Intel, i chip Apple sono vicini: il testing 18A-P è già partito per iPhone, iPad e Mac

Intel, i chip Apple sono vicini: il testing 18A-P è già partito per iPhone, iPad e Mac

Ming-Chi Kuo conferma che Intel ha avviato il testing in piccola scala di chip Apple su processo 18A-P con packaging Foveros. Roadmap 2026-2029, mix ordini 80% iPhone, yield target 50-60% nel 2027. TSMC resta oltre il 90% della fornitura

di pubblicata il , alle 09:21 nel canale Processori
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È Dal 2016 che TSMC detiene di fatto il monopolio sulla produzione dei chip Apple: dieci anni di rapporto esclusivo, consolidatosi parallelamente all'ascesa di Apple Silicon e all'uscita dei processori Intel dai Mac. Dopo le notizie della passata settimana e le indiscrezioni degli ultimi giorni, si aggiungono ora nuovi dettagli emersi dalle ricerche dell'analista Ming-Chi Kuo di TF International che non fanno altro che confermare come quel monopolio stia per volgere al termine.

Kuo: testing avviato su 18A-P con Foveros

Nel corso della giornata di ieri Kuo ha pubblicato su X i risultati dei suoi ultimi controlli sulla supply chain Apple: Intel ha avviato la produzione in piccola scala di processori per iPhone, iPad e Mac di fascia bassa, impiegando il processo 18A-P con tecnologia di packaging Foveros. La roadmap delineata dall'analista copre quattro anni: testing su scala ridotta nel 2026, avvio della produzione nel 2027, crescita nel 2028, e graduale rallentamento nel 2029, coerente con il ciclo di vita previsto per il nodo 18A-P.

Vale la pena osservare che gli ordini attuali sono concentrati per circa l'80% su processori iPhone, una proporzione che riflette il peso dell'iPhone nell'ecosistema Apple. I chip in questione sono classificati da Kuo come "low-end/legacy": processori destinati ai modelli di fascia inferiore o ai dispositivi ancora commercializzati ma non più alla frontiera del processo produttivo. Kuo non ha indicato le sigle specifiche dei chip coinvolti, sebbene WCCFTech, citando le medesime verifiche della supply chain, indichi l'A21 standard, quello non-Pro, come candidato principale per i volumi più significativi attorno al 2028.

Yield e tempi: il nodo critico

Sul fronte dei rendimenti produttivi, Intel punta a stabilizzare le rese del processo 18A-P tra il 50 e il 60 percento entro il 2027. Stiamo parlando di una soglia minima attesa per avviare spedizioni in volumi commerciali, ma non di un traguardo particolarmente ambizioso per una linea di produzione che mira a competere con il punto di riferimento del settore. TSMC ha largamente superato livelli analoghi sui propri nodi avanzati da anni. Intel, con il suo 18A-P, si propone di raggiungerli in un orizzonte ancora pluriennale, e l'avvio della fase di testing nel 2026 lascia poco margine se l'obiettivo è spedire volumi significativi già nel corso del 2027.

Secondo quanto riportato da TechConstant, Apple avrebbe già ottenuto campioni PDK del processo 18A-P da Intel, con simulazioni interne che hanno prodotto risultati sufficienti a giustificare l'attesa delle versioni 1.0 e 1.1 del PDK, rilasciate nel primo trimestre 2026. Il volume annuo stimato per i chip prodotti da Intel si colloca, sempre secondo TechConstant, tra i 15 e i 20 milioni di unità.

Foundry, non fornitore di architettura

Va ribadito che il ruolo di Intel in questa architettura è strettamente limitato alla fabbricazione. Apple progetta i chip, Intel li produce: uno schema del tutto analogo a quello che governa il rapporto con TSMC, e radicalmente diverso dall'era dei Mac Intel, in cui Cupertino acquistava processori progettati e prodotti da Intel con architettura x86. Apple ha avviato la transizione a Apple Silicon nel 2020 proprio per liberarsi dalla dipendenza architetturale da Intel, e quella dipendenza non è oggetto di questo accordo.

Il peso della politica industriale

Il contesto entro cui questa intesa si inserisce è tutt'altro che neutro. La pressione dell'amministrazione Trump per spostare produzione manifatturiera sul suolo americano ha rappresentato un fattore esplicito nelle analisi di Kuo. Intel è una società statunitense, sostenuta anche da un intervento diretto del governo federale, che ha acquisito una quota del 10% nel capitale del gruppo per evitarne il deterioramento finanziario. L'accordo con Apple conferisce a Intel una commessa di lungo periodo e ad Apple un argomento spendibile nel dialogo con Washington, in un momento in cui la Casa Bianca ha già richiesto investimenti manifatturieri diretti ad aziende americane di primo piano. L'accordo preliminare tra Apple e Intel era stato riportato dal Wall Street Journal l'8 maggio scorso, dopo oltre un anno di trattative. Un annuncio ufficiale da parte di Apple non è ancora arrivato.

Non possiamo non registrare, tuttavia, che la portata operativa di questa diversificazione rimane contenuta. TSMC manterrà, in base alle stesse proiezioni di Kuo, oltre il 90% della fornitura di chip Apple anche quando Intel sarà a pieno regime. Qualunque valutazione dell'impatto sulla dipendenza da TSMC deve confrontarsi con questa cifra.

Insomma, la partnership con Intel è reale e operativa, ma per ora confinata a un perimetro preciso: chip legacy, nodo 18A-P e volumi marginali rispetto alla scala totale di Apple. Sul piano della diversificazione del rischio geopolitico è un primo passo, ma sul piano del riequilibrio effettivo tra fornitori la storia è più sfumata: un'esposizione residua del 90% su un singolo produttore, con oltre il 60% dei volumi di TSMC concentrati a Taiwan, resta una vulnerabilità che nessuna commessa Intel, nella sua forma attuale, è in grado di coprire.

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