"Impronte digitali" anche per le macchine fotografiche

Impronte digitali anche per le macchine fotografiche

Messa a punto una nuova tecnica, utile soprattutto per indagini giudiziarie, che permette di stabilire da quale macchina fotografica è stata scattata una foto

di pubblicata il , alle 08:35 nel canale Multimedia
 

Una ricerca della Binghamton University ha messo a punto una nuova tecnica che permette, analizzando una fotografia digitale, di risalire alla macchina fotografica che l'ha realizzata. Tale tecnica si basa sul rumore di fondo prodotto da qualunque sensore di ogni macchina fotografia: confrontando infatti la "traccia" lasciata in una foto è possibile determinare quale macchina fotografica l'abbia scattata, più o meno come avviene confrontando le incisioni di un proiettile per determinare da quale pistola è stato esploso.

Gli inventori della tecnica, Jan Lukas e Miroslav Goljan, sono partiti dall'assunto che in ogni immagine digitale è presente una sorta di "maschera" di non-uniformità tra i pixel, diversa e unica per ogni macchina fotografica.

Confrontando tra di loro una serie di immagini "campione" scattate da una macchina fotografica, è possibile stabilire con precisione quale sia questa maschera e, di conseguenza, poterla riutilizzare per il procedimento inverso. Durante la ricerca sono state analizzate 2700 fotografie scattate da 9 diverse fotocamere digitali: è stato possibile risalire ad ogni macchia fotografica con una precisione del 100%.

Tale tecnica si può rivelare particolarmente utile soprattutto nel caso di indagini giudiziarie, atte ad esempio a stabilire l'autenticità o la provenienza di immagini. La Binghamton University, in particolare, ha espresso la volontà di mettere a disposizione i frutti della ricerca per la lotta contro la pedofilia, dal momento che in questo modo è possibile risalire al potenziale autore di immagini oscene.

Fonte: EurekAlert

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17 Commenti
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matteo198625 Aprile 2006, 09:00 #1
Mi domando come il rumore di fondo possa non essere compromesso dall'algoritmo di compressione jpeg...
saravero25 Aprile 2006, 09:03 #2
Forse si riferiscono al solo formaro raw, altrimenti sembra davvero strano che si riesca ad identificare un rumore di fondo univoco in un formato compresso.
gohan25 Aprile 2006, 10:47 #3
ma se fosse veramente funzionale solo con le foto raw.... non sarebbe di questa super utilità vista la quantità di foto jpg che girano su internet!
crespo8025 Aprile 2006, 10:48 #4
il rumore rimane anche nella compressione jpeg, che solitamente nel caso delle macchine digitali si mantiene su un fatto re abbastanza basso (a mano di scegliere le opzioni a risparmio di spazio).
erto che se, una volta scaricata sul PC, la comprimo al 50% del jpeg, è praticamente impossibile risalire al rumore di fondo!
gicgioc25 Aprile 2006, 12:09 #5
quindi loro con questa tecnica riescono a risalire al modello della macchina digitale, ma io mi chiedo poi come fanno risalire a chi l'ha scattata? prendiamo per esempio una foto che riguarda la pedofilia e riescono a risalire al modello HP M307, chissa quante ce ne saranno nel mondo di quelle macchine digitali....
Metz25 Aprile 2006, 13:28 #6
Originariamente inviato da: gicgioc
modello HP M307, chissa quante ce ne saranno nel mondo di quelle macchine digitali....


La maschera del rumore è diversa e caratteristica per ogni singolo sensore, anche se della stessa marca e dello stesso lotto di fabbricazione.
gicgioc25 Aprile 2006, 15:40 #7
si ma resta il fatto che le macchine comprate prima di questa scoperta non sono registrate quindi impossibili da intercettare, magari in futuro abbineranno il rumore al numero di serie del sensore
xeal25 Aprile 2006, 16:26 #8
Neanche tutte le impronte digitali sono registrate, come non c'è un archivio con dei bossoli per catalogare le incisioni prodotte da ciascun'arma esistente: però è possibile associare univocamente un'impronta a una persona e le incisioni all'arma mediante un confronto, chiaramente sono un supporto alle indagini, servono per incastrare o scagionare un sospetto, non per individuare il colpevole "a colpo sicuro"
dan6625 Aprile 2006, 18:39 #9
Credo che sia possibile ricreare (entro certi limiti) l'impronta "digitale" generata dal sensore mediante algoritmi inversi rispetto alla compressione JPEG, poichè per ogni singolo modello di macchina è possibile conoscere il processo di conversione da RAW a JPEG. Riguardo ad elaborazioni successive, è evidente che più rielaborazioni avvengono più dubito sia possibile effettuare un reverse. In ogni caso bisognerebbe sapere in che cosa consistono esattamente i pattern di rumore digitale che costituiscono l'impronta stessa.
Per quanto riguarda il possibile uso contro i pedofili, beh, spero proprio che il metodo funzioni a dovere: spero che ne becchino il più possibile, ma spero anche che non ci finisca in mezzo gente che non c'entra!
JohnPetrucci25 Aprile 2006, 19:31 #10
Originariamente inviato da: xeal
Neanche tutte le impronte digitali sono registrate, come non c'è un archivio con dei bossoli per catalogare le incisioni prodotte da ciascun'arma esistente: però è possibile associare univocamente un'impronta a una persona e le incisioni all'arma mediante un confronto, chiaramente sono un supporto alle indagini, servono per incastrare o scagionare un sospetto, non per individuare il colpevole "a colpo sicuro"

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