La Germania dice no a ulteriori sussidi alle fabbriche di chip di Intel
Brutta notizia per Intel, e forse anche per l'Europa: il ministro delle Finanze tedesco ha dichiarato che non ci sono ulteriori sussidi a disposizione per sostenere l'espansione produttiva nel Vecchio Continente del produttore di microprocessori.
di Manolo De Agostini pubblicata il 12 Giugno 2023, alle 06:31 nel canale MercatoIntel
Christian Lindner, ministro delle Finanze della Germania, ha rispedito al mittente la richiesta di Intel di maggiori sussidi per sostenere la costruzione e l'avvio di due impianti produttivi a Magdeburgo. Come riportato dal Financial Times, Lindner ha spiegato che "non ci sono più soldi disponibili nel budget". "In questo momento stiamo cercando di consolidare il budget, non di espanderlo", ha aggiunto.
Intel dovrebbe ricevere 6,8 miliardi di euro di sostegno dal governo tedesco per il suo nuovo polo produttivo, ma a causa dei maggiori costi energetici e di costruzione, la società avrebbe richiesto almeno 10 miliardi di euro, e probabilmente anche di più.

Non è dato sapere se la dichiarazione del ministro sia un modo per mandare un messaggio a Intel, magari per indurla a pianificare maggiori investimenti a lungo termine al fine di ottenere più sussidi nell'immediato. In ogni caso, questo stallo è una brutta notizia per ambo le parti: per Intel, che potrebbe rallentare la sua espansione, ma anche per l'Europa che potrebbe indurre il colosso a investire altrove.
Il nodo dei sussidi rimane fondamentale, con l'Europa che si ritrova a far fronte alla concorrenza statunitense che ha messo in campo dapprima il proprio Chips Act e poi l'Inflaction Reduction Act. Quest'ultimo, in particolare, mette sul piatto 370 miliardi di dollari per società e privati che fanno investimenti "verdi" e potrebbe spostare importanti investimenti dall'Europa agli Stati Uniti.
Lo scorso anno Intel ha annunciato l'intenzione di investire decine di miliardi di dollari in tutta Europa per creare una filiera dei chip geograficamente più resiliente alle turbolenze politiche e non più legata all'Asia. L'obiettivo è diventare un produttore di chip anche per conto terzi, facendo concorrenza a TSMC e Samsung.
A tale intenzione si sposa perfettamente il Chips Act europeo, con il quale il Vecchio Continente aspira a tornare al 20% della produzione di chip mondiale entro il 2030.
Il piano di Intel prevedeva un investimento da 17 miliardi di euro per costruire due fabbriche (Fab) per la produzione di semiconduttori a Magdeburgo, capitale dello Stato federato Sassonia-Anhalt, con processi produttivi dell'era Angstrom (Intel 20A e 18A). Il sito in Germania, ribattezzato "Silicon Junction", dovrebbe creare 7000 posti di lavoro per la costruzione degli impianti, 3.000 posti di lavoro a tempo indeterminato ad alta specializzazione in Intel, e decine di migliaia di ulteriori posti di lavoro fra fornitori e partner.
L'impegno in Germania, però, dovrebbe essere affiancato anche dal potenziamento del polo produttivo già esistente in Irlanda, nonché anche altri impegni in Francia, Polonia e Spagna. Nel suo piano, Intel nominò anche l'Italia, aprendo alla possibilità di realizzare un impianto di back-end, fondamentale per completare la produzione dei microprocessori moderni (qui spieghiamo cosa significa).
Intel indicava un "potenziale investimento fino a 4,5 miliardi di euro" e 5000 posti di lavoro - 1500 diretti e altri 3500 fra fornitori e partner. Purtroppo da mesi il capitolo italiano di questo impegno sembra essersi arenato, e non è chiaro se per colpa del governo o per la società che nicchia dopo trimestrali davvero deludenti che l'hanno vista perdere soldi a fronte della frenata del mercato PC.













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22 Commenti
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Ci manca solo che gettiamo la spugna anche nella sfida della transizione energetica e poi é filotto.
Il Governo Federale tedesco già ha promesso di sovvenzionare più del 40% del capitale d'investimento Intel per le due Fab, un ulteriore aumento degli aiuti rischierebbe seriamente di alterare la concorrenza con i concorrenti del produttore americano relegandolo in una potenziale posizione dominante sul mercato.
Caro Pat prenditi i tuoi rischi senza menar tanto il can per l'aia!!
Nota: il silenzio sull'Italia e dell'Italia è diventato assordante!!
Invece di investire in Germania,io investirei in paesi europei dove gli stipendi sono più bassi,del tipo Grecia o anche Italia o anche Portogallo,forse sarebbe meglio il Portogallo che hanno la fortuna di avere un eolico forte.
Si darebbe la possibilità di fare crescere un paese dalla economia debole e così bilanciare un po' il potere in Europa che attualmente è germanicocentrico ed è inutile che ci prendiamo in giro, è sotto gli occhi di tutti.
l'Italia ha optato per Ponte Sullo Stretto e Mega Stadi di Calcio, non ci stà più nulla da fare il vecchio PAT ha già detto stop al progetto in Italia.
Io non sono contro gli Aiuti di stato o gli "Ammortizzatori Sociali" ma nel momento che li Utilizzi, diventi "Di Stato", tu... Whirp..Cosa... vuoi andartene, me li restituisci prima con Tan 25% taeg 15% in massimo 5 anni...... altro che, o te ne resti in ITALIA, dove ci stanno fabbriche in Attivo ma possono lucrare un 10% sulle buste paga altrove.
Hai voluto la cassa integrazione.... la restituisci se vai via dall'Italia.
Hai utilizzato un incentivo per l'attività, se vai via le apparecchiature,
restano nel posto fin che non chiudi il debito e devi dare la possibilità,
di poter "Rilevare L'Attività dai Dipendenti" (Esempio Autogestione).
PS: Fiat e la vera Mer..... "Aujourd’hui, c’est une multinationale n’est plus une côte de l’Italie"
Tutto il "passivo" viene fatto produrre sulle fabbriche Italiane.....
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