Le pulizie estive di Intel: colpite 4000 persone negli Stati Uniti, e non è finita
Intel ha avviato una massiccia ondata di licenziamenti, con quasi 4.000 posti di lavoro tagliati negli Stati Uniti. In Oregon, le uscite raggiungeranno le 2.392 unità, colpendo principalmente tecnici e ingegneri. Il piano di ristrutturazione coinvolge anche Israele e Irlanda, mentre l’incertezza sul futuro del business dei chip cresce.
di Manolo De Agostini pubblicata il 14 Luglio 2025, alle 12:01 nel canale MercatoIntel
In attesa che Intel comunichi i risultati finanziari del Q2 2025 il 24 luglio, svelando - si spera - dati ufficiali sulla ristrutturazione in corso, il sito Oregonlive è riuscito a ottenere alcuni numeri: Intel ha avviato una drastica riduzione della forza lavoro negli Stati Uniti che interessa circa 4000 dipendenti, di cui ben 2392 solo nello stato dell'Oregon. La conferma è arrivata tramite documenti pubblici (WARN notice) e segna una delle più significative ondate di licenziamenti nella storia dello stato.
Inizialmente stimati in 500 unità, i licenziamenti presso il campus di Hillsboro - il più grande sito produttivo di Intel in Oregon - sono stati aggiornati a quasi cinque volte tanto, coinvolgendo soprattutto tecnici dell'impianto, ingegneri di sviluppo e personale di integrazione di processo. Solo l'8% dei licenziamenti riguarda ruoli manageriali.

Intel, che impiega circa 20.000 persone in Oregon, aveva già ridotto l'organico di 3.000 unità nel corso del 2024 attraverso prepensionamenti e incentivi all'uscita. Questa nuova tornata non prevede uscite volontarie, ma licenziamenti diretti nei siti di Aloha (192 posizioni) e Hillsboro (oltre 2.200).
La ristrutturazione riguarda anche altri poli strategici, come Santa Clara (410 licenziamenti) e Folsom (174). A livello globale, Intel ha avviato tagli anche in Irlanda (4% dell'organico) e Israele, dove sono coinvolti fino a 200 dipendenti nel sito di Kiryat Gat, in gran parte tecnici e manager del Remote Operations Center (ROC), un'area che verrà automatizzata come parte della strategia di riduzione dei costi e semplificazione operativa.
Il nuovo approccio di Intel ai tagli del personale si distingue per una decentralizzazione delle decisioni: ogni dipartimento è responsabile di definire come raggiungere gli obiettivi finanziari, senza un'unica comunicazione centralizzata. Ne derivano licenziamenti a macchia di leopardo, inclusa l'esternalizzazione delle attività di marketing verso Accenture e la chiusura della divisione automotive. Nei giorni scorsi abbiamo anche assistito allo scorporo di RealSense.
Il contesto generale non è dei più favorevoli: nonostante Intel sia tra i maggiori beneficiari del CHIPS Act statunitense, la compagnia fatica a competere con rivali come TSMC. Il programma Intel Foundry Services (IFS), che avrebbe dovuto rilanciare la competitività sul fronte della produzione per conto terzi, sta registrando ritardi, e i nuovi processi produttivi 18A e 14A non hanno ancora ordini esterni significativi. Il tutto, in un contesto dove, per ammissione del nuovo CEO Lip-Bu Tan, Intel non è più "tra le prime 10 aziende di semiconduttori".










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6 Commenti
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O adesso o mai più...gaming a parte che a confronto sono due spicci, ormai di questi tempi o ti butti come società nelle intelligenze artificiali con i tuoi prodotti dedicati o secondo me nell'arco di pochi anni rischi concretamente di chiudere baracca.
Vedremo ! Io resto sulla riva del fiume e attendo. Metà anno l'abbiamo già passato, questi due mesi poco si combina, settembre lavori a metà...ecco tre mesetti per darsi da fare ancora nel 2025 e capire che si "vuol fare da grandi !"
Qua è fortemente criticata, ma se un'azienda è in crisi e deve pure tenere personale in più, fallisce ancora prima. Purtroppo è una mentalità del tutto diversa, ed i risultati si vedono.
Qua è fortemente criticata, ma se un'azienda è in crisi e deve pure tenere personale in più, fallisce ancora prima. Purtroppo è una mentalità del tutto diversa, ed i risultati si vedono.
Però in USA la disoccupazione è più bassa e quindi molto più facile trovare lavoro, ed in generale negli USA la popolazione è comunque concentrata in grandi città, cioè c'è la città e poi 500km dove non c'è quasi nulla per poi arrivare ad un'altra città, mentre da noi la possibilità da specializzato di trovare lavoro c'è se abiti almeno nei capoluoghi.
Comunque anche io sono per un modello tipo USA... Comunque in Italia è molto difficile, perché se sei specializzato o abiti in grandi città dove c'è più domanda e poca disponibilità, e allora ok, altrimenti in piccoli centri ti rispondono sempre "ci vai bene ma noi c'eravamo un apprendista".
Il problema è che sempre i dipendenti che pagano alle scelte sbagliate dei dirigenti, e quelli si beccano buonuscite che un dipendente non vede manco in tutta la vita.
Comunque il nuovo CEO non può fare altrimenti...praticamente cerca di dividere tutto a settori per cercare di individuare i rami che non guadagnano, eliminandoli... e qualsiasi investimento viene fatto se c'è garanzia di un ritorno.. ed al momento tampona il bilancio dismettendo parti dell'azienda per portare il bilancio almeno in pareggio.
Il problema, grande , di Intel, è che una spa, e gli azionisti tengono le azioni se fruttano, cosa che negli ultimi tempi non hanno fruttato.
Ora le azioni Intel sono un investimento a rischio, nel senso che (esempio 18A va in porto) possono garantire super-guadagni ma anche crollare.
Siccome il discorso 18A è naufragato, è vitale che il CEO riesca a mostrare un bilancio che abbia segnali di ripresa, perché se gli azionisti perdessero fiducia e vendessero le azioni, quello sì che sarebbe un grosso problema.
Penso che al momento la fiducia degli azionisti si basi sul fatto che le FAB Intel sono comunque una garanzia da eventuali fallimenti, perché anche se il valore di Intel è passato da 200 miliardi di $ a 100, comunque ci sono offerte di acquisizione FAB da 65 miliardi di $ (Broadcomm) ciò farebbe da cuscinetto al rischio di eventuali fallimenti.
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