I ricercatori della BYU possono estendere la portata delle reti WiFi di 67 metri via software

I ricercatori della BYU possono estendere la portata delle reti WiFi di 67 metri via software

Un gruppo di ricerca della Brigham Young University ha sviluppato un nuovo protocollo software che modifica i segnali Wi-Fi al fine di estenderne notevolmente la portata

di pubblicata il , alle 14:41 nel canale Periferiche
 

Parlando di router WiFi domestici nel recente periodo stanno acquisendo sempre più rilevanza le configurazioni WiFi mesh, che consentono di aumentare la portata della rete con l'installazione di più satelliti che lavorano congiuntamente alla stazione base. Una soluzione sicuramente ottimale per chi necessita di reti WiFi dall'ampia portata, ma che ha costi importanti. I router di ultima concezione come Netgear Orbi e Nest Wifi, ma anche i recenti AVM Fritz!Box, sono progettati alla base con l'idea della WiFi mesh.

I ricercatori della Brigham Young University hanno voluto dare una risposta a questa esigenza. Allo scopo hanno sviluppato un nuovo protocollo software che modifica i segnali Wi-Fi al fine di estenderne notevolmente la portata. Il protocollo, chiamato On-Off Noise Power Communication (ONPC), abbandona la consueta convenzione secondo cui il segnale Wi-Fi, per essere considerato attivo, deve trasmettere a una velocità minima di 1 Mbps.

Con ONPC, la velocità minima scende fino a 1 bit al secondo. Questo consente ai ricercatori di sfruttare l'intensità del segnale per estenderne la portata di 67 metri. "Il metodo si può applicare anche a smartphone e reti Bluetooth" ha detto Phil Lundrigan, assistente professore di ingegneria informatica presso la BYU. "Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è ci sia trasmissione di energia per misurare il rumore".

Per mettere a punto il sistema, Lundrigan, Neal Patwari della Washington University e Sneha Kasera dell'Università dello Utah hanno regolato il trasmettitore in un dispositivo abilitato Wi-Fi per inviare rumore wireless oltre ai dati. Hanno programmato il sensore Wi-Fi in modo che trasmettesse una serie di 1 e 0, essenzialmente attivando e disattivando il segnale secondo uno schema specifico. Il router Wi-Fi è stato in grado di distinguere questo schema dal rumore wireless circostante (generato da computer, televisori e smartphone) e quindi era in grado di riconoscere se il sensore stava ancora trasmettendo qualcosa, anche se i dati non venivano ricevuti.

Ovviamente, una velocità di solo un bit al secondo non rende il Wi-Fi utilizzabile nell'accezione classica, ad esempio per poter godere di internet sullo smartphone, il tablet o il computer portatile. Tuttavia, il sistema può essere comunque molto utile sui sempre più diffusi dispositivi IoT che non hanno bisogno di inviare molti dati e, quindi, di connessioni ad alta velocità. Si pensi a dispositivi come i sensori di movimento, il sensore del cancello del garage, i sistemi di irrigazione o i rilevatori di perdite interni agli impianti che devono solo gestire un segnale di accensione o spegnimento.

Un solo segnale di 1 bit, in questi casi, è sufficiente per consentire all'access point di verificare se il dispositivo connesso è in funzione o meno, e allo stesso tempo può accenderlo o spegnerlo da remoto. Il tutto è ancora più interessante se si considera che ONPC può essere applicato tramite un semplice aggiornamento software, applicabile in qualsiasi momento a router e dispositivi esistenti.

Altri dettagli si trovano sul sito della BYU.

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7 Commenti
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RAMsterdam24 Ottobre 2019, 15:03 #1
E ci voleva un gruppo di ricercatori per trasmettere 1bit al secondo a una distanza di 100 metri?
Unrue24 Ottobre 2019, 15:44 #2
Originariamente inviato da: RAMsterdam
E ci voleva un gruppo di ricercatori per trasmettere 1bit al secondo a una distanza di 100 metri?


Direi di si dato che se sei fuori portata non trasmetti proprio nulla.
Jack.Mauro24 Ottobre 2019, 18:53 #3
Originariamente inviato da: Unrue
Direi di si dato che se sei fuori portata non trasmetti proprio nulla.


Non è molto diverso dall'allungare i timeout alle connessioni: utile per dire "Qui prende, anche qui", ma se il wifi prende e poi non cammina non è una gran soluzione...
Qarboz24 Ottobre 2019, 19:57 #4
Penso che un bit al secondo sia poco anche per un sensore del cancello; perché non è solo quel bit che da il consenso che deve essere trasmesso, ma occorre tutta una serie di byte di controllo e stato che devono essere scambiati fra il/i sensore/i e la centralina, senza dimenticare che anche solo instaurare una connessione fra l'access point ed il client necessita di vari byte scambiati (password, indirizzo IP, ecc.), anche se a dire il vero questa operazione avviene poco frequentemente
gino4624 Ottobre 2019, 21:51 #5
Certo per accendere e spegnere qualcosa da remoto può bastare 1 bit, peccato che insieme all’informazione viaggia tutta una serie di dati per i quali non bastano di certo pochi bit. Vorreste un cancello che può aprire/chiudere chiunque? O ne vorreste uno che può essere gestito solamente da voi? Se vi accontentate della prima opzione, auguri quando il primo ragazzino di turno si divertirà con il vostro amato cancello. Stessa cosa per tutti i dispositivi iot, per trasmettere l’informazione basta poco, ma per rendere tale informazione affidabile e sicura, servono tanti altri dati.
TheQ.25 Ottobre 2019, 00:18 #6
Ma avete verificato la notizia? La BYU era la stessa università di quel Steven Jones che diceva di aver realizzato la fusione fredda (in parallelo agli eminenti italiani a fine anni '90) o che parla di prove dell'abbattimento delle twin tower con la termite.
Ho qualche difficoltà a concepire la scientificità delle scoperte di un'università basata sulla religione mormone...
Unrue25 Ottobre 2019, 07:48 #7
Originariamente inviato da: Jack.Mauro
Non è molto diverso dall'allungare i timeout alle connessioni: utile per dire "Qui prende, anche qui", ma se il wifi prende e poi non cammina non è una gran soluzione...


Hanno programmato il sensore Wi-Fi in modo che trasmettesse una serie di 1 e 0, essenzialmente attivando e disattivando il segnale secondo uno schema specifico. Il router Wi-Fi è stato in grado di distinguere questo schema dal rumore wireless circostante (generato da computer, televisori e smartphone) e quindi era in grado di riconoscere se il sensore stava ancora trasmettendo qualcosa, anche se i dati non venivano ricevuti.


A me sembra che abbiano fatto un pò di più che mandare dei timeout. Poi che si arrivi ad una soluzione realmente utilizzabile è da vedere e sicuramente non è che la estendi per vedere i video su Netflix, ma è sicuramente una buona cosa che con solo un aggiornamento software estendi la portata del wi-fi in quanto come dice l'articolo ci sono molti dispositivi wi-fi che usano pochissimi dati.

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