Un macchinario EUV 'made in China' prende forma a Shenzhen: cosa cambia per l'industria dei semiconduttori
La Cina avrebbe assemblato un prototipo di macchinario litografico EUV a Shenzhen grazie al reverse engineering fatto da alcuni ex dipendenti di ASML. Secondo Reuters, il sistema non produce ancora chip, ma la sua esistenza evidenzia un divario tecnologico meno ampio con i produttori di semiconduttori occidentali.
di Manolo De Agostini pubblicata il 18 Dicembre 2025, alle 09:01 nel canale ProcessoriLa corsa della Cina all'autosufficienza nei semiconduttori potrebbe aver compiuto un nuovo, decisivo, passo in avanti. Secondo un'inchiesta Reuters, in un laboratorio ad alta sicurezza di Shenzhen sarebbe stato completato e reso operativo un primo prototipo di macchinario litografico EUV (Extreme Ultraviolet), tecnologia chiave per la produzione dei chip più avanzati al mondo. Un risultato che, se confermato nei prossimi anni, potrebbe ridisegnare gli equilibri dell'industria globale dei semiconduttori.
Il sistema, ultimato all'inizio del 2025 e attualmente in fase di test, occuperebbe quasi un'intera fabbrica, dimensioni ben superiori a quelle delle macchine EUV commerciali di ASML, come la TWINSCAN NXE:3800E. La scelta sarebbe stata dettata dalla necessità di aumentare la potenza e semplificare alcune soluzioni ingegneristiche, sacrificando compattezza ed efficienza. Il prototipo è in grado di generare luce EUV, ma non ha ancora prodotto chip funzionanti.

Al progetto avrebbero contribuito numerosi ex ingegneri ASML di origine cinese, coinvolti in un vasto programma di reverse engineering avviato da Pechino già da diversi anni. Secondo le fonti, alcuni scanner DUV ed EUV sarebbero stati completamente smontati per analizzarne ogni componente. L'accesso a parti provenienti dal mercato dell'usato, incluse macchine ASML più datate e componenti di fornitori giapponesi come Nikon e Canon, avrebbe facilitato lo sviluppo del prototipo.
Il contesto è quello di una vera e propria "guerra fredda tecnologica". Dal 2018 gli Stati Uniti hanno spinto per limitare l'export verso la Cina di tecnologie critiche per la produzione di chip avanzati, con il divieto totale di vendita dei sistemi EUV ASML e restrizioni crescenti anche sui DUV. Proprio in quest'ultimo segmento, la Cina si era mossa in anticipo, accumulando macchinari prima dell'inasprimento dei controlli.
Nonostante i limiti, i progressi della manifattura cinese sono evidenti. Analisi recenti del SoC Huawei Kirin 9030 indicano che il processo produttivo SMIC N+3 si avvicina ai 5 nanometri, sebbene con rese estremamente basse e dimensioni dei die limitate a circa 400 mm². Anche in questo caso, però, si ritiene che SMIC utilizzi ancora sistemi DUV di ASML.
L'obiettivo ufficiale della Cina sarebbe avviare la produzione dei primi chip EUV entro il 2028, ma fonti interne parlano di una scadenza più realistica intorno al 2030. Anche così, si tratterebbe di un anticipo significativo rispetto alle stime precedenti, che collocavano la Cina con almeno un decennio di ritardo rispetto all'Occidente.
Il progetto rientra in una più ampia strategia nazionale di autosufficienza tecnologica, coordinata ai massimi livelli politici e con Huawei nel ruolo di perno industriale. In alcuni casi, i team lavorerebbero in condizioni di isolamento, con permanenza obbligata nei siti produttivi e forti restrizioni sulle comunicazioni.

L'evoluzione di questi programmi potrebbe avere effetti rilevanti anche su ASML. Nonostante le restrizioni, il peso del mercato cinese sul fatturato dell'azienda olandese rimane importante: se la Cina dovesse davvero riuscire a sviluppare una filiera EUV domestica, il ruolo di ASML nel Paese sarebbe destinato a ridursi ulteriormente, con un impatto sui conti.
Resta da capire se e quando il prototipo di Shenzhen riuscirà a tradursi in una produzione affidabile e competitiva. La fattibilità tecnica non è in discussione, ma i tempi e i risultati finali rimangono un'incognita. In ogni caso, la partita sulla litografia EUV appare più aperta di quanto si potesse ipotizzare finora.










