Le vendite di CD e vinili tornano a superare quelle dei dowload musicali, ma a vincere è lo streaming

Le vendite di CD e vinili tornano a superare quelle dei dowload musicali, ma a vincere è lo streaming

Il mercato dei contenuti musicali cresce per il secondo anno consecutivo, e nuove dinamiche lo caratterizzano. Intanto le vendite di musica su supporto fisico tornano a superare i download di brani

di pubblicata il , alle 19:21 nel canale Multimedia
 

Per la prima volta dal 2011 le vendite di musica su supporto fisico (principalmente CD e dischi in vinile) sono tornate a superare quelle dei download di musica digitale sul mercato americano: non è un improvviso cambio di rotta, ma semplicemente una buffa riprova del fatto che il mercato musicale sta ormai virando decisamente verso lo streaming di contenuti.

Entrambe le categorie, download di musica digitale e musica su supporto fisico, sono infatti in calo anche se dischi e CD calano meno velocemente. Insomma: la musica digitale si sposta verso lo streaming e chi acquista ancora contenuti "da conservare" sembra preferire il supporto fisico a quello "impalpabile". I dati emergono dal report annuale della Recordings Industry Association America, relativo allo scorso anno e legata al mercato americano, che offre comunque spunti interessanti. I download di musica a pagamento costituiscono un giro d'affari di 1,3 miliardi di dollari, mentre la musica acquistata su supporto fisico genera un fatturato di 1,5 miliardi di dollari.

Decisamente più elevate le dimensioni del fatturato generato dallo streaming di contenuti musicali che arriva a 5,7 miliardi di dollari costituendo i due terzi del giro d'affari complessivo del settore. Si tratta di una crescita del 43% anno su anno, con lo streaming musicale che nel 2016 rappresentava la metà circa del giro d'affari del settore dei contenuti musicali.


Dati in milioni di dollari. Fonte: RIAA

Com'è facile immaginare, il traino arriva ovviamente dalla crescente popolarità di servizi ad abbonamento come Spotify ed Apple Music. Ma tra le rilevazioni della RIAA si scorge una categoria nuova, in forte crescita, che potrebbe presto rappresentare un nuovo El Dorado del settore: si tratta delle cosiddette "limited tier paid subscriptions" e cioè servizi di streaming ad abbonamento ma con qualche sorta di limitazione. Sul mercato americano, ad esempio, Amazon offre piani di abbonamento per il servizio Music a 4 dollari al mese limitati solamente alla fruizione su un singolo dispositivo Echo.

Si tratta di una categoria che rappresenta il 14% del mercato degli abbonamenti del 2017, in crescita rispetto all'11% registrato nel 2016 e con un incremento anno su anno del 125% in termini di fatturato che passa da 263 a 592 milioni di dollari, lasciandosi alle spalle anche il giro d'affari del solo vinile. E' un segmento con importanti potenzialità di crescita, anche a fronte della popolarità che stanno avendo gli smart speaker domestici.

Il fatturato generato dagli abbonamenti a pagamento è cresciuto del 55% mentre il giro d'affari legato allo streaming supportato dalle interruzioni pubblicitarie è cresciuto del 35%. E' il secondo anno di fila che il settore musicale assiste ad una crescita del giro d'affari che complessivamente arriva a 8,7 miliardi di dollari ritornando ai livelli del 2008. Si tratta di un segnale che infonde ottimismo nel settore, anche perché i servizi ad abbonamento non mostrano per ora alcun segno di rallentamento. Va comunque osservato che il giro d'affari complessivo è inferiore del 40% ai massimi del mercato e che le vendite di musica su supporto fisico o come download digitale non hanno ancora arrestato il proprio declino.

Resta aggiornato sulle ultime offerte

Ricevi comodamente via email le segnalazioni della redazione di Hardware Upgrade sui prodotti tecnologici in offerta più interessanti per te

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione.
Leggi la Privacy Policy per maggiori informazioni sulla gestione dei dati personali

16 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - info
chaosblade23 Marzo 2018, 21:42 #1
Prima o poi anche i servizi di abbonamento avranno un declino, sempre più cose stanno diventando dei servizi, quello che trovo su Netflix non trovo su infinity e vice versa, poi c’è la musica su abbonamento, linea internet fissa su abbonamento, linea lte su abbonamento, mediaset premium, sky, xbox live, play station network, fra poco anche Nintendo, poi abbonamento per lo spazio cloud, nel futuro il gaming cloud... tutti importi fissi che la gente si stuferà di pagare e allora torneremo alle scimmie che ci fanno comprare e sborsare i soldi solo per quel videogiochi o gioco e per un periodo di ispirazione o tempo
Maxt7523 Marzo 2018, 22:06 #2
Se c'è proprio una cosa che detesto è lo streaming. Non sei padrone di nulla, a volte ascolti o vedi in qualche modo... poi tutto finisce li. In un certo modo almeno la ripresa dei vinili o dei CD signiifica che esiste ancora qualcuno a cui piace farsi una propria collezione da possedere e rimirarsi in casa, anche come passatempo
rockroll23 Marzo 2018, 22:50 #3
Originariamente inviato da: Maxt75
Se c'è proprio una cosa che detesto è lo streaming. Non sei padrone di nulla, a volte ascolti o vedi in qualche modo... poi tutto finisce li. In un certo modo almeno la ripresa dei vinili o dei CD signiifica che esiste ancora qualcuno a cui piace farsi una propria collezione da possedere e rimirarsi in casa, anche come passatempo


