Intel, decisione sugli investimenti in Europa e Stati Uniti rimandata al 2022

Intel, decisione sugli investimenti in Europa e Stati Uniti rimandata al 2022

Intel non comunicherà le decisioni sui nuovi investimenti produttivi in Europa e Stati Uniti prima della fine dell'anno. Bisognerà attendere il 2022 per sapere se l'Italia sarà coinvolta nel piano di espansione della casa di Santa Clara.

di pubblicata il , alle 07:01 nel canale Processori
Intel
 

Intel ha rimandato la decisione sui nuovi investimenti produttivi in Europa e Stati Uniti all'inizio del 2022, quindi genericamente a un periodo tra gennaio e inizio aprile. Dalla fine di marzo di quest'anno, da quando il CEO Pat Gelsinger ha annunciato la strategia IDM 2.0 attraverso la quale intende produrre chip per altre società, si attendevano importanti annunci entro la fine del 2021. Non avverrà.

A dirlo è stato lo stesso Gelsinger, come riportato dall'agenzia Reuters. "Intel spera di poter annunciare i prossimi siti produttivi negli Stati Uniti ed Europa all'inizio dell'anno prossimo", si legge in un articolo in cui si fa il punto su un altro freschissimo investimento dell'azienda, ben 7,1 miliardi di dollari per una fabbrica di packaging e test in Malesia.

Il nuovo impianto sarà attivo dal 2024 e creerà più di 4 mila posti di lavoro specializzati e oltre 5 mila saranno le persone impiegate per la costruzione dello stabilimento. Un investimento che quindi non avrà riflessi sulla carenza di chip attuale, destinata a durare ancora a lungo secondo il CEO di Intel. "Nel complesso l'industria dei semiconduttori quest'anno crescerà più di quanto non abbia fatto negli ultimi due o tre decenni. Il divario è però ancora grande... prevedo che le carenze persisteranno nel 2023".

Dovremo quindi attendere ancora qualche tempo prima di sapere se anche l'Italia (qui le ultime notizie) sarà coinvolta negli investimenti europei di Intel. D'altronde l'azienda è stata letteralmente inondata di proposte da parte dei Paesi europei: si parla di 70 proposte da una decina di Stati europei.

Accogliere un impianto legato ai semiconduttori richiede che molti tasselli s'incastrino: il terreno scelto deve essere ben collegato da un punto di vista infrastrutturale e l'area deve ospitare atenei e centri di ricerca con talenti e aziende a cui Intel possa attingere. Inoltre, Intel (ma anche le altre realtà come TSMC o Samsung) richiedono condizioni di favore, sussidi e incentivi, per sostenere l'investimento.

Le ultime indiscrezioni parlano di un grande impianto in Germania (nell'area di Dresda, polo noto per la presenza di GlobalFoundries e Infineon) per un grande impianto produttivo da una ventina di miliardi, ma tra siti di packaging e test, nonché centri di ricerca, c'è speranza per altri Paesi di poter dare una casa alle ambizioni di Intel. L'azienda, stando a dichiarazioni precedenti, prevede di spendere nell'arco di una decina d'anni tra 80 e 100 miliardi di dollari per espandere la capacità produttiva in Europa.

Nel frattempo, segnaliamo un certo "bipolarismo" da parte di Pat Gelsinger, il quale quando parla di Taiwan e della sua filiera produttiva, usa talvolta parole dure, altre di ammirazione. Dopo aver parlato della situazione geopolitica, definendola instabile, nel corso di una visita nel Paese, probabilmente per negoziare con TSMC i futuri rapporti produttivi, ha cambiato leggermente i toni.

"TSMC ha sbloccato la magia del silicio per noi e altre aziende del settore in tanti modi", ha detto Gelsinger. "Ciò che TSMC ha fatto è spettacolare. Al centro di gran parte di tutto questo c'è l'indigenizzazione dell'innovazione di Taiwan. È a dir poco sorprendente ciò che Taiwan è diventata negli ultimi decenni".

Sono proprio i rapporti produttivi tra TSMC e Intel a collidere con la strategia di Gelsinger di rendere Intel un importante player della produzione per conto terzi, concorrente diretto di TSMC e Samsung. Di conseguenza è naturale che a seconda dell'occasione e del momento, si passi dal mettere in evidenza le storture della filiera produttiva all'elogio dei partner asiatici.

"Noi, l'industria dei semiconduttori, dobbiamo trovare una soluzione globale che soddisfi l'incredibile domanda per la nostra tecnologia", ha affermato il boss di Intel. "Dobbiamo costruire fabbriche più velocemente, farle funzionare raggiungendo rese più elevate, installare più macchinari e farlo in modo da bilanciare la filiera globale per il futuro", ha concluso Gelsinger.

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5 Commenti
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supertigrotto17 Dicembre 2021, 09:30 #1
A pensare male spesso ci si azzecca ma non è che magari Intel mette una postilla che dice che investirà sull'Europa solo se le aziende statali utilizzeranno prodotti Intel?
Perché non è nuova a questi giochetti.....
Gnubbolo17 Dicembre 2021, 16:09 #2
c'è anche una questione geopolitica dietro. se scoppiasse una guerra con la Russia ci sarebbe la perdita totale degli impianti. Dresda è a 558 km, 5 min per un missile hypersonico Avandgard, dalla Russia.
sisko21417 Dicembre 2021, 16:19 #3

A ecco.... mi pareva...

Ok ragazzi, s'e' scherzato, grazie a tutti e a risentirci piu' avanti.
sisko21417 Dicembre 2021, 16:22 #4
Originariamente inviato da: supertigrotto
...Intel mette una postilla che dice che investirà sull'Europa solo se le aziende statali utilizzeranno prodotti Intel?.....


Piu' facile che i termini siano aiuti pubblici, defiscalizzazione sugli utili o sulla forza lavoro, esonero su spese relative alla fabbricazione di infrastrutture etc.
euscar17 Dicembre 2021, 16:27 #5
Intanto, secondo il CEO di Intel:

"Nel complesso l'industria dei semiconduttori quest'anno crescerà più di quanto non abbia fatto negli ultimi due o tre decenni. Il divario è però ancora grande... prevedo che le carenze persisteranno nel 2023".


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