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13 Commenti
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[*]alcune caratteristiche/soluzioni non sono coperte da brevetto?
[*]il reverse engineering va bene per capire certe cose, ma se lo usi per rifare una macchina allora torniamo a "quelli che copiano"
[*]il fatto che abbiano costruito un impianto che però non fa quello che deve, li colloca ancora molto lontani dalle macchine ASML (almeno comincino a tirar fuori un wafer funzionante, poco importa se ci mettono 10 volte il tempo e l'energia o se il tutto occupa lo spazio di una città
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In questo momento, però, non hanno macchinari EUV per la produzione interna di chip per l'AI, e stanno facendo di tutto per crearli, anche copiando.
Se usano i chip così ottenuti solo per progetti interni, non vedo il problema.
Diverso sarebbe se li producessero e li immettessero sul mercato internazionale, ma non credo sia questo il fine.
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[*]alcune caratteristiche/soluzioni non sono coperte da brevetto?
[*]il reverse engineering va bene per capire certe cose, ma se lo usi per rifare una macchina allora torniamo a "quelli che copiano"
[*]il fatto che abbiano costruito un impianto che però non fa quello che deve, li colloca ancora molto lontani dalle macchine ASML (almeno comincino a tirar fuori un wafer funzionante, poco importa se ci mettono 10 volte il tempo e l'energia o se il tutto occupa lo spazio di una città
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Da quello che so i brevetto internazionali sul territorio Cinese hanno una logica "strana"
Che io sappia in cina i brevetti ed i diritti d'autore sono molto effimeri, tutto è del popolo, alias stato.
Qualsiasi opera ha come fine ultimo l'uso senza limitazioni per la popolazione.
I software ed i giochi per esempio non sono coperti da restrizioni tipiche dell'occidente.
Mal che vada ci venderanno sottobanco RAM a prezzi ragionevoli
alcune caratteristiche/soluzioni non sono coperte da brevetto?
O pensi che per i prodotti che usano chip cinesi ( smartphone e tablet huawei ) vi sia un ente internazionale che ispeziona i macchinari usati per produrre i loro SoC per vedere se rispettano o meno i brevetti ?
O pensi che per i prodotti che usano chip cinesi ( smartphone e tablet huawei ) vi sia un ente internazionale che ispeziona i macchinari usati per produrre i loro SoC per vedere se rispettano o meno i brevetti ?
Si.
Nel caso in cui ci fosse il sospetto che i semiconduttori usati in smartphone, tablet ed altro ciarpame cinese utilizzassero illecitamente tecnologie (anche a livello di manifattura) coperte da brevetti, la Cina verrebbe sanzionata, questi prodotti non potrebbero essere venduti nel mercato americano e i paesi che li importano verrebbero sanzionati a loro volta.
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[*]alcune caratteristiche/soluzioni non sono coperte da brevetto?
[*]il reverse engineering va bene per capire certe cose, ma se lo usi per rifare una macchina allora torniamo a "quelli che copiano"
[*]il fatto che abbiano costruito un impianto che però non fa quello che deve, li colloca ancora molto lontani dalle macchine ASML (almeno comincino a tirar fuori un wafer funzionante, poco importa se ci mettono 10 volte il tempo e l'energia o se il tutto occupa lo spazio di una città
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Punto uno: si.
Per il resto, non credo che il macchinario in questione abbia lo scopo di produrre chip commerciali, quanto piuttosto quello di insegnare come funzionano certi processi, in modo da arrivare a quegli stessi risultati anche in altri modi. Altrimenti, come ho già detto, di sti chip se ne fanno fin lì. Uno può dire che posso essere usati per il mercato interno, se però l'impianto sanzionatorio dovesse arrivare al divieto di vendita di chip ai produttori cinesi, questi non potrebbero più vendere nulla all'estero.
Nel caso in cui ci fosse il sospetto che i semiconduttori usati in smartphone, tablet ed altro ciarpame cinese utilizzassero illecitamente tecnologie (anche a livello di manifattura) coperte da brevetti, la Cina verrebbe sanzionata, questi prodotti non potrebbero essere venduti nel mercato americano e i paesi che li importano verrebbero sanzionati a loro volta.
Ma figurati, chi sarebbe questo ente che ispeziona i macchinari di SMIC ?
Possono semmai sansionare la vendita dei macchinari se avviene al di fuori della Cina stessa.
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