Condannata a pagare alla RIAA 220.000 $ per download illegale

Condannata a pagare alla RIAA 220.000 $ per download illegale

Destinata a fare il giro del mondo la notizia della condanna subita da una ragazza-madre statunitense, colpevole di aver scaricato illegalmente materiale coperto da copyright attraverso software Peer-to-peer

di pubblicata il , alle 15:50 nel canale Multimedia
 

"I knew a lady, came from Duluth..." cantava Kurt Cobain poco meno di quindici anni fa (Lake of Fire - Nirvana, Unplugged in New York, 1994), parlando della brutta sorte toccata ad una ragazza di un quasi sconosciuto paese del Minnesota, Duluth appunto. Quasi profetico sembra dunque il sofferto canto del leader dei Nirvana (passato a miglior vita pochi mesi dopo), guardando quanto è successo ad una ragazza proprio a Duluth fra le aule di tribunale in questi giorni.

Jammie Thomas, questo il nome della ragazza madre ora trentenne, è stata condannata a pagare la cifra di ben 220.000 Dollari USA per aver scaricato e condiviso illegalmente materiale coperto da copyright attraverso software peer-to-peer, nello specifico Kazaa. Soldi destinati alla famigerata RIAA, (Recording Industry Association of America), che dovrà a sua volta ridistribuire agli aventi diritto: Sony BMG, Arista Records, Interscope Records, Universal MG Recordings, Capitol Records e Warner Bros. Records.

La sentenza è destinata a creare allarme fra i milioni di utenti che utilizzano strumenti di file sharing, anche se è opportuno analizzare bene come sono si sono svolti i fatti fino ad oggi. Il giorno 21 febbraio del 2001 Jammie è stata colta in flagranza di reato, costituito nel caso specifico dall'aver condiviso 24 brani coperti da diritto d'autore, sul totale di 1700 file trovati nella cartella condivisa. Molti casi analoghi sono stati portati avanti in altre sedi legali, quasi tutti conclusisi con il patteggiamento al pagamento di cifre nell'ordine di qualche migliaio di dollari USA.

Diversa la linea di difesa scelta dall'avvocato di Jammie, che ha sempre puntato sulla completa estraneità della propria assistita ai diversi reati che le vengono contestati. Il PC di Jamie, sempre secondo la linea difensiva, sarebbe piuttosto finito in una "zombie botnet", ovvero in una rete di PC gestiti da malintenzionati all'insaputa del possessore del PC stesso. Una tesi destinata a crollare, in quanto si è poi scoperto come l'utenza Kazaa fosse riconducibile, attraverso incrocio di indirizzi IP e MAC address della scheda di rete, al nick Tereastarr, ovvero quello comunemente usato da Jammie anche in molti altri ambiti.

Non solo: l'imputata, dopo aver saputo di essere oggetto di indagine, avrebbe sostituito il disco rigido del proprio PC per non lasciare tracce, come confermato in tribunale da un ex-fidanzato, evidentemente con qualche conto in sospeso con Jammie.

Accantonata l'ipotesi che un malintenzionato abbia casualmente scelto come nick Tereastarr, guarda caso quello tipico di quasi tutti gli account di Jammie Thomas, e messa agli atti la testimonianza dell'ex-fidanzato, ecco aprirsi la strada alla disfatta in tribunale e al conseguente pugno di ferro da parte della Corte, che ha accolto la richiesta dell'accusa, la RIAA, di punire l'imputato con una pena esemplare. E così è stato: per ognuno dei 24 brani è stata comminata la pena pecuniaria di ben 9250 Dollari USA (la legge parla di un minimo di 500 Dollari), per un totale quindi di 222.000 Dollari USA.

Nessun commento per ora da parte di Miss Jammie Thomas, che ha lasciato l'aula senza rilasciare dichiarazioni. Rimane in ogni caso aperta la strada del ricorso in appello, oltre a non mancare alcune associazioni di consumatori e di sostenitori non meglio precisati disposti a sostenere le spese legali per i gradi successivi di giudizio. Qualora la situazione rimanesse questa, Jammie sarebbe costretta a versare un quarto dei saltuari assegni che percepisce per i lavori temporanei che svolge fino ad estinzione del debito.

Il tutto accade in un quadro molto incerto, in cui l'industria della musica sta vivendo vere e proprie rivoluzioni, l'ultima delle quali viene dai Radiohead, che hanno messo a disposizione dei propri fan l'ultima loro fatica, "In Rainbows", direttamente on-line, chiedendo in cambio una semplice donazione. Il gruppo inglese però già qualche anno fa disse "OK Computer", titolo di uno degli album più fortunati; quello che è certo è che occorre riflettere molto sul ruolo del computer nel mondo della discografia, per evitare pene concettualmente legittime ma sproporzionate, e senza trovare nel PC stesso sempre e solo un facile capro espiatorio per tutti i mali di questo mondo.

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182 Commenti
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kronos200005 Ottobre 2007, 16:01 #1
Un avvocato incapace e un ex-fidanzato carogna....che accoppiata! e dopo SEI anni e mezzo dai fatti contestati c'è la condanna in PRIMO grado??

Senza parole!
Dias05 Ottobre 2007, 16:01 #2
Dovesse capitare a me quei soldi li darei ad un cecchino professionista.
Avatar005 Ottobre 2007, 16:03 #3
è il proprio il caso di dire che la giustizia è uguale per tutti ...
Spyto05 Ottobre 2007, 16:05 #4
Visto che c'erano gli potevano dare la sedia elettrica.
I soliti americani....
rezinomed05 Ottobre 2007, 16:07 #5
Che tristezza ...
Renacchio05 Ottobre 2007, 16:07 #6

La pena di morte

Questo e quello che chiederanno le lobby delle major tra qualche anno.
Buffoni
Drakogian05 Ottobre 2007, 16:07 #7
Quello che mi stupisce e mi fà incavolare è la sproporzione fra danno causato è la pena inflitta.
harlock1005 Ottobre 2007, 16:08 #8
lol la sedia elettica no ma l'ergastolo se lo sarebbe beccata scaricando 3 brani , visto che il quei luoghi vige una norma che impone il massimo della pena dopo 3 reati
St@ge05 Ottobre 2007, 16:09 #9
bella l'idea del cambio dell'HD..............
Maxt7505 Ottobre 2007, 16:13 #10
Mi dispiace per quella ragazza che si è trovata è proprio il caso di dirlo, vittima del sistema.
Quello che mi fa piu sorridere sono le major che pensano di fermare la cosa. Ma non si rendono proprio conto di nulla. Come i nostri politici anziani, credono di fare cose grandiose o di fermare tutto, invece sono lontani dal mondo reale, centinaia di anni.

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