RIAA vs Jammie Thomas, è tempo di ricorso in appello

RIAA vs Jammie Thomas, è tempo di ricorso in appello

Come era lecito attendersi, Jammie Thomas ricorrerà in appello contro la sentenza che la vede costretta a pagare 222.000 $ per aver condiviso 24 file protetti dal diritto d'autore

di pubblicata il , alle 10:15 nel canale Multimedia
 

Il silenzio di Jammie Thomas all'uscita del tribunale, in seguito alla sentenza che la vede costretta a pagare 222.000 Dollari USA, non poteva durare ancora a lungo. Riassumiamo in breve i fatti, almeno fino al giorno d'oggi, invitandovi a leggere il focus pubblicato in questa pagina per maggiori informazioni.

Jammie Thomas, una mamma trentenne del Minnesota, è stata  riconosciuta colpevole per aver scaricato e condiviso 24 file musicali coperti da diritto d'autore attraverso in network di Kazaa, nell'anno 2005. La sentenza, micidiale dal punto di vista economico, la costringe al pagamento di 9250 Dollari USA per ogni brano condiviso (con una multa di base che partirebbe da 500 Dollari USA a brano), resa sicuramente severa dalla maldestra linea di difesa, smontata in modo molto semplice dalla RIAA (Recording Industry Association of America), ovvero l'organo seduto sui banchi dell'accusa.

Come era lecito attendersi, ecco annunciato il ricorso in Appello, che sarà basato sul fumoso concetto di "making available", ovvero rendere disponibile, condividere. Cnet cita un passo della legge statunitense in materia:

17 USC 106: The owner of copyright under this title has the exclusive rights to do and to authorize any of the following:
(1) to reproduce the copyrighted work in copies or phonorecords;
(2) to prepare derivative works based upon the copyrighted work;
(3) to distribute copies or phonorecords of the copyrighted work to the public by sale or other transfer of ownership, or by rental, lease, or lending

Traduzione:

17 USC 106: Il detentore dei diritti d'autore ha esclusivi diritti per ciascuna delle seguenti azioni:
(1) riprodurre il materiale protetto dai diritti d'autore in copie o registrazioni;
(2) realizzare materiale derivante da prodotti coperti da diritto d'autore;
(3) distribuire copie o registrazioni del materiale coperto da diritto d'autore al pubblico,  sia esso in forma di vendita, prestito, affitto o trasferimento del possesso dei diritti.

Considerando che il detentore dei diritti è la singola casa discografica e non l'utente, appare chiaro come siano i punti 1 e 3 ad essere stati infranti da Miss Jammie Thomas. E qui entriamo nei cavilli legislativi. La Corte Suprema ha affermato che pubblicazione e distribuzione possono essere considerate la stessa cosa:

"Offering to distribute copies or phonorecords to a group of persons for purposes of further distribution, public performance, or public display, constitutes publication."

Traduzione:

Offrire e distribuire copie o registrazioni ad altri per ulteriore distribuzione o trasmissione pubblica costituisce a tutti gli effetti una pubblicazione.

Ed è proprio qui che l'avvocato di Jammie Thomas cercherà di fare leva, arrampicandosi in ogni caso sugli specchi. Assodato che Jammie ha effettivamente scaricato e messo in condivisione 24 file (cosa a questo punto innegabile vista la sentenza precedente), esiste la prova certa che qualcuno abbia effettivamente prelevato uno o più di questi file? Se così non fosse, non vi sarebbe distribuzione o pubblicazione che dir si voglia.

Se si, quanti? Con quale criterio si è scelto di punire con 9250 Dollari USA a brano? Diversi dunque gli ipotetici sbocchi giudiziari dell'appello. Se la RIAA, dati alla mano, dimostrerà che ad aver fruito dei contenuti messi on-line da Jammie siano state effettivamente molte persone, la sventurata vedrà aumentare i propri debiti a causa delle spese processuali. Da una parte però potrebbe anche finire tutto in nulla, se l'avvocato saprà giocarsi bene le proprie carte. Una terza soluzione potrebbe prevedere un forte ridimensionamento della pena pecuniaria, mancando magari un numero effettivo di ipotetici utenti che hanno di fatto prelevato dalla cartella condivisa i brani coperti da diritto d'autore. Non resta che attendere.

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30 Commenti
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Redvex09 Ottobre 2007, 10:30 #1
Mi sembra essere tornati indietro al periodo in cui impiccavano le persone per dare il buon esempio.
Quasi 10.000 dollari a brano? io invocherei l'infermità mentale della RIAA
DevilsAdvocate09 Ottobre 2007, 10:30 #2
Era assolutamente scontato che ricorresse in appello, se anche ottiene uno sconto del 20% su quella multa ci si paga ampiamente le spese processuali.

