Intel, tagli fino al 20% del personale nelle fabbriche: oltre 10.000 posti a rischio
Intel prepara tagli significativi nel proprio comparto produttivo: tra il 15% e il 20% dei lavoratori delle Fab saranno licenziati a partire da luglio. La misura, che potrebbe colpire oltre 10.000 dipendenti in tutto il mondo, si inserisce in una più ampia ristrutturazione volta a ridurre costi e complessità organizzative.
di Manolo De Agostini pubblicata il 17 Giugno 2025, alle 16:21 nel canale ProcessoriIntel
Intel si prepara ad annunciare una ristrutturazione significativa che coinvolgerà fino a un quinto dei dipendenti del settore produttivo, quello delle Fab. Si sta quindi per aprire un nuovo capitolo della strategia di contenimento dei costi avviata dall'azienda già nel 2024, quando ancora il CEO era Pat Gelsinger.
Stando ai dettagli diffusi da OregonLive e confermati da più fonti interne, una nota interna vergata da Naga Chandrasekaran, vicepresidente di Intel Foundry, ha già preparato il terreno con i dipendenti. Secondo il dirigente, i tagli - previsti a partire da metà luglio - sono "azioni difficili ma necessarie", dettate dalle attuali sfide economiche e dalla necessità di semplificare l'organizzazione interna.

Qualcosa che era stato già anticipato dal nuovo CEO Lip-Bu Tan a margine dell'ultima trimestrale, ma sulla cui portata il massimo dirigente non si era sbilanciato, nonostante le indiscrezioni delle ore precedenti andassero proprio verso i numeri descritti dalle nuove voci di corridoio.
Intel avrebbe in previsione di eliminare tra il 15% e il 20% del personale attivo nelle sue Fab in tutto il mondo. Considerando che circa metà dei 109.000 dipendenti dell'azienda lavora in attività produttive, i licenziamenti potrebbero coinvolgere da 8.000 a quasi 11.000 persone.
La riduzione non sarà attuata tramite incentivi all'esodo o prepensionamenti, ma con licenziamenti mirati in base alle priorità aziendali, alle performance individuali e all'utilità dei progetti in corso. Le figure considerate essenziali - come ingegneri impegnati nelle tecnologie litografiche più avanzate - dovrebbero essere escluse dai tagli. Al contrario, saranno colpiti ruoli ridondanti, spesso resi obsoleti dall'automazione o da interventi di efficienza interna.
Questa ondata di licenziamenti segue quella del 2024, anno in cui Intel ha già ridotto il personale di circa 15.000 unità, inclusi 3.000 posti in Oregon, dove l'azienda mantiene una presenza produttiva strategica con circa 20.000 lavoratori. Il nuovo piano colpirà nuovamente questo stato, considerato il fulcro della sua attività manifatturiera.

I tagli pongono interrogativi anche sui finanziamenti pubblici ottenuti da Intel. L'azienda ha ricevuto nel 2024 un miliardo di dollari nell'ambito del CHIPS Act - parte di un pacchetto da 7,9 miliardi di dollari - ma il resto dei fondi è ora oggetto di revisione da parte della nuova amministrazione Trump. Anche l'Oregon ha promesso 115 milioni di dollari in incentivi statali, subordinati però al raggiungimento di obiettivi occupazionali e fiscali che, alla luce degli sviluppi attuali, potrebbero non essere rispettati.
Infine, la tempistica dell'espansione del sito di ricerca D1X a Hillsboro rimane incerta, mentre la costruzione del nuovo impianto in Ohio è stata rinviata al 2030, segnale di un mercato che non giustifica al momento l'investimento da 10 miliardi di dollari.
Il nuovo CEO Lip-Bu Tan ha ribadito la volontà di rendere Intel più snella e reattiva, puntando sulla semplificazione delle gerarchie e sull'attrazione di talenti ingegneristici. Raggiungere tali obiettivi richiede però scelte difficili, come licenziamenti sanguinosi e decisioni sui progetti da portare avanti o da scartare in base a parametri puramente economici.










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