il metanolo. Che produrrrà si un po' di andride carbonica, ma in compenso è molto più compatto e facile da trasportare distribuire e usare (ovvero si inquina meno per farlo arrivare dove serve)
Hurry Up26 Ottobre 2005, 10:58 #3
Scusate la mia ignoranza... ma l'idrogeno non si produce per elettrolisi? Perchè dici che ci sono emissioni in produzione? (a parte far lavorare di più i cugini francesi con le centrali nucleari per la corrente)
g_aleph_r26 Ottobre 2005, 11:02 #4
x Hurry Up: il co2 è un sottoprodotto dell'elettrolisi.
AlexGatti26 Ottobre 2005, 11:03 #5
Beh, appunto per l'elettrolisi devi avere energia, dunque:
- Se fai lavorare i cugini francesi per avere idrogeno produci scorie radioattive
- se fai lavorare i cugini arabi (petrolio) per avere idrogeno hai co2 tante altre cose molto peggiori
- dal petrolio ci sono metodi migliori dell'elettrolisi per avere idrogeno, ad esempio il reforming, ma anche li si produce co2
AlexGatti26 Ottobre 2005, 11:05 #6
co2 un sottoprodotto dell'elettrolisi? e da quando? Avendo energia elettrica con l'elettrolisi si produce H2 (idrogeno) e o2 (ossigeno) la co2 te la stai inventando (nell'acqua MANCA il carbonio) oppure è quella che produci per fare l'energia elettrica per l'elettrolisi.
Worp26 Ottobre 2005, 11:11 #7
L'idrogeno si può creare anche così:
Tecniche produzione idrogeno
Dreadnought26 Ottobre 2005, 11:14 #8
Elettrolisi + energia termonucleare e siamo a posto
freeeak26 Ottobre 2005, 11:17 #9
oppure potremmo usare delle pile che producono energia dal nulla come il m.e.g. http://www.progettomeg.it/ LOL
Fallen Angel26 Ottobre 2005, 11:24 #10
Direi elettrolisi più progetto Iter

http://www.iter.org/

Certo le tempistiche non sono propriamente rapide però sono fiducioso... Dopo la ricostituzione del gruppo internazionale di sovvenzioni è diventato il progetto scientifico più costoso e con più partecipazione internazionale della storia

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