La Germania dice no a ulteriori sussidi alle fabbriche di chip di Intel

La Germania dice no a ulteriori sussidi alle fabbriche di chip di Intel

Brutta notizia per Intel, e forse anche per l'Europa: il ministro delle Finanze tedesco ha dichiarato che non ci sono ulteriori sussidi a disposizione per sostenere l'espansione produttiva nel Vecchio Continente del produttore di microprocessori.

di pubblicata il , alle 06:31 nel canale Mercato
Intel
 

Christian Lindner, ministro delle Finanze della Germania, ha rispedito al mittente la richiesta di Intel di maggiori sussidi per sostenere la costruzione e l'avvio di due impianti produttivi a Magdeburgo. Come riportato dal Financial Times, Lindner ha spiegato che "non ci sono più soldi disponibili nel budget". "In questo momento stiamo cercando di consolidare il budget, non di espanderlo", ha aggiunto.

Intel dovrebbe ricevere 6,8 miliardi di euro di sostegno dal governo tedesco per il suo nuovo polo produttivo, ma a causa dei maggiori costi energetici e di costruzione, la società avrebbe richiesto almeno 10 miliardi di euro, e probabilmente anche di più.

Non è dato sapere se la dichiarazione del ministro sia un modo per mandare un messaggio a Intel, magari per indurla a pianificare maggiori investimenti a lungo termine al fine di ottenere più sussidi nell'immediato. In ogni caso, questo stallo è una brutta notizia per ambo le parti: per Intel, che potrebbe rallentare la sua espansione, ma anche per l'Europa che potrebbe indurre il colosso a investire altrove.

Il nodo dei sussidi rimane fondamentale, con l'Europa che si ritrova a far fronte alla concorrenza statunitense che ha messo in campo dapprima il proprio Chips Act e poi l'Inflaction Reduction Act. Quest'ultimo, in particolare, mette sul piatto 370 miliardi di dollari per società e privati che fanno investimenti "verdi" e potrebbe spostare importanti investimenti dall'Europa agli Stati Uniti.

Lo scorso anno Intel ha annunciato l'intenzione di investire decine di miliardi di dollari in tutta Europa per creare una filiera dei chip geograficamente più resiliente alle turbolenze politiche e non più legata all'Asia. L'obiettivo è diventare un produttore di chip anche per conto terzi, facendo concorrenza a TSMC e Samsung.

A tale intenzione si sposa perfettamente il Chips Act europeo, con il quale il Vecchio Continente aspira a tornare al 20% della produzione di chip mondiale entro il 2030.

Il piano di Intel prevedeva un investimento da 17 miliardi di euro per costruire due fabbriche (Fab) per la produzione di semiconduttori a Magdeburgo, capitale dello Stato federato Sassonia-Anhalt, con processi produttivi dell'era Angstrom (Intel 20A e 18A). Il sito in Germania, ribattezzato "Silicon Junction", dovrebbe creare 7000 posti di lavoro per la costruzione degli impianti, 3.000 posti di lavoro a tempo indeterminato ad alta specializzazione in Intel, e decine di migliaia di ulteriori posti di lavoro fra fornitori e partner.

L'impegno in Germania, però, dovrebbe essere affiancato anche dal potenziamento del polo produttivo già esistente in Irlanda, nonché anche altri impegni in Francia, Polonia e Spagna. Nel suo piano, Intel nominò anche l'Italia, aprendo alla possibilità di realizzare un impianto di back-end, fondamentale per completare la produzione dei microprocessori moderni (qui spieghiamo cosa significa).

Intel indicava un "potenziale investimento fino a 4,5 miliardi di euro" e 5000 posti di lavoro - 1500 diretti e altri 3500 fra fornitori e partner. Purtroppo da mesi il capitolo italiano di questo impegno sembra essersi arenato, e non è chiaro se per colpa del governo o per la società che nicchia dopo trimestrali davvero deludenti che l'hanno vista perdere soldi a fronte della frenata del mercato PC.

22 Commenti
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Gringo [ITF]12 Giugno 2023, 06:59 #1
Fa bene alla fine, sussidi fino ad un certo punto, fosse una Fonderia e Litografia Tedesca in cui si Sfornano Chip che possono Essere Intel Pover-V o Arm è una cosa, ma legarsi solo ad Intel, se questa vuole ci mette lei i soldi che mancano, anche perchè se diventa non conveniente per Intel, questa Delocalizza e grazie al Papa.

ilariovs12 Giugno 2023, 08:49 #2
Dopo l'energia, i chip sono il secondo grosso vulnus dell'Europa.

