Il problema dell'e-waste e la Thailandia come discarica del mondo

Il problema dell'e-waste e la Thailandia come discarica del mondo

Il riciclo dei rifiuti elettronici avviene principalmente nel sud est asiatico, dove un ambiente privo di regolamentazioni lo ha trasformato in un settore economicamente remunerativo. A scapito della salute dell'ambiente e delle popolazioni locali

di pubblicata il , alle 19:21 nel canale Mercato
 

Un articolo del New York Times getta luce sul mondo del riciclo dei rifiuti elettronici, facendo emergere una situazione preoccupante nei paesi del sud-est asiatico, in particolar modo in Thailandia, dove le attività di riciclo vengono portate avanti in maniera più o meno selvaggia con ricadute significative sull'ambiente e sulla salute della popolazione.

La situazione si è aggravata a partire dallo scorso anno, quando la Cina - che fino ad allora si è occupata delle attività di gestione, smaltimento e recupero della gran parte dei rifiuti elettronici del mondo - ha deciso di chiudere le frontiere all'e-waste proveniente dall'estero. I paesi del sud est asiatico hanno allora colto l'occasione dando così vita ad un settore estremamente lucroso, ma che può essere tale solo per via di una legislazione estremamente favorevole, in quanto molto rilassata su aspetti come la salvaguardia ambientale e le condizioni di lavoro.

Il New York Times cita Jim Puckett, direttore esecutivo di Basel Action Network, una realtà impegnata che lotta contro il commercio sregolato dei rifiuti elettronici nei paesi poveri: "L'e-waste deve finire da qualche parte, e i cinesi stanno semplicemente spostando le loro operazioni verso il sud-est asiatico. L'unico modo per fare soldi con queste attività è gestire grandi volumi, sfruttare forza lavoro economica e inquinare l'ambiente".

L'estrazione delle piccole quantità di metalli preziosi (oro, argento e rame) che si trovano nei dispositivi elettronici che gettiamo via è un'attività che deve essere condotta in maniera adeguata per assicurare l'incolumità dei lavoratori e la sostenibilità ambientale. Anche la gestione e lo smaltimento di ciò che non è più servibile necessita di accorgimenti particolari: tipicamente la loro destinazione è l'inceneritore, ma se questi materiali non vengono bruciati a temperature sufficientemente elevate possono rilasciare sostanze tossiche in grado di condizionare la salute degli individui e di inquinare l'ambiente. Esiste il pericolo diossina, che può causare tumori e problemi di sviluppo dell'organismo, e quello dei metalli pesanti, che possono depositarsi nel suolo e nelle acque. Dall'articolo del New York Times emerge inoltre come alcuni lavoratori nelle fabbriche thailandesi rechino segni di bruciatura sul corpo per via delle sostanze con cui vengono in contatto durante i processi di selezione e smaltimento dei rifiuti elettronici.

Il caso della Thailandia è particolarmente significativo: alcuni paesi del sud est asiatico come Indonesia, Malesia e Filippine hanno rifiutato in passato singole consegne di rifiuti elettronici provenienti da paesi occidentali, ma la Thailandia è stata la prima tra essi a vietare l'importazione di e-waste dall'estero, mettendo in atto anche un'operazione piuttosto vistosa con la perquisizione di decine di fabbriche e la loro successiva chiusura, almeno apparente. Da allora infatti molte delle fabbriche che vengono descritte come "chiuse" continuano ad operare a pieno regime, e il Paese ha visto la nascita di numerosi altri stabilimenti dedicati al riciclo e allo smaltimento dei rifiuti elettronici.

Le posizioni più o meno ufficiali a giustificazione di questa situazione parlano di uno smaltimento di vecchie scorte e di un'attività rivolta a smaltire e riciclare i rifiuti locali. Si tratta purtroppo di spiegazioni non verosimili, anzitutto perché le scorte di rifiuti elettronici hanno vita breve, in quanto la loro lavorazione è comunque piuttosto rapida, in secondo luogo perché la capacità complessiva degli stabilimenti nuovi e preesistenti supera di gran lunga le necessità di smaltimento locali. La più probabile realtà è che carichi di rifiuti elettronici continuino ad entrare nel paese grazie a dichiarazioni doganali false e responsabili compiacenti.

Secondo un rapporto ONU ogni anno si producono a livello globale oltre 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, frutto anche della spasmodica ricerca dell' "ultimo modello" di qualsiasi cosa che vede complici sia i grandi produttori, che inondano il mercato di nuovi prodotti a cadenze regolari, sia il consumatore finale che ubriacato da un'offerta sovrabbondante cede al desiderio di mostrarsi sempre al passo con i tempi. Da qualche anno i produttori paiono mostrare un poco di sensibilità verso la sostenibilità ambientale cavalcando varie campagne di riciclo dei prodotti e contribuendo a diffondere la percezione di un comportamento virtuoso. Insomma, pensiamoci la prossima volta che desideriamo sostituire il nostro smartphone, solo perché l'ultimo modello "sbrilluccica" di più e non perché vi sia un'esigenza concreta. A risentirne positivamente non saranno solo le nostre finanze.

