Intel e il difficile equilibrio tra sicurezza e produzione ai tempi del COVID-19

Intel e il difficile equilibrio tra sicurezza e produzione ai tempi del COVID-19

Diversi lavoratori hanno accusato Intel di non aver messo la sicurezza al primo posto in queste settimane di pandemia di COVID-19. Diverse le carenze lamentate, dalla scarsità di mascherine al mancato rispetto del distanziamento sociale. L'azienda fa sapere di essere intervenuta per risolvere le problematiche.

di pubblicata il , alle 13:21 nel canale Mercato
Intel
 

La pandemia di COVID-19 pone nuove sfide per il mondo del lavoro, con le esigenze di natura produttiva che spesso si scontrano con la necessità di sicurezza dei lavoratori. Il distanziamento sociale, le misure di protezione e altre accortezze da attuare per impedire il contagio sono soluzioni del tutto nuove e non sempre in queste settimane, specie all'inizio della pandemia, le cose sono state affrontate al meglio sia dalle aziende che dalle singole persone. Diciamo che c'è stata un po' di confusione, a tutti i livelli e in tutto il mondo.

Le difficoltà nel gestire il nuovo regime hanno interessato piccole e grandi realtà, come emerge da un report di Bloomberg in cui si parla dei numerosi reclami avanzati dai lavoratori degli impianti produttivi di Intel. Secondo diversi di loro, l'azienda avrebbe messo a rischio la loro sicurezza per mantenere una produzione di chip elevata durante la pandemia di COVID-19. Produzione che, come dichiarato più volte dalla dirigenza dell'azienda, ha operato quasi a pieno regime anche in queste settimane. Va ricordato che Intel, essendo un'azienda tecnologica, poteva operare in quanto produttore di beni essenziali.

Stando alle testimonianze e alla documentazione analizzata da Bloomberg, nello stabilimento di Chandler in Arizona Intel non avrebbe isolato il personale entrato in contatto con dei colleghi risultati positivi e non avrebbe svolto dei test per verificare lo stato di salute dei lavoratori. Sia a Chandler che a Hillsboro, in Oregon, diversi dipendenti accusano Intel di non aver fatto rispettare le regole di distanziamento sociale, di non aver fornito mascherine e di aver fatto tornare al lavoro dipendenti con sintomi.

Dall'articolo di Bloomberg sembra che, almeno inizialmente, vi sia stata più di qualche leggerezza da parte dei singoli manager degli impianti nel far rispettare le nuove regole. Ad esempio, in un reclamo si legge che Intel avrebbe autorizzato i dipendenti a infrangere la regola dei 6 piedi (1,8 metri) di distanza sociale purché non oltre i 30 minuti.

Darcy Ortiz, vicepresidente e direttore generale dei servizi aziendali all'interno della divisione produttiva di Intel, ha dichiarato di "comprende totalmente le preoccupazioni dei dipendenti. Abbiamo una forte cultura della sicurezza e abbiamo messo a disposizione un mezzo per consentire ai dipendenti di evidenziare i problemi".

La Ortiz ha anche affermato che per quanto noto al momento, non c'è stata alcuna trasmissione del virus all'interno degli impianti e ha chiarito alcuni punti, come l'assenza di mascherine: come molte aziende (anche in Italia), Intel ha inizialmente faticato a reperirle a causa della disponibilità limitata e alla necessità di dare priorità al personale sanitario. Il problema però sarebbe stato risolto nella prima settimana di aprile.

La responsabile ha inoltre aggiunto che i reclami hanno aiutato l'azienda a perfezionare e migliorare la sua risposta alla pandemia e che proprio grazie a questo stimolo ha preso ulteriori misure di prevenzione, come scaglionare i turni di lavoro e creare squadre preposte a garantire il distanziamento sociale. Quanto ai kit per la verifica delle positività, Intel non è riuscita a ottenerne, ma per sopperire ha implementato altri metodi di controllo e mitigazione del problema.

"La priorità di Intel nella gestione dell'emergenza Coronavirus è proteggere la salute e il benessere dei dipendenti, continuando al contempo ad essere operativi e supportare i clienti in tutto il mondo. Questa situazione è incredibilmente dinamica e senza precedenti, e ci siamo impegnati per comprenderla e per adattarci il più velocemente possibile così da poter continuare a salvaguardare i nostri lavoratori e la società", ci ha comunicato un portavoce di Intel.

"Incoraggiamo i nostri dipendenti a comunicare le loro preoccupazioni e ci impegniamo strenuamente per risolvere i problemi. Intel ha prodotto una risposta formale al reclamo e gli ispettori dell'OSHA hanno visitato le nostri sedi in Oregon, Arizona e New Mexico. Non abbiamo ricevuto alcuna contravvenzione e gli ispettori dell'OSHA che hanno visitato le nostre sedi si sono complimentati con noi per le azioni che abbiamo intrapreso".

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