Ci siamo lasciati sorpassare senza battere ciglio ed oggi paghiamo lo scotto.

Ci manca solo che gettiamo la spugna anche nella sfida della transizione energetica e poi é filotto.
AlexSwitch12 Giugno 2023, 09:13 #3
Pur comprendendo l'importanza di portare la produzione di chip in Europa e di accorciare, geograficamente parlando, la filiera, io condivido la posizione della Germania.
Il Governo Federale tedesco già ha promesso di sovvenzionare più del 40% del capitale d'investimento Intel per le due Fab, un ulteriore aumento degli aiuti rischierebbe seriamente di alterare la concorrenza con i concorrenti del produttore americano relegandolo in una potenziale posizione dominante sul mercato.
Caro Pat prenditi i tuoi rischi senza menar tanto il can per l'aia!!

Nota: il silenzio sull'Italia e dell'Italia è diventato assordante!!
omerook12 Giugno 2023, 09:15 #4
Perché pubblicizzano sempre il numero dei posti di lavoro derivanti dal investimento? in realtà si parla di numeri meschini. Il paese dovrebbe investire oltre 1.000.000 di euro per ogni " potenziale" occupato.
supertigrotto12 Giugno 2023, 09:25 #5
Da un certo punto di vista,in Europa dovremmo fare come tsmc ,poi produrre x86 per Intel o AMD,o Arm per Apple o Qualcomm o altro o addirittura risc-V autoctoni ,darebbe la possibilità di lavorare a 365 giorni l'anno e di fare esperienza di produzione di varie architetture.
Invece di investire in Germania,io investirei in paesi europei dove gli stipendi sono più bassi,del tipo Grecia o anche Italia o anche Portogallo,forse sarebbe meglio il Portogallo che hanno la fortuna di avere un eolico forte.
Si darebbe la possibilità di fare crescere un paese dalla economia debole e così bilanciare un po' il potere in Europa che attualmente è germanicocentrico ed è inutile che ci prendiamo in giro, è sotto gli occhi di tutti.
lcfr12 Giugno 2023, 09:36 #6
Direi che sarebbe anche ora che Pat Gelsinger cominci a tirare soldi fuori anche dalle proprie tasche oltre che da quelle dei contribuenti europei.
Gringo [ITF]12 Giugno 2023, 10:18 #7
Nota: il silenzio sull'Italia e dell'Italia è diventato assordante!!

l'Italia ha optato per Ponte Sullo Stretto e Mega Stadi di Calcio, non ci stà più nulla da fare il vecchio PAT ha già detto stop al progetto in Italia.
Paganetor12 Giugno 2023, 10:20 #8
anche io sono contrario a questo continuo "mungere" l'UE o i governi di specifiche nazioni, ma non stanno facendo altro che quello che FIAT (per dirne una) ha sempre fatto: i costi sono tuoi, gli utili sono miei.
Gringo [ITF]12 Giugno 2023, 12:18 #9
anche io sono contrario a questo continuo "mungere" l'UE o i governi di specifiche nazioni, ma non stanno facendo altro che quello che FIAT (per dirne una) ha sempre fatto: i costi sono tuoi, gli utili sono miei.


Io non sono contro gli Aiuti di stato o gli "Ammortizzatori Sociali" ma nel momento che li Utilizzi, diventi "Di Stato", tu... Whirp..Cosa... vuoi andartene, me li restituisci prima con Tan 25% taeg 15% in massimo 5 anni...... altro che, o te ne resti in ITALIA, dove ci stanno fabbriche in Attivo ma possono lucrare un 10% sulle buste paga altrove.

Hai voluto la cassa integrazione.... la restituisci se vai via dall'Italia.
Hai utilizzato un incentivo per l'attività, se vai via le apparecchiature,
restano nel posto fin che non chiudi il debito e devi dare la possibilità,
di poter "Rilevare L'Attività dai Dipendenti" (Esempio Autogestione).

PS: Fiat e la vera Mer..... "Aujourd’hui, c’est une multinationale n’est plus une côte de l’Italie"
Tutto il "passivo" viene fatto produrre sulle fabbriche Italiane.....
supertigrotto12 Giugno 2023, 14:36 #10
Il discorso che si preferisce la Germania per le competenze, è una boiata unica,a parte che anche noi in Italia abbiamo competenze,queste benedette competenze si possono acquisire e importare, però sono stufo di vedere la "famiglia Europa" ingrassare sempre di più il fratello già grasso e obeso e lasciare gli altri fratelli al limite della anoressia.

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