OpenAI brucia 3,7 miliardi di dollari al trimestre e non prevede flussi di cassa positivi prima del 2030
I documenti finanziari di OpenAI per il 2025, pubblicati in esclusiva dal giornalista Ed Zitron, mostrano perdite da 38,5 miliardi di dollari contro ricavi di 13 miliardi, costi a 34 miliardi di dollari e nessun flusso di cassa positivo atteso prima del 2030
di Andrea Bai pubblicata il 18 Giugno 2026, alle 10:31 nel canale MercatoOpenAI
I documenti finanziari di OpenAI relativi al 2025, ottenuti in esclusiva dal giornalista Ed Zitron, mostrano perdite di 38,53 miliardi di dollari a fronte di ricavi di 13,07 miliardi. I costi totali dell'anno hanno raggiunto $34 miliardi di dollari, con una perdita operativa di 20,92 miliardi.
Microsoft come principale creditore e il nodo della liquidità
La voce di spesa più pesante è il rapporto con Microsoft: nel 2025 OpenAI ha versato al partner 17,2 miliardi di dollari, ricevendo in cambio soli $303 milioni. A fine anno persistevano debiti verso Microsoft per ulteriori 3,64 miliardi. SoftBank ha pagato a OpenAI 867 milioni di dollari nel corso dell'anno.

A fine 2025 gli asset totali dell'azienda superavano i 50 miliardi, con quasi metà in liquidità. La società non prevede flussi di cassa positivi prima del 2030. La conversione dalla struttura non-profit a quella for-profit ha aggiunto un onere contabile straordinario: la rideterminazione del valore equo degli interessi convertibili e della passività connessa ai warrant ha prodotto una perdita di 41,55 miliardi di dollari, cifra che si somma alle perdite operative.
Rischi IPO, effetto filiera e indagini legali
Nel 2026 il ritmo di spesa non si è allentato: OpenAI sta bruciando 3,7 miliardi di dollari per trimestre. Il ricercatore Gary Marcus ha dedicato un'analisi al paragone tra OpenAI e WeWork, sostenendo che la valutazione dell'azienda appare difficile da giustificare rispetto ai fondamentali, più ancorata alla narrativa che alla sostanza. Marcus avverte anche di un possibile effetto a cascata: difficoltà nell'IPO di OpenAI potrebbero ripercuotersi su Nvidia, Oracle e CoreWeave, quest'ultima entrata recentemente nel Nasdaq-100 e dipendente per una quota rilevante dei propri ricavi dai carichi di lavoro OpenAI.
Sul piano della concorrenza, Anthropic ha depositato in via riservata la propria richiesta di IPO il 1° giugno 2026, a una valutazione di 965 miliardi di dollari, superiore alla stima di $852 miliardi attribuita a OpenAI.
Sul piano legale la società affronta un'indagine coordinata di 42 procure generali statunitensi e una causa dello Stato della Florida incentrata sull'assenza di sistemi di verifica dell'età e sulla gestione dei minori.
Quelli pubblicati da Zitron sono i primi rendiconti auditati di OpenAI a circolare pubblicamente, in un momento in cui la società sta valutando la quotazione in borsa con un orizzonte di flussi di cassa positivi fissato al 2030.










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8 Commenti
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L’unico che ci sta guadagnando è Giacchetta
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Se quello ti impressiona questo ti farà strabuzzare gli occhi
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No vabbè, sinceramente non avevo mai approfondito sta cosa
Cfranco azz
si può cambiare il vecchio detto attribuito a Andreotti. «I manicomi sono pieni di matti che si credono Napoleone, pretendono di risanare le Ferrovie e ............ IA » cambiate i puntini come volete
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Il primo grafico è uguale a quello del mio conto in banca!
Comunque c'è un articolo che spiega che la azienda di Altman non andrà mai in fallimento, verrà rilevata dal governo americano (a spese del contribuente) perché ritenuta un asset strategico e importante per il civile e militare.
Manco nelle dotcom ci sono state così grosse voragini mangiasoldi.
L'unico che non rischia è Huang,con CUDA e i suoi derivati è riuscito in quello che la Microsoft dei tempi d'oro ha fallito.
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