Addio SSD e RAM, benvenuti funghi: dagli Stati Uniti arrivano le memorie bioelettroniche
Un gruppo di ricercatori della Ohio State University hanno trasformato funghi comuni in memristor organici in grado di immagazzinare informazioni digitali e imitare reti neurali. Con questo sistema, hanno generato una memoria biodegradabile e ad alta efficienza energetica
di Vittorio Rienzo pubblicata il 28 Ottobre 2025, alle 15:08 nel canale MemorieUn gruppo di ricercatori della Ohio State University ha dimostrato che comuni funghi commestibili, tra cui shiitake e champignon, possono essere impiegati per immagazzinare e processare informazioni digitali, aprendo la strada a una possibile alternativa biologica e biodegradabile ai microchip in silicio.

Lo studio, pubblicato su PLOS ONE, mostra come i tessuti fungini possano comportarsi come memristor organici, ossia dispositivi in grado di conservare memoria degli impulsi elettrici ricevuti. Nei test, le strutture di micelio dei funghi hanno permesso di condurre segnali elettrici in modo stabile, dimostrando capacità di commutazione fino a 5.850 volte al secondo e ritenzione del segnale pari al 90% quando impiegati come memoria RAM.
I ricercatori hanno collegato elettrodi a diverse zone dei cappelli e dei gambi di funghi essiccati, registrando variazioni di risposta a seconda di tensione e frequenza applicate. Collegando più campioni, il team è riuscito a creare reti fungine interconnesse che si comportano in maniera analoga ai circuiti neurali.
Secondo John LaRocco, ricercatore in psichiatria presso l’ateneo statunitense e autore principale, la capacità dei funghi di memorizzare stati elettrici senza alimentazione continua potrebbe ridurre consumi energetici e costi di produzione. A differenza dei chip convenzionali, questi memristor biologici non richiedono terre rare né processi industriali ad alta intensità energetica, risultando quindi più economici e sostenibili.

Coautrice dello studio, Qudsia Tahmina, docente di ingegneria elettrica e informatica, sottolinea come l’elettronica bio-ispirata rappresenti un settore in rapida crescita. L’obiettivo è miniaturizzare i dispositivi e ottimizzare le tecniche di coltivazione per ottenere prestazioni più uniformi, così da integrare i circuiti fungini in sistemi di edge computing, sensori aerospaziali e dispositivi indossabili.
I risultati evidenziano un potenziale concreto nel trasformare organismi naturali in componenti elettronici programmabili, un approccio che potrebbe ridurre drasticamente l’impatto ambientale dell’industria tecnologica e dei rifiuti che produce ogni anno.










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17 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoi funghi se li sono "fatti"
Non vorrei che la prossima pandemia fosse quella di "The Last of Us" !
...ganzo però, scherzi a parte.
"errore nel buffer del gambo"
I funghi meglio mangiarli nelle tagliatelle
esatto! la rete del micelio! c'ho pensato anche io!
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