Intel ha venduto la sua partecipazione in Arm Holdings per fare cassa
Intel ha venduto 1,18 milioni di azioni in Arm Holdings nel secondo trimestre, ricavandone circa 147 milioni di dollari. La società, alle prese con una forte ristrutturazione fatta di licenziamenti e tagli dei costi, cerca di fare cassa su ogni fronte.
di Manolo De Agostini pubblicata il 14 Agosto 2024, alle 07:51 nel canale ProcessoriARMIntel
Intel ha venduto la sua partecipazione in Arm Holdings. La casa di Santa Clara ha venduto 1,18 milioni di azioni nell'azienda britannica, anch'essa impegnata nella progettazione di chip. Lo riporta un documento normativo depositato presso la SEC.
La vendita delle azioni Arm ha fruttato a Intel quasi 147 milioni di dollari, sulla base del prezzo medio delle azioni di Arm tra aprile e giugno. La cessione della partecipazione in Arm arriva in un periodo finanziario difficile per Intel, che sta attraversando una ristrutturazione importante.
All'inizio di agosto, Intel ha annunciato un piano di riduzione dei costi da 10 miliardi di dollari che prevede il taglio di oltre 15.000 dipendenti, l'eliminazione del dividendo e la riduzione delle spese in conto capitale.

Secondo gli ultimi dati finanziari, alla fine di giugno Intel aveva liquidità ed equivalenti di 11,3 miliardi di dollari e passività per circa 32 miliardi di dollari.
Intel sta faticando a competere con AMD e NVIDIA soprattutto nell'ambito dell'intelligenza artificiale, settore in cui vanno la maggior parte degli investimenti e da cui Intel sta raccogliendo molto meno di altri. Nelle scorse settimane abbiamo visto come AMD abbia rosicchiato a Intel una bella fetta del mercato server.
Ad aggravare i conti di Intel, anche se può sembrare un paradosso, c'è anche l'accelerazione nella transizione ai Core Ultra, i suoi chip con NPU per gestire l'intelligenza artificiale: essendo realizzati con processi più avanzati, le costano di più, pesando sui margini.
Parallelamente, sotto la guida di Gelsinger il colosso statunitense sta anche cercando di far crescere la sua attività per la produzione di chip per conto terzi, dove TSMC e Samsung dettano il passo.
L'impresa è però altamente dispendiosa, in quanto per cambiare la cultura e il modus operandi aziendale, nonché investire in nuovi stabilimenti e linee produttive, drena miliardi di dollari e promette ritorni solo sul lungo periodo: lntel aspira a diventare la seconda forza nel mercato delle fonderie entro il 2030.










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7 Commenti
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anche con le cpu non sta andando granchè purtroppo...
Veramente sono in difficoltà proprio perché stanno apportando profondi cambiamenti, che però vedranno i frutti tra un pò e nel mentre portano spese.
Ni, sono in difficoltà perché hanno buttato fuori prodotti non n all'altezza con cui avrebbero dovuto alimentare i fondi per evolvere il loro business model. Sbagliando prodotti hanno eroso la cassa da cui deriva la necessità di licenziare e smobilizzare investimenti.
hanno fatto anche molti investimenti recentemente...grazie ai soldi di zio joe e del suo chips act
e infatti molti investitori stavano puntando sul titolo sperando in un turnaround. mi sa che stanno anche valutando una class action contro gelsinger per false informazioni non avendo citato i problemi di fatturato per la foundry...
Ma da ignorante in materia, potrei sbagliarmi...
Allo stato attuale era un investimento al di fuori del loro core business, non gli cambia niente nella sostanza ed hanno 147 milioni in più (oltre a mostrare al mercato che stanno sfrondando il superfluo per aumentare la loro competitività
Se Intel vuole produrre cpu ARM per proprio conto o per altri, anche da azionista avrebbe dovuto comunque pagare brevetti ed IP e considerando i colpi di testa di Softbank nel gestire ARM Holdings non è più un investimento fruttifero che valga la pena tenere.
Se le cose procedono come pianificato da Gelsinger, Intel Foundry produrrà per conto terzi e non avrebbe alcun vantaggio a tenere un piede dentro ARM Holdings, mentre Intel "cpu&design" prevedibilmente si concentrerà su x86 (e forse su RISC-V come piano B) ed anche per essa non ci sono motivi per mantenere la partecipazione.
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