Tecnologia Eye Tracking di SMI per ridurre la potenza necessaria per la realtà virtuale

Tecnologia Eye Tracking di SMI per ridurre la potenza necessaria per la realtà virtuale

La realtà virtuale mette a dura prova i sistemi: la mole di dati che deve essere generata per renderizzare in tempo reale le immagini è uno degli attuali problemi. La tecnologia di tracciamento oculare di SMI promette di alleggerire il carico a parità di qualità percepita. Ve la raccontiamo in video

di pubblicata il , alle 11:41 nel canale Periferiche
Virtual reality
 

Tra le criticità che devono affrontare i sistemi di realtà c'è sicuramente la mole di dati che deve essere generata in tempo reale per renderizzare le immagini corrette per ognuno dei due occhi. SMI propone una tecnologia che dovrebbe aiutare a ridurre il carico di lavoro dei sistemi. La tecnologia parte dell'assunto che la nostra visione è ad alta risoluzione solo in una porzione centrale di quello che vediamo, corrispondente a circa 5° di campo inquadrato: nelle parti più periferiche dell'immagine la qualità è molto inferiore.

Secondo SMI è quindi inutile renderizzare alla massima qualità tutta l'immagine che viene presentata al nostro occhio: al contrario tracciando lo sguardo dell'utente e ottimizzando la risoluzione solo nel punto in cui sta effettivamente guardando è possibile risparmiare al sistema un grossa mole di calcoli. In pratica l'immagine viene scomposta in tre circoli: quello relativo alla porzione di immagine in cui serve la massima risoluzione (il più piccolo), uno più esterno con qualità al 60% e uno ancora più esterno a più bassa qualità. Spostando il circolo alla massima qualità dove si posa lo sguardo il nostro cervello non dovrebbe percepire la differenza tra questo stream a più bassa risoluzione e quello renderizzato al 100%.

Abbiamo provato la tecnologia dal vivo ed effettivamente è stato difficile discriminare la differenza tra quando la tecnologia era accesa (risparmiando potenza di calcolo) e quando invece non era attiva e quindi con il massimo aggravio sulle risorse del sistema. In via preliminare la tecnologia sembra funzionare bene, sarà interessante vedere se qualche grande produttore deciderà di adottarla.

[HWUVIDEO="1993"]Tecnologia Eye Tracking di SMI per ridurre la potenza necessaria per la realtà virtuale[/HWUVIDEO]

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6 Commenti
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demon7722 Febbraio 2016, 11:49 #1
Idea davvero buona.. ma deve avere una risposta fulminea.
rigelpd22 Febbraio 2016, 12:22 #2
Domanda: l'avete proata con un visore in particolare? Il Rift? Il Vive?

Il sensore di eye tracking era ingombrante e pesante o leggero? Tanto per farci un'idea della effettiva possibilità di vedere questa tecnologia all'interno dei visori 3D tra un anno o due. Oppure c'è ancora bisogno di un lavoro di miniaturizzazione?
Roberto Colombo22 Febbraio 2016, 13:44 #3
Ciao,
era implementata in demo su un Oculus, come si vede in foto, e su un Samsung Gear VR. Il sensore di eye tracking praticamente non si notava.
rigelpd22 Febbraio 2016, 15:30 #4
Questa è un'ottima notizia. E' possibile immaginare quindi già un Rift 2 e un Vive 2 con una coppia di display 4k, ma che hanno il carico di lavoro di un semplice Full HD. Dopotutto il limite tecnologico attuale non è tanto la risoluzione dei display ma solo la capacità di calcolo necessaria a farli funzionare, se possiamo sfruttare l'alta densità angolare dei pixel nel punto osservato senza dover calcolare tutti i pixel dello schermo potremmo ottenere oggi quello che non si sperava di ottenere prima del 2020.
rockroll22 Febbraio 2016, 23:28 #5
Originariamente inviato da: demon77
Idea davvero buona.. ma deve avere una risposta fulminea.


Se il ritardo è sotto 1/10 di secondo il tuo occhio non se ne accorge (persistenza delle immagini sulla retina), e comunque anche lui ha un periodo di adattamento ad un nuovo campo visivo.
Solo le zone circolari le avrei preferite alquanto ellittiche.
peronedj23 Febbraio 2016, 16:11 #6
Originariamente inviato da: rockroll
Se il ritardo è sotto 1/10 di secondo il tuo occhio non se ne accorge (persistenza delle immagini sulla retina), e comunque anche lui ha un periodo di adattamento ad un nuovo campo visivo.
Solo le zone circolari le avrei preferite alquanto ellittiche.


Sono circolari a livello di singolo occhio, poi una volta messe assieme le immagini il cervello dovrebbe interpretare un'area ellittica

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