Fusione Apple-Disney: ci furono trattative concrete, lo rivela Bob Iger lasciando la Disney

Fusione Apple-Disney: ci furono trattative concrete, lo rivela Bob Iger lasciando la Disney

Nel suo lungo congedo da Disney affidato al Financial Times, Bob Iger ammette che le aziende non si limitarono a ipotizzare l'unione: ci furono conversazioni dirette con Apple, che però non mostrò un vero interesse a procedere

di pubblicata il , alle 14:11 nel canale Mercato
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Apple e Disney non si limitarono a immaginare una fusione: ne parlarono davvero. A dirlo è Bob Iger, uscito a inizio 2026 dalla guida di Disney, nel lungo congedo affidato al Financial Times. Iger ha raccontato che la possibilità di unire i due gruppi fu discussa non solo nei corridoi di Burbank, ma anche con la controparte di Cupertino. Il punto, però, è come finì: Apple non mostrò un vero interesse.

L'ex CEO di Disney conferma quindi che vi furono alcune conversazioni con Apple, ma non se ne fece nulla, perché Apple non manifestò molto interesse. È un passaggio che va oltre quanto Iger aveva lasciato intendere nel suo memoir del 2019, The Ride of a Lifetime, dove si era spinto a scrivere che, se Steve Jobs fosse stato ancora vivo, le due aziende si sarebbero unite, o almeno avrebbero discusso la possibilità in modo molto serio. Allora restava sul piano del rimpianto; oggi Iger ammette che un dialogo concreto con Apple ci fu davvero.

Iger è stato membro del consiglio di amministrazione di Apple ed era amico intimo di Steve Jobs, con cui aveva orchestrato nel 2006 la vendita di Pixar a Disney. Da qui la convinzione che un'operazione del genere sarebbe stata, nelle sue parole, davvero trasformativa e tra pari: non l'assorbimento di un gruppo nell'altro, ma una vera fusione fra eguali. Una formula che lascia capire quanto ambiziosa fosse l'idea, e quanto lontana sia rimasta dal concretizzarsi.

Non l'unico affare sfumato

La rivelazione su Apple arriva all'interno di un bilancio più ampio dei deal mancati nel lungo mandato di Iger. Disney fu a un passo dall'acquisire Twitter da Jack Dorsey a un prezzo giudicato molto vantaggioso, ma Iger si ritirò la mattina stessa della firma, temendo che la piattaforma si sarebbe rivelata una distrazione pesante per il core business del gruppo. C'è poi il caso di James Bond, franchise che Disney provò ad acquisire e che invece è rimasto a MGM, oggi di proprietà di Amazon. Una lista di occasioni che, lette insieme, restituiscono l'immagine di una Disney spesso vicina a operazioni fuori scala, poi non portate a termine.

Nel congedo c'è spazio anche per la successione. Iger ha criticato apertamente Bob Chapek, il successore scelto nel 2020, per aver introdotto cambiamenti drastici senza una reale urgenza, aggiungendo burocrazia e nuovi livelli di gestione; e ha respinto le voci secondo cui, una volta fuori dall'azienda, avrebbe lavorato per minare il suo operato, definendole del tutto false. Lo stesso Iger ha poi guidato il ritorno alla normalità prima di lasciare la carica a inizio 2026, sostituito da Josh D'Amaro, ex responsabile dei parchi e delle esperienze; resterà nel consiglio Disney fino a fine anno.

1 Commenti
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dr-omega24 Giugno 2026, 16:43 #1
Qual'è il senso di mettere la foto di Jobs, scomparso ormai da 15 anni?

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