In India entrano in vigore le restrizioni sull'importazione di tecnologia dall'estero
Il governo indiano ha annunciato oggi l'entrata in vigore delle restrizioni sull'importazione di prodotti tecnologici. I consumatori potranno acquistare all'estero, ma pagando i dazi, mentre le aziende avranno bisogno di una licenza.
di Vittorio Rienzo pubblicata il 04 Agosto 2023, alle 13:38 nel canale MercatoIl governo Indiano ha annunciato oggi l'entrata in vigore delle restrizioni sull'importazione di prodotti tecnologici dai territori al di fuori di quello nazionale. Ad essere coinvolti sono non solo smartphone e tablet, ma anche computer e relativi componenti hardware oltre ai server e i dispositivi smart.
Le restrizioni rientrano in un piano nazionale chiamato "Make In India", il quale tende a favorire l'elettronica prodotta direttamente nel paese. Il progetto è stato approvato già nel 2014 e quanto è stato annunciato oggi è semplicemente un aggiornamento alle norme sulle importazioni.

Naturalmente, questa politica sta generando preoccupazione sia tra i consumatori che tra le imprese locali. Secondo alcuni tali restrizioni rallenteranno l'arrivo dei prodotti sul mercato, oltre a generare un sostanziale aumento dei prezzi, ma non solo. Molte aziende temono che le restrizioni possano influenzare la catena di approvvigionamento limitando l'acquisizione di componenti e macchinari per continuare la propria attività.
In realtà su questo fronte il governo ha chiarito la propria posizione: l'amministrazione ha stilato un elenco di quelli che vengono ritenuti "beni strumentali", ovvero attrezzature essenziali per la ricerca e lo sviluppo o strumenti di test, per il collaudo, il benchmarking, la riparazione o la riesportazione dei prodotti. In tali casi, non sarà necessario ottenere la licenza per l'importazione.
Per tutti gli altri prodotti, invece, la licenza per l'introduzione nel territorio nazionale sarà inderogabile. Nel frattempo, una fonte ha riferito a Reuters che le spedizioni già in corso proseguiranno fino al 31 agosto. Inoltre, i consumatori che acquistano prodotti all'estero durante un viaggio o da un e-commerce con sede al di fuori dell'India non avranno bisogno di una licenza, ma saranno soggetti al pagamento dei dazi per l'importazione.
D'altronde, politiche simili vengono già adottate da Stati Uniti e Cina che rappresentano due dei paesi con il più alto grado di sviluppo nel settore tecnologico. Dal canto suo, l'India, non è stata da meno e negli ultimi anni sono stati ingenti gli investimenti nell'hi-tech. In seguito agli ultimi sviluppi tra le due potenze sopracitate, è evidente che anche il governo indiano intenda preservare le proprie risorse e limitare la dipendenza dalla tecnologia straniera.










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16 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infol'India sbaglia
l'India sbaglia
C'è chi dice da anni di non usare la Cina come fabbrica del mondo, oltre ad altre cose simili che negli anni si sono dimostrate vere ma siccome questa questione è sempre stata altamente politicizzata e carichissima dal punto di vista ideologico, si beccava del fascista (autarchia) o dello xenofobo...
Sottovaluti, e molto, gli effetti benefici di un libero commercio con la Cina.
Commerciare con la Cina è come fare un patto col diavolo ed il rapporto costi-benefici sul lungo periodo è lo stesso.
Master ad Harvard o alla London Business School, presumo.
Fai te, nel 2022 l'Italia dall' Cina ha importato per 57.5 miliardi di dollari e esportato per 16.4 miliardi di dollari.
Il resto sono chiacchiere.
Probabilmente eravamo in corso insieme
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