NVIDIA: avviata indagine antitrust in Cina. Una ritorsione contro gli USA?
La State Administration for Market Regulation (SAMR) in Cina ha avviato un'indagine su NVIDIA per appurare la violazione delle leggi antimonopolio. Secondo gli osservatori, potrebbe trattarsi di una manovra ritorsiva di Pechino contro le ultime misure di Washington.
di Manolo De Agostini pubblicata il 09 Dicembre 2024, alle 16:31 nel canale MercatoNVIDIA
Le autorità cinesi hanno avviato un'indagine antitrust su NVIDIA per verificare la violazione delle leggi antimonopolio. Lo scrive la CNN. Nel mirino c'è anche l'acquisizione di Mellanox del 2020, una fusione approvata dalle autorità cinesi a condizione che il produttore di chip evitasse di discriminare le aziende cinesi.
Secondo i media cinesi, la State Administration for Market Regulation (SAMR) ritiene che l'acquisto da 7 miliardi di dollari da parte di NVIDIA del produttore israeliano di apparecchiature di rete possa aver violato le norme antimonopolio.

L'indagine giunge circa una settimana dopo che l'amministrazione Biden ha emanato un'altra serie di restrizioni alle esportazioni di semiconduttori, volte a limitare l'accesso della Cina ai chip tecnologicamente più avanzati nell'ambito dell'intelligenza artificiale. Pechino, a sua volta, ha vietato le esportazioni verso gli Stati Uniti di minerali essenziali come gallio, germanio e antimonio.
Secondo Nigel Green, CEO di deVere Group, società di consulenza finanziaria, "non si tratta solo di una questione normativa, ma di una manovra geopolitica calcolata. La Cina sta inviando un forte messaggio che non esiterà a reagire e l'obiettivo di NVIDIA è foriero di misure più aggressive".
NVIDIA al momento non ha rilasciato dichiarazioni, ma probabilmente non potrà far altro che mettersi a disposizione delle autorità competenti. La Cina ha rappresentato circa il 17% dei ricavi di NVIDIA lo scorso anno fiscale, in calo rispetto al 26% di due anni prima.
Secondo Reuters, l'ultima volta che la Cina ha avviato un'indagine antimonopolio su un'importante azienda tecnologica straniera era il 2013, quando ha indagato la filiale locale di Qualcomm per aver applicato prezzi eccessivi e abusato della propria posizione di mercato negli standard di comunicazione wireless.
Qualcomm accettò in seguito di pagare una multa di 975 milioni di dollari, all'epoca la più grande multa che la Cina avesse mai comminato a un'azienda.










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9 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoSe avesse acquisito Arm,mi sa che sarebbe pure in una posizione peggiore.
Litigate
D'altro canto ci sono indagini aperte per le stesse ragioni, anche negli Usa ed Ue.
Beh sono le loro leggi, e per quanto giuste o sbagliate siano, se vuoi operare in un paese sei tenuto a rispettarle.
Non é questione “beh sono le loro leggi”, é che per vent’anni sulle nostre leggi hanno letteralmente c@c@to sopra, con che faccia da cul* ora adesso si appellano alla legge? Qualsiasi sia, loro o degli altri. Siano meno ipocriti e dicano che non gli sta bene cosi, ma semza la baggianata della legge.
Se noi non facciamo rispettare le nostre leggi sono cavoli nostri, la loro invece la fanno rispettare eccome.
Esempio di legge a cui hanno c@g@to sopra a cui noi ci siamo appellati con fermezza?
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