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21 Commenti
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Sandro kensan10 Dicembre 2019, 23:12 #1
Scusate la critica:

quel che non ho capito è come mai si citi per 2 volte la Cina mentre zero volte è citata l'Europa e gli USA oppure l'occidente. Ovviamente essendo un articolo del New York times non faccio difficoltà a capire dove si vuole parare anche quando si parla di temi neutri come l'e-waste.
canislupus10 Dicembre 2019, 23:43 #2
In effetti bisognerebbe essere un po' più onesti.
La maggior parte dei rifiuti elettronici vengono prodotti dai paesi ricchi occidentali.
Negli anni abbiamo sfruttato molti paesi del sud est asiatico proprio perchè le loro leggi in materia ambientale e di diritti dei lavoratori sono molto più lassiste rispetto all'evoluto occidente.
Se domani qualcuno da quelle parti vorrà realmente fermare questo scempio, gli onesti e corretti paesi ricchi porteranno anche questa monnezza in Africa.
Perchè oltre al denaro forse uno dei mali più subdoli del nostro tempo è l'ipocrisia (non mi stancherò mai di dirlo).
maxsy11 Dicembre 2019, 01:08 #3
Originariamente inviato da: canislupus
In effetti bisognerebbe essere un po' più onesti.
La maggior parte dei rifiuti elettronici vengono prodotti dai paesi ricchi occidentali.
Negli anni abbiamo sfruttato molti paesi del sud est asiatico proprio perchè le loro leggi in materia ambientale e di diritti dei lavoratori sono molto più lassiste rispetto all'evoluto occidente.
Se domani qualcuno da quelle parti vorrà realmente fermare questo scempio, gli onesti e corretti paesi ricchi porteranno anche questa monnezza in Africa.
Perchè oltre al denaro forse uno dei mali più subdoli del nostro tempo è l'ipocrisia (non mi stancherò mai di dirlo).


noo...ste cose non si dicono...
onesti poi...a chi?
pensa che da noi se ti permetti di pensare di provare a ridurre l'uso della plastica altri riescono a farci, a quanto pare, una vincente campagna elettorale contro.
quindi la parola onesti mi sembra davvero obsoleta. io non la userei più.
Doraneko11 Dicembre 2019, 08:47 #4
Originariamente inviato da: canislupus
In effetti bisognerebbe essere un po' più onesti.
La maggior parte dei rifiuti elettronici vengono prodotti dai paesi ricchi occidentali.


Beh, calma. Non dimentichiamo che tra India e il sudest asiatico abbiamo 2 o 3 volte la popolazione di USA ed Europa sommate. Anche loro hanno telefonini, televisori, ecc...non è che campano di luce solare e vapore acqueo!
+Benito+11 Dicembre 2019, 08:53 #5
parliamo delle zone del mondo dove l'occidente abbandona le navi sulle spiagge per farle smontare da chi capita...
Wikkle11 Dicembre 2019, 10:16 #6
Originariamente inviato da: Doraneko
Beh, calma. Non dimentichiamo che tra India e il sudest asiatico abbiamo 2 o 3 volte la popolazione di USA ed Europa sommate. Anche loro hanno telefonini, televisori, ecc...non è che campano di luce solare e vapore acqueo!




In effetti hai proprio ragione
Mparlav11 Dicembre 2019, 10:48 #7
Originariamente inviato da: Doraneko
Beh, calma. Non dimentichiamo che tra India e il sudest asiatico abbiamo 2 o 3 volte la popolazione di USA ed Europa sommate. Anche loro hanno telefonini, televisori, ecc...non è che campano di luce solare e vapore acqueo!


Li hanno da quanto, 10-15 anni?
I precedenti 30 anni d'inquinamento di 600 milioni di abitanti che consumano quanto 2 miliardi, facciamo finta che non esistono?

Ora devono smaltire i loro rifiuti ed è giusto che non prendano anche i rifiuti degli altri, ma ahimè non accadrà così facilmente, c'è un prezzo per tutto e se non c'è, resta sempre l'illegalità.

Ma in ogni caso da decenni i rifiuti finiscono anche in Africa.

L'esportazione delle scorie nucleari in Europa è stata espressamente vietata 4 anni fa', ma prima di allora, ti lascio immaginare...
sbeng11 Dicembre 2019, 10:55 #8
Perché Greta, anziché prendersela solo con il mondo occidentale non si va a fare un giro in Asia o in Cina, dove di regole nello smarltimento mi pare ce ne siano poche o nulla?
Doraneko11 Dicembre 2019, 11:36 #9
Originariamente inviato da: sbeng
Perché Greta, anziché prendersela solo con il mondo occidentale non si va a fare un giro in Asia o in Cina, dove di regole nello smarltimento mi pare ce ne siano poche o nulla?


Perché qui da noi hai abbastanza libertà da poter sparare cazzate, in altri posti carcere e manganellate a gogo.
Doraneko11 Dicembre 2019, 11:41 #10
Originariamente inviato da: Mparlav
Li hanno da quanto, 10-15 anni?


E noi li abbiamo da quanto i telefonini e i PC? 10 anni in più se è tanto. Là ci sono fiumi dove non vedi neanche l'acqua da talmente tanta immondizia ci galleggia dentro, cose mai viste qui. Per non parlare del fatto che il 90% della plastica in mare viene da fiumi asiatici e non è roba che gli mandiamo noi, è roba prodotta da loro.

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