Più che altro farebbero bene a fare leva sul commisurare la pena al valore degli oggetti effettivamente "trafugati" (9000 dollari per brano è sproporzionato), e non arrampicarsi sugli specchi
una seconda volta.
SuperSandro09 Ottobre 2007, 10:55 #3

Io, invece...

Io, invece, farei fare un accertamento fiscale presso la RIAA e tutte le consociate che detengono i diritti d'autore dei brani scaricati.

In altre parole: hanno davvero pagato *tutte* le tasse dopo la vendita nei negozi di quei dischi? E i musicisti di quei brani, hanno pagato anche loro (in USA e all'estero)?

La mia non solo è una provocazione: uno ha diritto a ottenere un risarcimento solo se è in regola con tutte le leggi, fiscali comprese.

In questo caso sono d'accordo con chi dice "Le tasse sono una goduria" (o simili).
Motosauro09 Ottobre 2007, 11:15 #4
A me queste dimostrazioni di bullismo da parte delle corporazioni fanno salire il sangue alle tempie
Si vergognino!
Colpirne uno per educarne cento, eh?
Il sistema borghese non funziona, casi come questo ne sono la prova
int main ()09 Ottobre 2007, 11:32 #5
e poi si lamentano ke la gente fà cose brutte... come cazzo possono pretendere che il mondo migliori se le istituzioni fanno così? come si fà a prendersela con una poveretta soltanto quando tutti noi in tutto il mondo scarichiamo musica? è da veri BASTARDI del tipo "il primo che capita lo castighiamo a vita" che carognata non lo sopporto proprio. questi atteggiamenti predominanti che anno alcune istituzioni devono finire! devono anche rendersi conto delle situazioni!! cazzo non capiscono che quella poveretta a momenti nn ha i soldi per mantenere lei e il figlio? devono fare le cose in modo giusto e far pagare a chi davvero se lo merita e di sicuro anche se lei ha sbagliato secondo me potevano passarci su sti dementi
selestat09 Ottobre 2007, 11:41 #6

e tutto questo per 24 brani ???

E tutto questo per 24 miserabili brani ??? Ma cos'era il primo giorno che usava Kazza....che sfigata...

Mi vien da pensare a tutti i milioni di utenti nel mondo che hanno almeno 2000 brani scaricati e in cindivisione nel loro PC

9.250 dollari x 2.000 brani = 18.500.000 dollari = 13.195.435 Euro

Ok ci sto ancora dentro.....
akfriger09 Ottobre 2007, 11:42 #7
Occorrerebbe anche fare un distinguo tra chi scarica o detiene materiale protetto per uso proprio e chi invece ne trae guadagno (tipo chi vende copie pirata di materiale protetto).

Due anni fa, a Santa Maria di Leuca, al mercato c'erano un sacco di venditori abusivi di CD di musica, film e giochi ed i Vigili Urbani facevano finta di non vedere!!!

Tra l'altro dubito che il tutto si sia ingigantito con l'avvento di Napster o degli MP3.

Già 30 anni fa tutti doppiavano le musicassette......
traider09 Ottobre 2007, 12:23 #8
Assolutamente vergognoso , tutta questa storia mi sà di incredibile...

Ha scaricato 24 canzoni ? e allora ? chi sono quelli che hanno scaricato da lei ?

Se propio è colpevole dovrebbe pagare un max di 1 Dollaro a Brano considerando che un CD nuovo costa si e no 20 Euro (ed anche qui il prezzo è esagerato cmq vabbè ,

altro che 10.000 Dollari a brano ma cosa sono queste cavolate intergalattiche .
Actam09 Ottobre 2007, 12:27 #9
@akfriger
Guarda che non solo a Santa Maria di Leuca trovi i "vu'copia'" con i cd copiati... (gallipoli, casarano, lecce, dove vai ne trovi sempre qualcuno...)

ON-TOPIC:
La sig.na Jammie Thomas ha torto marco e si è fatta beccare con le mani nella marmellata. Invece di pagare subito ha preferito procedere con una causa legale che avrebbe dovuto sapere persa in partenza.
Cosa si aspettava, i danni e la vittoria?

Moralmente è una questione del tutto diversa.
Non mi sembra possibile che una madre single di due figli con un stipendio "misero" venga condannata a pagare davvero quella cifra esorbitante. Anche considerando che non aveva scopo di lucro (eccetto il risparmi di 20$ per il cd non acquistato).
marcobrd09 Ottobre 2007, 12:37 #10
se la gente avesse le palle si metterebbe d'accordo per non dare 1 lira a questi tizi x 10 anni. poi vorrei vedere quanto farebbero ancora i fighi. il problema e' che c'e' sempre tanta gente che non sa rinunciare a comprare la "non-musica" di oggi. questa e' la nostra debolezza. questo e' il loro potere. sara' dura.

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