Condivido perfettamente la prima parte, lo streaming consuma risorse e non lascia nulla. Sulla seconda parte ho da obiettare che la raccolta di contenuti è un piacere personale, che non porta beneficio ad altri se resta confinata al solo nucleo del possessore.
Il mio non è un discorso di bypass di limiti di fruizione imposti secondo leggi di parte, ma unicamente di ottimizzazione di risorse, di rete e non solo. Sarebbe giusto pagare il giusto (e per un arco temporale giusto) per la fruizione ottimizzata che ho prospettato.
songohan23 Marzo 2018, 23:10 #4
Senza contare che con il vinile ed il cd hai anche la copertina stampata, che fa la sua porca figura e, a volte, anche un piccolo libretto con qualche riga da leggere.
domthewizard24 Marzo 2018, 10:04 #5
Originariamente inviato da: Maxt75
Se c'è proprio una cosa che detesto è lo streaming. Non sei padrone di nulla, a volte ascolti o vedi in qualche modo... poi tutto finisce li. In un certo modo almeno la ripresa dei vinili o dei CD signiifica che esiste ancora qualcuno a cui piace farsi una propria collezione da possedere e rimirarsi in casa, anche come passatempo


eccomi

poi dipende dai casi, c'è a chi piace ascoltare migliaia di brani diversi e quindi gli fa comodo lo streaming (sempre meglio della pirateria) e a chi, come me, piace ascoltare solo pochi artisti ma buoni e nel caso basta lo streaming gratis, youtube o pagare i 99 cent. del brano singolo sul play store. personalmente trovo più sensato spendere i 15-20€ una tantum per il cd fisico che 10€ al mese per spotify, ma come ho già detto dipende dai casi
domthewizard24 Marzo 2018, 10:04 #6
Originariamente inviato da: songohan
Senza contare che con il vinile ed il cd hai anche la copertina stampata, che fa la sua porca figura e, a volte, anche un piccolo libretto con qualche riga da leggere.


o, in caso di esagerato, puoi fartelo autografare
thresher325324 Marzo 2018, 11:28 #7
Originariamente inviato da: Maxt75
Se c'è proprio una cosa che detesto è lo streaming. Non sei padrone di nulla, a volte ascolti o vedi in qualche modo... poi tutto finisce li. In un certo modo almeno la ripresa dei vinili o dei CD signiifica che esiste ancora qualcuno a cui piace farsi una propria collezione da possedere e rimirarsi in casa, anche come passatempo


Vero, ma ci sono anche casi (come nel mio) dove gli artisti rilasciano la loro musica solo in versione digitale. Preferisco avere il cd quando possibile - anche perché la mia auto legge solo quelli -, ma se non sono disponibili mi devo accontentare.
Oltretutto da un punto di vista prettamente pratico preferisco comprare l'album su bandcamp o direttamente sul sito dell'autore dove so che prende il 90% del denaro invece che un album fisico dove il costo si divide fra enti, tasse, SIAE, spese, editore e artista.
devilred24 Marzo 2018, 12:04 #8
temo proprio siano immortali per adesso, se vuoi qualita' i formati digitali sono indietro e non poco.
songohan24 Marzo 2018, 14:37 #9
Originariamente inviato da: devilred
temo proprio siano immortali per adesso, se vuoi qualita' i formati digitali sono indietro e non poco.


Il CD - è - un formato digitale. L'unica differenza sta nel formato di compressione usato. Il CD, se non erro, usa una codifica PCM non compressa da 44.100 hz di frequenza a 16 bit di risoluzione. I formati in streaming, invece, usano formati differenti.
giuliop24 Marzo 2018, 19:29 #10
Originariamente inviato da: Maxt75
Se c'è proprio una cosa che detesto è lo streaming. Non sei padrone di nulla, a volte ascolti o vedi in qualche modo... poi tutto finisce li. In un certo modo almeno la ripresa dei vinili o dei CD signiifica che esiste ancora qualcuno a cui piace farsi una propria collezione da possedere e rimirarsi in casa, anche come passatempo


Una cosa non esclude l'altra. A me piace molto avere la mia bella collezione di CD e DVD, quando non sono stati sostituiti da Blu-ray. Ma per tante cose lo streaming è una manna: vedi quello che ti interessa e che non ti rimanga nulla è solo un vantaggio. Se poi per caso decidi che ti piace e vuoi aggiungerlo alla tua collezione nessuno ti vieta di farlo; ma intanto con lo streaming hai avuto la possibilità di vedere (o ascoltare) molto di più.

Devi effettuare il login per poter commentare
Se non sei ancora registrato, puoi farlo attraverso questo form.
Se sei già registrato e loggato nel sito, puoi inserire il tuo commento.
Si tenga presente quanto letto nel regolamento, nel rispetto del "quieto vivere".

La discussione è consultabile anche qui, sul forum.
 
^