Non è la GPU il vero collo di bottiglia dell'AI? Intel scommette tutto sulla memoria

Non è la GPU il vero collo di bottiglia dell'AI? Intel scommette tutto sulla memoria

Intel introdurrà il supporto alle memorie RDIMM DDR5 da 8000 MT/s sulla piattaforma Xeon 6- La novità garantirà fino al 20% di bandwidth aggiuntiva e minore latenza. L'azienda guarda anche al futuro con MRDIMM di seconda generazione fino a 8800 MT/s nel 2027 e una roadmap che punta oltre i 17.000 MT/s.

di pubblicata il , alle 10:01 nel canale Processori
Clearwater ForestGranite RapidsIntel
 

Con l'evoluzione dei carichi di lavoro basati sull'intelligenza artificiale, la corsa alle prestazioni non riguarda più soltanto GPU e acceleratori dedicati. Intel ritiene che uno dei principali fattori limitanti dei moderni datacenter sia ormai la capacità della piattaforma di trasferire rapidamente i dati tra processori, memoria e acceleratori.

Per questo motivo l'azienda ha annunciato il supporto alle memorie DDR5 RDIMM da 8000 MT/s sulla piattaforma Xeon 6, diventando il primo produttore a offrire questa velocità nel segmento dei server mainstream. L'aggiornamento interesserà specifiche versioni dei processori Xeon 6700P "Granite Rapids" e Xeon 6+ "Clearwater Forest", che riceveranno il supporto attraverso un aggiornamento UPLR e del BIOS. La disponibilità in produzione è prevista tra agosto e settembre 2026.

Secondo Intel, il passaggio dagli attuali moduli RDIMM DDR5 a 6400 MT/s alle nuove soluzioni da 8000 MT/s comporta un incremento del 25% della velocità della memoria, accompagnato da una riduzione della latenza di circa il 6%. Nel complesso, la piattaforma sarebbe in grado di offrire fino al 20% di bandwidth aggiuntiva, un elemento sempre più importante nei sistemi AI, dove CPU host, GPU, storage e rete devono operare in modo coordinato senza creare colli di bottiglia.

L'azienda sottolinea come le moderne CPU per datacenter siano chiamate a gestire modelli di intelligenza artificiale sempre più grandi, configurazioni con un numero crescente di acceleratori e pipeline di elaborazione caratterizzate da un elevato volume di dati. In questo scenario la memoria non rappresenta più una semplice caratteristica tecnica, ma diventa un elemento determinante per mantenere alimentate CPU e GPU senza che queste rimangano inattive in attesa del trasferimento dei dati.

Nei test interni, Intel indica miglioramenti prestazionali compresi tra il 3% e il 6% su un ampio insieme di applicazioni, con benefici più marcati nei carichi particolarmente sensibili alla bandwidth. L'obiettivo è realizzare piattaforme più equilibrate, nelle quali l'aumento del numero di core o della potenza degli acceleratori possa tradursi in un incremento effettivo delle prestazioni complessive.

L'annuncio comprende anche una roadmap dedicata alle MRDIMM (Multiplexed Rank DIMM) di seconda generazione. Una MRDIMM (Multiplexed Rank DIMM) è un modulo di memoria progettato per aumentare la velocità di trasferimento dati nei server senza modificare il formato delle tradizionali memorie RDIMM. Utilizza un piccolo chip chiamato multiplexer (mux), che permette di sfruttare contemporaneamente più rank di memoria presenti sul modulo, invece di accedervi in modo alternato. Il risultato è una maggiore banda passante, utile per applicazioni come intelligenza artificiale, simulazioni scientifiche e analisi dati intensive.

Intel prevede di abilitare moduli fino a 8800 MT/s sui processori Xeon 6900P "Granite Rapids" entro il primo trimestre del 2027. Questa soluzione sarà destinata soprattutto ai sistemi con un elevato numero di core, da 72 a 128, impiegati in applicazioni di intelligenza artificiale, analisi dati e calcolo ad alte prestazioni (HPC).

La prospettiva è quella di una crescita continua delle velocità della memoria. Secondo la roadmap illustrata, le future generazioni di MRDIMM potrebbero raggiungere 12.800 MT/s già nel corso del 2028 e arrivare fino a 17.600 MT/s tra il 2029 e il 2030. Un'evoluzione che, nelle intenzioni dell'azienda, consentirebbe alla memoria DDR5 di rimanere competitiva anche durante la transizione verso le future memorie DDR6.

2 Commenti
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supertigrotto21 Luglio 2026, 12:40 #1
A parte il Mit,nessuno scommette sui memristori?
Una architettura ibrida probabilmente cambierebbe anche il funzionamento della memoria come la abbiamo concepita fino adesso.
alien32121 Luglio 2026, 13:46 #2
Originariamente inviato da: supertigrotto
A parte il Mit,nessuno scommette sui memristori?
Una architettura ibrida probabilmente cambierebbe anche il funzionamento della memoria come la abbiamo concepita fino adesso.


Non si riesce ancora purtroppo a produrli in quantità sufficiente. Cmq ci sono test
che stanno cercando di usare Memristori insieme a modelli LLM.

Ormai è chiaro che il prossimo passo per l'IA è hardware non software

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