In arrivo JPEG XS, formato a bassa latenza per lo streaming e la VR

In arrivo JPEG XS, formato a bassa latenza per lo streaming e la VR

Ci sono ovviamente vantaggi e svantaggi con JPEG XS, un nuovo formato di compressione delle immagini ad alta qualità e bassa latenza

di pubblicata il , alle 12:21 nel canale Multimedia
 

Uno dei principali ostacoli della realtà virtuale è la chinetosi, nota in inglese come motion sickness. Si tratta di quella sensazione di malessere che provano alcuni utenti con le nuove tecnologie, dovuta nella maggior parte dei casi al ritardo dell'immagine sul display indossato in relazione al reale movimento del corpo e della testa. A cercare di risolvere il problema non sono solo i vari produttori hardware, ma in campo è sceso anche il Joint Photographic Experts Group.

Meglio noto come JPEG, il gruppo ha rivelato un nuovo standard di compressione delle immagini che potrebbe riolsvere il problema e, al tempo stesso, consegnare un migliore algoritmo di compressione per i contenuti in realtà virtuale. In aggiunta, la bassa latenza tipica del nuovo formato potrebbe aiutare anche in altri campi, come la gestione dei droni in modalità FPV, e l'analisi degli elementi su strada all'interno dei sistemi di guida autonoma delle auto.

Il formato prende il nome di JPEG XS, e i lavori di sviluppo sono stati diretti da Touradj Ebrahimi, insegnante all'interno della Scuola Politecnica Federale di Losanna . JPEG XS è caratterizzato da un processo di compressione delle immaginia basso consumo d'energia, elaborando così immagini di qualità più elevata in un tempo inferiore e quindi andando a diminuire la latenza anche sotto l'uso di reti wireless a banda larga (come l'imminente 5G).

Realtà virtuale e realtà aumentata sono le destinazioni d'uso principali della nuova tecnologia, ma un formato con queste caratteristiche potrebbe essere utile anche in campi ben diversi: abbiamo parlato di guida autonoma e droni, ma JPEG XS potrebbe essere utilizzato anche nel video-editing professionale o per la diffusione di immagini da e verso lo spazio. Ebrahimi ha inoltre fatto notare come sia cambiato il paradigma della compressione delle immagini negli ultimi anni.

"Per la prima volta nella storia dell'encoding di immagini stiamo comprimendo meno per ottenere una qualità delle immagini superiore, e stiamo rendendo questo processo più veloce consumando meno energia", sono state le sue parole. "Vogliamo essere più intelligenti nel fare questo tipo di cose. L'idea è di utilizzare meno risorse e utilizzarle in maniera più saggia. Questo è un reale cambio di paradigma". Ma ci sono ovviamente degli svantaggi in un sistema di questo tipo.

Se da una parte la compressione è inferiore e il livello di dettaglio superiore, dall'altra i file occuperanno più spazio di archiviazione. Non è un problema se si considera la diffusione in streaming via reti a banda ultra-larga, tuttavia questa caratteristica rende JPEG XS poco idoneo per lo stoccaggio dei contenuti all'interno dei sistemi di archiviazione, diversamente dal formato JPEG che è diventato quasi sinonimo di immagini sul web in questi ultimi anni.

Il formato, infatti, comprime le immagini e ne riduce il peso sul disco di parecchio, e nasceva 25 anni fa con obiettivi ben diversi, consentendo l'inserimento di un grosso numero di immagini anche all'interno di dispositivi con spazio di storage limitato. Grazie alle sue caratteristiche è stato anche impiegato diffusamente sul web e per la condivisione di immagini. Ma l'evoluzione delle reti attuale e quella dei prossimi anni porteranno a nuove opportunità esplorabili.

JPEG XS risponde alle esigenze moderne, consentendo la diffusione in streaming di immagini ad alta qualità quando non c'è la necessità di salvare i file localmente. Non sostituirà ovviamente JPEG, ma consegnerà un livello di latenza impensabile per le soluzioni attuali.

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